Municipi:

Oggi fare Memoria di quel 12 Dicembre, a 56 anni da Piazza Fontana

Per quei 17 morti e quegli 88 feriti, per la verità e per la nostra coscienza

La verità ha pazienza” (Sergio Flamigni, ex partigiano, scrittore e politico 1925 – 2025)

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Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo.” (Pier Paolo Pasolini nell’intervista, la sua ultima, rilasciata a Furio Colombo nel pomeriggio del 1° Novembre 1975)

Un gesto antifascista, dopo la Bomba e il “volo “dell’anarchico Pinelli

Poco dopo la strage fascista-piduista alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, a Milano (12 Dicembre 1969), Sandro Pertini, allora Presidente della Camera dei Deputati, si recò a Milano in visita sul luogo della strage e si rifiutò pubblicamente di stringere la mano all’allora Questore di Milano, Marcello Guida, il quale, durante il fascismo, aveva diretto la Colonia di Confino di Ventotene. Il gesto di Pertini ruppe il Protocollo ed ebbe un forte impatto mediatico.

Diversi anni dopo lo stesso Pertini, intervistato dalla giornalista Oriana Fallaci, dichiarerà che a determinare quel gesto erano stati anche i sospetti che gravavano su Marcello Guida, in quanto Questore di Milano, per la morte del Ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, suicidato facendolo volare dal Quarto Piano della Questura Centrale di Milano, tre giorni dopo la bomba di Piazza Fontana.                                                         

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12 Dicembre 1969: la bomba di Piazza Fontana e alcune parole per ricordarla

È importante ricordare che il primo atto di terrorismo in questo paese viene compiuto dallo Stato, con la strage di Piazza Fontana. Quest’episodio viene visto dal Paese come il tentativo di ricacciare indietro tutto. È lo spartiacque che segna l’inizio di una fase completamente diversa, che è la fase della violenza degli anni ’70.” (Mario Capanna, scrittore e politico milanese)

I funerali, il silenzio nel Duomo, le spoglie, il cardinale vestito di rosso, i parenti dei morti erano quasi tutti contadini, senza odio, non chiedevano nemmeno giustizia.” (Mariano Rumor, politico democristiano ed ex ministro degli Affari Interni)

Il 12 dicembre 1969 segna una frattura, nella storia della repubblica […] perché effettivamente, allora, insieme a sedici persone comuni, morì un pezzo significativo della prima repubblica: una parte consistente dell’apparato statale passò consapevolmente nell’illegalità. Si pose come potere criminale continuando a occupare istituzioni vitali ed essendone tollerato (sono migliaia i ‘servitori dello Stato’, poliziotti, giudici, agenti segreti, politici, cancellieri, ministri, passacarte e uomini di mano che hanno cooperato per realizzare e poi coprire, depistare, insabbiare, rendere impunibile quel delitto). È da allora che l’Italia ha cessato di essere una democrazia costituzionale in senso pieno.” (Marco Revelli, Sociologo)

Il 12 dicembre del 1969 cade di venerdì. A Milano, per tutta la notte è piovuto. Il tempo si manterrà incerto fino a sera. È giorno di mercato. La sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana, è colma di clienti venuti soprattutto dalla provincia. Gli altri istituti di credito hanno chiuso alle 16,30; qui gli sportelli restano aperti più a lungo. Sono le 16,37 quando nel grande salone dal tetto a cupola scoppia un ordigno contenente 7 chili di tritolo. Nella grande sala, orrendamente mutilati, i 16 corpi delle vittime. Per un’ora e mezzo le ambulanze fanno la spola con gli ospedali più vicini, dove vengono ricoverati i feriti: 87.” (Sergio Zavoli, Giornalista RAI)

In Italia esiste una vivacissima subcultura di destra che, oltre a idealizzare il fascismo, nega il coinvolgimento – largamente provato – dell’estrema destra nelle stragi. E addirittura sin dagli anni Settanta si nasconde dietro lo slogan della “strage di Stato”, quindi i neri non c’entrano”. (Benedetta Tobagi, Storica)

«La fronte della persona con cui stavo conversando improvvisamente si illuminò, come una lampadina, o come un raggio che veniva dal cielo. Io rimasi a bocca aperta, e il mio interlocutore capì subito quello che era successo: “Sono frammenti di vetro sottopelle. Quando il sole li colpisce con un certo angolo, si illuminano, ma dura poco”. Mi disse che era un “sopravvissuto” della strage di Piazza Fontana del 1969, allora ventinovenne impiegato di banca. Rimase ferito a una gamba, pensò di perdere il lavoro. Andò ai funerali con la stampella; si ricordava il cielo nero, i passi della gente e uno sgomento, “come se ci stessimo tutti avviando a una fucilazione”. Aveva ottenuto un trasferimento dalla banca, perché non ce la faceva più ad attraversare quella piazza; ora – era il 1999, l’ultimo anno del Novecento – stava per andare in pensione. I frammenti di vetro non gli davano più fastidio. Anzi, quando si illuminavano, mi disse, gli ricordavano la sua fortuna e il suo debito con la vita». (Enrico Deaglio, giornalista e scrittore, da “La Bomba”, Feltrinelli, 2019)

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Il salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana dopo l’attentato, Milano, 12 dicembre 1969

Milano, Piazza Fontana, Banca Nazionale dell’Agricoltura, 12 Dicembre 1969, ore 16,37, la bomba fascista uccide 17 persone e ne ferisce 88.

Tre giorni dopo, quella bomba dal Quarto Piano della Questura Centrale di Milano (Via Fatebenefratelli), precipita (meglio “è fatto precipitare”) il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, dopo un fermo prolungato ed illegale. Sarà la 18ª vittima di quella strage fascista.

Ogni anno da quel 12 Dicembre 1969, siamo a ricordare quei morti e quei feriti, di tutto innocenti  e quell’azione terroristica, fascista e piduista, che per alcuni fu l’inizio della cosiddetta “strategia della tensione”.

Per altri – come per chi scrive – era, invece, un altro colpo di coda del gruppo di potere composito che – dalla strage di Portella della Ginestra(1° Maggio 1947) in avanti e fino alla strage di Bologna, del 2 Agosto 1980 – usando i fascisti e gli Apparati dello Stato (che per l’occasione s’inventarono “deviati”, anche se non lo erano affatto) – tentava di fermare il cammino della Storia che stava marciando in senso opposto al loro volere.

No nessuno mai ci fermerà / No nessuno mai ci piegherà”, si cantava in quei giorni lontani.

E invece, il nostro cammino verso il futuro che sognavamo è stato brutalmente interrotto. Ma oggi – a 56 anni da quella strage fascista/piduista – la nostra voglia di cambiamento non è stata (e non sarà mai) domata. (*)

Resta intatta anche la nostra volontà di ricordare, di Fare Memoria di quelle vittime e di tutte le altre a cui è stata strappata la vita da chi voleva (e ancora vuole) privarci non solo delle nostre conquiste democratiche (leggi i nostri diritti), ma anche della nostra voglia di sognare un mondo diverso e migliore e di lottare per rendere quel sogno cosa concreta per noi e per quelli dopo di noi.

Nota: qui  http://www.braidense.it/file/le_vittime.pdf i nomi, le foto è una breve scheda delle 17 vittime innocenti della strage di Piazza Fontana.                                                                  

Ricordando la frase di Sergio Flamigni che avete letto all’inizio, chiudo questa Nota estraendo dalla mia Memoria di militante tre slogan di quegli anni, che accompagno – sempre guardando alla frase di apertura, coniata da Sergio Flamigni, che era stato anche un Partigiano combattente, Commissario politico di una Formazione GAP attiva in Emilia – con un’affermazione perentoria.

Non vi stressate più di tanto, è anche possibile non essere d’accordo con me (questo è il bello non della diretta, come spesso si dice, ma della Democrazia):

  “Avevamo ragione noi!”:

       “VALPREDA E’ INNOCENTE” – “PINELLI ASSASSINATO” –

     “LA STRAGE E’ DI STATO!

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(*) I versi che avete letto aprono una Canzone di lotta dei militanti repubblicani irlandesi della città di Derry (Londonderry per i protestanti), intitolata “We Shall not be moved”, che – con la traduzione di Pino Masi – sarà incisa dai “Circoli Ottobre” di Lotta Continua, con il titolo di “Nessuna mai ci fermerà.“.


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