Pup scandalous. Low cost per i costruttori ma non per i cittadini

Per gli oneri concessori ignorata la legge del mercato. I casi del Pup di via M.F. Nobiliore a Don Bosco in X Municipio e di Piazza Cavour in XVII Municipio
di Aldo Pirone - 25 Ottobre 2011

Siamo un paese di bisognosi. Fra gente in cassa integrazione, giovani precari con scarso presente e senza futuro, anziani con pensioni insufficienti, e in molti casi di fame, disabili senza assistenza, famiglie senza sostegni, gli italiani sulla soglia di povertà hanno superato gli 8 milioni. Tra questo popolo di malestanti i più bisognosi di sostegni, benefici e regali risultano essere i venditori di box auto sotterranei.
Nella precedente puntata (articolo del 16.6.2011) abbiamo visto come dal 1994 ad oggi ci sia stata una decrescita reale degli oneri concessori dovuti dalle imprese puppistiche. Le amministrazioni di centrosinistra prima (Rutelli, ma soprattutto Veltroni) e quella di centrodestra di Alemanno oggi, avvinte da un profondo torpore hanno sonnecchiato come il Carducci, leggente Omero, in riva di Scamandro.
Per rendere più chiare le dimensioni del problema prendiamo due casi di Pup assai distanti tra loro: uno, quello di Marco Fulvio Nobiliore, nel nostro Municipio e l’altro, in Piazza Cavour, in XVII Municipio, rione Prati.

Secondo la delibera n. 77 del 27/10/1994 il contributo del concessionario del Pup Nobiliore, la Plauto s.r.l, avrebbe dovuto essere di circa 514.553 euri in riferimento ad un costo medio di un appartamento calcolato allora in 3 milioni di vecchie lire al mq.; fascia I delle otto stabilite come parametri nella delibera. Che tradotte in euro sarebbero pari a 1549 euri.
In base alla convenzione firmata il 18 settembre del 2008, inizio gestione Alemanno, gli oneri dovuti sono indicati in 736.000 euri, gli stessi indicati nell’ordinanza commissariale del febbraio precedente alla fine della gestione Veltroni. Un 40% in più. In questa lievitazione c’è anche l’adeguamento del 29,3% stabilito dalla delibera veltroniana n. 6 del 12/1/2006 più lo scatto del 2% biennale a partire dal 2007. Nel frattempo però il valore di riferimento dei valori immobiliari nella zona Don Bosco è salito almeno di due volte e mezzo tre volte, ovvero del 250-300%.
Se gli oneri concessori fossero stati calcolati sulla base dell’aggiornamento, che ci si è ben guardati dal fare, degli incrementi dei valori immobiliari avrebbero dovuto essere tra il doppio e il triplo. Compreso lo sconto del 10% dovuto dal Comune per i lavori che la Plauto s.r.l si è impegnata a fare in top down. Un bel regalo non c’è che dire.

Ma non paragonabile a quello, ancor più scandaloso, del Pup Cavour. Lì si è operato addirittura un doppio intervento. Prima il concessionario (tre soggetti: Cavour Park – Consorzio Co Park – VF Parking s.r.l.) ha ottenuto nel 2004 il permesso per un Pup di 147 box (14 doppi) e 171 stalli per la sosta a rotazione su due livelli: in tutto 318 posti auto. Per tale intervento gli oneri concessori stabiliti erano di 1.423.694. In seguito il concessionario ha chiesto ed ottenuto l’ampliamento del progetto con implementazione dei due livelli e l’aggiunta di un terzo livello contenente altri 389 posti suddivisi in 137 box e 203 stalli. E già qui qualcosa non torna; perché per questo ampliamento, deciso con ordinanza n. 193 del 13 luglio 2009, gli oneri concessori di euri 847.674 quasi si dimezzano a fronte di più che un raddoppio del Pup e di un suo triplicamento in metri cubi: da 29.000 a 86.000 mc. con un costo dell’opera di 26 milioni e 866.000 euri. Fronteggiati, si fa per dire, da complessivi 2.270.674 euri di oneri concessori

Ma non finisce qui. Stando alla delibera del 1994 la zona di piazza Cavour, come valore censuario, dovrebbe stare fra la VI e VII fascia. All’epoca i valori degli immobili abitativi erano definiti tra i 6 e i 7 milioni di vecchie lire al mq. ovvero tra i 3098 e i 3615 euri. Oggi siamo tra gli 8 e i 9.500 euri al mq. Tre volte tanto.
Se poi gli oneri concessori si confrontano con i probabili profitti del concessionario che per i soli 333 box già venduti ad un prezzo oscillante tra i 90 e i 220 mila euri, e senza calcolare i profitti derivanti dai 374 stalli a rotazione, si aggirerà come minimo attorno ai 15 milioni, apparirà chiaro il regalone fatto dalle amministrazioni di centrodestra e di centrosinistra ai soliti noti.
Se si fosse seguita la legge del mercato, tanto osannata da loro signori solo quando si tratta di abbassare le tutele sociali dei ceti popolari, gli oneri concessori avrebbero dovuto essere almeno di circa 6.500.000.
Ma i poveri Cavour Park – Consorzio Co Park – VF Parking s.r.l. erano bisognosi di un sostegno sociale e gli è stato concesso: esso ammonta a più di 4 milioni di euri.

L’imbroglio dei Pup, tra oneri concessori decrescenti e la deregulation dei vincoli di pertinenzialità promossa da Alemanno, comincia a produrre qualche piccolissima crepa nella diga bipartisan della politica capitolina. Alcune settimane fa, per iniziativa della consigliera Azuni di Sel, un gruppo trasversale di consiglieri comunali (Belfronte e Voltaggio dell’Udc; Cianciulli, De Luca Pasquale, De Priamo, Guidi, Masino e Rocca del PDL; Alzetta di Action; De Luca Athos, Ferrari, Masini, Nanni, Pelonzi, Policastro e Valeriani del PD) hanno presentato una mozione in cui, tra le altre cose, si chiede “una moratoria immediata per 24 mesi per tutti i Pup della città di Roma che presentano criticità e per le quali non siano stati rilasciati i permessi di costruire”. Non è ancora la moratoria su tutti i Pup che sarebbe necessaria, propedeutica al loro complessivo e radicale ripensamento, come chiedono le lotte e le mobilitazioni dei cittadini in atto in numerosissimi quartieri di Roma con i comitati raccolti nel coordinamento cittadino Nopup, ma è già qualcosa. Si scorge almeno una titubanza bipartisan; forse l’inizio, o almeno lo si spera, di una consapevolezza da parte di alcuni rappresentanti politici che la città, il suo suolo e il suo sottosuolo, sono un bene comune e di tutti e che l’amministrazione pubblica non è la Caritas dei costruttori né, tanto meno, il comitato d’affari di lor signori.


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