Prevenzione, terapia e accesso alle cure per sconfiggere l’Aids

Vella: Grazie ai farmaci siamo in grado di cronicizzare l’infezione, ma la partita è ancora aperta
di Patrizia Miracco - 20 Luglio 2011

Rivoluzione annunciata nella lotta all’Aids. L’Ias (International AIDS Society – Conference on Pathogenesis, Treatment and Prevention of HIV Infection) 2011 conferma che una persona malata di Aids, la cui carica virale è abbattuta grazie alla terapia farmacologica, non infetta gli altri.
E’ al centro dell’Ias, dal 17 al 20 luglio, lo studio delle terapie antiretrovirali che sono riuscite a cronicizzare l’infezione, rendendo l’aspettativa di vita dei pazienti trattati tempestivamente comparabile con quella della popolazione generale, e la ridotta percezione del rischio che sottovalutato può favorire il contagio.
A 30 anni dall’inizio dell’epidemia, l’Ias 2011 si rivela il più importante appuntamento scientifico a livello mondiale dedicato all’Aids. Per i 7000 specialisti presenti all’incontro il futuro è nell’uso precoce dei farmaci antiretrovirali capaci di abbattere la carica virale dei pazienti e azzerare il rischio di trasmissione dell’HIV.

“Il virus – afferma Stefano Vella, direttore Dipartimento del Farmaco all’Istituto Superiore di Sanità, Co-chairman di Ias 2011 e componente del Comitato Coordinatore – attiva un circolo vizioso che dobbiamo interrompere. Attiva processi infiammatori che sono assimilati alla senescenza, ‘anzianizza’ il soggetto infetto aggiungendo alla propria azione distruttiva l’esposizione a patologie tipiche dell’anziano, quali demenza, patologie cardiovascolari e dell’osso. La terapia deve essere per tutta la vita, ma il quadro clinico che emerge, ci pone degli interrogativi: di certo il farmaco è meglio del virus, ma cosa dobbiamo fare quando abbiamo pazienti che da oltre 10 anni sono in terapia, che problemi abbiamo sul fronte della tossicità, che sono poi esacerbati dalla senescenza indotta dal virus? Dobbiamo adattare – conclude Vella – la terapia al singolo caso, personalizzarla sulla base delle caratteristiche del paziente e delle comorbidità che presenta. Oltre 30 farmaci disponibili ci consentono di giostrare bene le combinazioni, ma dobbiamo continuare a studiare e a mettere a punto nuovi farmaci e nuove terapie in virtù proprio dei successi che stiamo ottenendo: dobbiamo avere una visione di lunga durata”.

Oltre 25 milioni di persone nel mondo sono morte di Aids e circa 33 milioni convivono attualmente con l’Hiv, solo in Italia sono circa 165.000 le persone che risultano Hiv positive. Ora la prospettiva dell’eradicazione completa del virus, grazie alla disponibilità di farmaci sempre più potenti ed efficaci come raltegravir, farmaco Msd, capostipite della classe degli inibitori dell’integrasi, diventa sempre più vicina.
Prevenzione, terapia e accesso alle cure vanno quindi pensate insieme.
Si è visto infatti che nella diffusione dell’accesso alle cure, la terapia precoce è parte integrante della prevenzione.

“Grazie ai farmaci siamo stati in grado di cronicizzare l’infezione, ma la partita è ancora aperta – prosegue Stefano Vella – ci sono segnali preoccupanti che indicano una ripresa delle infezioni: in alcune zone della Francia si registra un’incidenza simile a quella del Botswana, a Washington i numeri sono simili a quelli dell’Uganda.
I comportamenti e i contesti sociali agevolano la trasmissione del virus, e la percezione del rischio è bassa. E in Africa e nel Sud del mondo la malattia resta a esito infausto perché la stragrande maggioranza di chi ha bisogno di farmaci ancora non ne ha”.


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