Periferie di mezzo. Servizi innovazioni, sostenibilità

Presentazione della ricerca e tavola rotonda il 12 febbraio. Un'intervista a Enzo Proietti
Enzo Luciani - 10 Febbraio 2010

Venerdì 12 febbraio alle ore 16 al Radisson Blu es. Hotel in via Filippo Turati 171 Salvatore Codispoti, Presidente dell’Unione Borgate, Giulio Bencini, Presidente dell’Aic ed Enzo Proietti, coordinatore dello studio, sarà presentata la ricerca: Periferie di mezzo. Servizi, innovazioni, sostenibilità: un nuovo sistema urbano.

Seguirà una tavola rotonda, moderata dal giornalista Giuseppe Pullara, con il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il consigliere della Regione Lazio Giovanni Carapella, l’urbanista Maurizio Marcelloni, il giornalista Vittorio Emiliani.

Abbiamo cercato di saperne di più, intervistando il coordinatore della ricerca Enzo Proietti.

Perché una ricerca sulla periferia?

La convinzione che ha spinto ad avviare un nuovo percorso di studio è che dentro il grande contenitore concettuale della periferia rimangano invischiate realtà socio-territoriali fortemente eterogenee (dai grandi quartieri di edilizia economica e popolare agli insediamenti ex abusivi, appunto), e che se le ex borgate condividono con il resto della periferia un’oggettiva marginalità geografica rispetto alle aree più centrali della città, non è scontato ne siano accomunate per l’intera complessità dei tratti che le caratterizzano.

Il concetto di borgata tende a essere impiegato più per la sua valenza evocativa di “ambito disagiato” che non in funzione di specificità sociali, economiche e urbanistiche spesso molto differenti, fino ad allargarne l’utilizzo a quartieri di Roma ormai completamente assorbiti nel tessuto della città e il cui “passato periferico” nulla o quasi spiega della loro realtà attuale.

Quali gli obiettivi della ricerca?

La ricerca ha come obiettivi: la ridefinizione delle ex borgate di Roma, differenziando gli elementi che le accomunano da quelli che le separano dal resto della periferia, e in funzione del loro posizionamento negli equilibri territoriali del più vasto scenario dell’area metropolitana; l’aggiornamento del quadro di conoscenza sulla loro condizione sociale ed economica, cogliendo vuoi elementi comuni alle diverse aree analizzate, vuoi fattori peculiari di ciascuna di esse;

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Come sono state scelte le aree di studio?

La scelta di leggere e interpretare l’esperienza delle ex borgate nello scenario della vasta area metropolitana di Roma, ha portato a suddividere la provincia di Roma in cinque ambiti geografici:

l’area centrale di Roma compresa nel suo anello ferroviario (nel testo indicata come “primo anello”);
l’area della periferia consolidata racchiusa tra lo stesso anello ferroviario e il Grande Raccordo Anulare (“secondo anello”);
l’area esterna al raccordo anulare ma interna ai confini comunali, quella dei vecchi insediamenti abusivi e dei grandi quartieri di edilizia economia e popolare, delle nuove Centralità urbane e metropolitane, del Lido di Ostia (il riferimento al “terzo anello” e, al suo interno, alle “aree di studio” – le ex borgate abusive – e agli “altri quartieri”, intesi come il resto del territorio dello stesso anello);
l’area dei comuni della “prima cintura”, uniti alla capitale da forti relazioni di scambio sociale ed economico oltre che, negli ultimi anni, dalla condivisione di rilevanti processi di ricomposizione demografica (“quarto anello”);
l’area dei comuni della “seconda cintura”, più lontani da Roma e meno coinvolti dalle dinamiche centripete stimolate dal “magnete Roma”, ma altrettanto importanti quali termini di riferimento per interpretare molte delle logiche prevalenti nei modelli di insediamento che hanno caratterizzato la nascita e lo sviluppo delle borgate abusive di Roma (“quinto anello”).
Il motivo di tale segmentazione territoriale va ricercato nella volontà di analizzare ciascun aspetto della condizione delle ex borgate abusive prendendo a riferimento, in una logica di benchmark territoriale, le altre realtà che le circondano.


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