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Presentato il libro di Ulrike Viccaro “Storia di Borgata Gordiani”, edito da Franco Angeli

Ricordi e testimonianze dalla Borgata degli emarginati e dei maestri del cinema
di F. S. - 8 Marzo 2007

Il libro presentato il 1° marzo nella libreria Rinascita di viale Agosta, “Storia di Borgata Gordiani”, autrice Ulrike Viccaro, narra le vicende di una “borgata”, ma sarebbe meglio dire un “non-luogo”, che oggi non esiste più. Essa infatti è stata rasa al suolo definitivamente nel 1980, in un periodo in cui l’Amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Luigi Petroselli, si era assunto il compito, prioritario e qualificante, di eliminare definitivamente le decine e decine di borgate e borghetti che, diffusi in tutta la periferia romana, costituivano la vergogna di una capitale che, come rilevò il sociologo Franco Ferrarotti nel 1970, a cent’anni dalla sua annessione allo stato italiano si era trasformata “da capitale a periferia”. Il dramma di centinaia di migliaia di baraccati è stato il principale problema, non solo sociale ma anche urbanistico, che la città dovette affrontare a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. A discutere su questi temi, insieme con l’autrice, sono intervenuti, in una serata organizzata dall’Assessorato alla cultura del Municipio VI, il prof. Francesco Sirleto (Delegato alla memoria storica del VI Municipio), il Presidente Teodoro Giannini, Rodolfo Carpaneto (Presidente dell’Associazione Aldo Tozzetti), Massimiliano Morgante (presidente della Commissione cultura) e Angelino Capparucci, uno dei principali testimoni della Borgata.

La Borgata Gordiani fu una tra le borgate cosiddette “legali” che sorsero agli inizi degli anni Trenta. Come è noto, e come è stato più volte ricordato dai relatori presenti, in quegli anni il fascismo al potere stabilì che il centro di Roma andava ripulito da tutti quei quartieri, di origine medievale, che impedivano la costruzione di grandi arterie che avrebbero dovuto sottolineare la grandezza e la monumentalità della nuova Roma imperiale voluta dal Duce (via dell’Impero, via del Mare, via della Conciliazione, ecc.). Era necessario quindi trasferire la popolazione dei rioni demoliti, composta da operai e artigiani, lontano dal centro, in aperta campagna, là dove essa avrebbe potuto apprezzare gli aspetti positivi della “vita rurale” (una delle costanti dell’ideologia del regime). La Borgata Gordiani fu uno di questi primi agglomerati semi-rurali: in realtà un vero e proprio lager, con baracche costruite con materiali di risulta, senza servizi igienici (vi erano in tutto 25 latrine con gabinetti alla turca), senza acqua e senza luce, abitata da 5.000 persone. La vita degli abitanti di questa Borgata, alle prese con i problemi quotidiani della fame, delle malattie, del sovraffollamento, della promiscuità e molto spesso della devianza e della delinquenza, ma anche le loro lotte per una vita e una casa più dignitosa, sono raccontate attraverso le voci e le memorie di decine e decine di protagonisti stessi delle vicende, intervistati dalla Viccaro nel corso di una ricerca che è durata circa due anni. Nelle loro parole, espresse in un linguaggio vivo e dialettale, troviamo la rabbia causata dai drammi e dalle difficoltà, prodotti da una “deportazione” e da uno “sradicamento” che molti dovettero subire quando erano ancora bambini, ma anche la nostalgia per quei valori “comunitari” che sorsero dalla solidarietà e dalla comune speranza in un mondo diverso. La Borgata Gordiani fu anche, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ispiratrice e teatro di numerose opere cinematografiche: da “Il tetto” di Vittorio De Sica a “La tratta delle bianche” di Luigi Comencini, da “Le notti di Cabiria” di Fellini a “Anni facili” di Luigi Zampa, e finalmente “Accattone” e “Mamma Roma” di Pasolini.

La Borgata Gordiani, si è detto, dal 1980 non esiste più. Essa fu demolita grazie all’azione decisiva dell’Amministrazione che, attuando una vasta politica di edilizia popolare, riuscì a trasformare gli ex abitanti delle baracche in assegnatari di case inserite in quartieri moderni di edilizia economica e popolare. Oltre alla politica dell’Amministrazione comunale sono stati ricordati l’azione, l’impulso e le capacità organizzative di uomini che, fin dall’immediato dopoguerra, si posero alla testa delle lotte popolari per la casa e per un nuovo disegno urbanistico della città. Tra questi un posto determinante è detenuto da Aldo Tozzetti (più volte citato nel libro della Viccaro) fondatore delle Consulte popolari, dell’Unia, del Sunia, consigliere comunale e deputato al Parlamento. “Quest’anno, ha affermato il Presidente Giannini, ricorre il decimo anniversario della sua scomparsa e il VI Municipio ha deciso di dedicare varie iniziative, culturali soprattutto, per ricordarne l’azione e il pensiero”. Alla presentazione del libro hanno presenziato numerosi anziani reduci della Borgata, ma anche molti giovani studenti interessati a ripercorrere la storia del territorio che li ha visti nascere e crescere.

Ulrike Viccaro, Storia di Borgata Gordiani, Franco Angeli editore, Milano 2007


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