Quel negozio di abbigliamento nato alle ore 17 del 17 novembre

Da Savina e Raniero all’Alessandrino, e che dal 1964 prosegue, innovando nella continuità
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 9 Ottobre 2012

In viale Alessandrino 327-333 siamo in quello che, per lunghi anni, è stato il “negozio di Savina” e che ora è condotto dal figlio Raniero e da sua moglie Silvia. Oggi siamo però ad intervistare proprio lei, Savina D’Aquino, con il suo grande carico di simpatia e di vitalità che per tanti anni l’ha animato.

Savina, può raccontarci storia di questo storico negozio di abbigliamento?

Quest’attività è stata creata alle ore 17 venerdì 17 novembre 1964. 17 è il mio numero preferito, porta bene e, casualmente ma non troppo, era un 17 pure il giorno in cui mi sono sposata! A fondarla è stata mia madre Agata D’Aquino, che adesso vive in casa, considerata la sua non più giovane età, accudita con amore da me e mia sorella Valda. È stata proprio lei ci ha permesso di portare avanti questo lavoro supportandoci e sostenendoci sempre nelle nostre attività e nelle nostre scelte.

Cosa ricorda in particolare di allora?

Ricordo che quando aprimmo il negozio era pieno di scatoloni ed avemmo grandi difficoltà ad appendere i vestiti per mettere in mostra i nostri articoli. Si lavorava moltissimo e la domenica, giorno di chiusura, ci occupavamo dell’allestimento delle vetrine. Nonostante fosse proibito a quei tempi, se qualche cliente di fiducia ce lo chiedeva, pure di domenica facevamo anche qualche vendita extra. Appena iniziato, avemmo subito un grande successo e quando vedemmo tanti soldi pensavamo di aver vinto al superenalotto. Complice dell’afflusso di tanto guadagno fu l’arrivo del primo Natale. In quell’epoca vendemmo moltissimo perché un tempo i vestiti buoni si acquistavano soprattutto in occasione delle principali festività.
In seguito, quando scesero le vendite e c’erano molti pagamenti da saldare, ci rendemmo conto della difficoltà di portare avanti un negozio. Fortunatamente abbiamo avuto la tenacia di condurre quest’attività con onestà e la voglia di continuare, e ormai siamo su piazza da ben 50 anni. Chi l’avrebbe detto?

Poi, dopo diversi anni, lei ha ceduto il bastone del comando…

Certamente. Per mia fortuna ora c’è mio figlio Raniero che si è sacrificato tanto per seguire questo negozio insieme a sua moglie Silvia, una ragazza meravigliosa disponibile e con gusto. Il mio compito ormai è quello di presidente, anzi di consigliere. Vengo qui per stare in compagnia, incontrare talvolta qualche mia vecchia conoscenza e dare, se richiesta, qualche consiglio in negozio.

Quali sono le ragioni vere che hanno portato al successo questo esercizio?

La costanza di andare sempre avanti, unendo gentilezza, onestà ed il sorriso nell’accogliere le persone. Questo soprattutto ci ha permesso di conquistare e conservare negli anni i nostri clienti.

Qual è il segreto secondo lei? (Lo chiediamo a Silvia)

Capire l’animo della cliente. Bisogna fare anche un lavoro di psicologia, molte persone entrano infatti solo per conversare, oppure non hanno magari chiaro cosa vogliono e sta a noi dare il nostro contributo per aiutarle, senza forzature, nella ricerca e nell’acquisto del capo giusto.

Savina, come ricorda il quartiere al momento della fondazione della ditta?

Un tempo questo quartiere era una borgata, la borgata Alessandrina. Adesso possiamo dire che è diventata una bella zona, cresciuta sotto tutti i punti di vista, grazie anche all’arrivo di molti servizi. Noi abbiamo sempre preso parte alla vita di quartiere ed alle iniziative che venivano organizzate sia per conquistare un bus in più, sia per la creazione del parco Alessandrino-Tor Tre Teste, sia per l’allargamento del viale ed altro. Le cose non cadono dal cielo, bisogna conquistarsele.

Come sono cambiati i comportamenti dei clienti?

Prima la clientela era molto più povera si compravano molti capi a rate, pagando cifre ridotte, un tanto a settimana. Ovviamente incontriamo ogni giorno degli episodi particolari come per ogni negozio. Ad esempio le clienti, pur essendo non molto magre, cercano taglie piccole giustificandosi che non ci sono più i vestiti di una volta ed addirittura pensano che, se indossano biancheria intima particolare, quella molto pubblicizzata, automaticamente diventano anch’esse delle modelle.

Qualche episodio in particolare?

Ricordo che tantissimi anni fa un giorno all’una entra un ragazzo, bellissimo, però emanava un cattivissimo odore. Mi guarda ridendo e mi dice di volere un vestito e di chiuderlo tutto con delle spille. Il conto era di 620 mila lire me ne diede 700, senza fare una piega e se ne andò via.
Un’altra volta arriva una signora non molto avvenente, mi chiede il capo più bello del negozio, io gli do una pelliccia molto costosa, lei mi chiede se è vera e minaccia di denunciarmi… alla fine però la compra lo stesso. Mah! vai a capire il genere umano…

Come si può affrontare questa situazione di grave crisi? (Lo chiediamo a Raniero)

La prime regola per cercare di sconfiggerla è di continuare ad offrire il nostro servizio con un buon rapporto qualità-prezzo, cercando di rimanere sempre su un livello medio-alto. Bisogna avere un po’ di ottimismo nel commercio, perché come le crisi arrivano poi così se ne vanno. Bisogna insomma tener duro.

E come ve la cavate con la proliferazione dei centri commerciali?

Quello che più mette paura è la diversificazione delle abitudini delle persone che sono molto cambiate (oggi per fare solo un esempio non si punta sulla durabilità dei capi di abbigliamento, si va molto alla ricerca dei saldi, dei grandissimi sconti, non rendendosi conto che oltre certi livelli non si può proprio andare). E con la concentrazione di troppi centri commerciali si rischia la desertificazione dei quartieri che, senza la presenza dei negozi, è a rischio anche la nostra sicurezza e il quieto vivere.

Cosa manca a questo quartiere?

Savina: un posto accogliente per gli anziani della zona che a volte hanno paura di andare al parco.

Silvia: per me che ho dei figli adolescenti vorrei che ci fosse un punto d’incontro per i ragazzi della zona dove poter costruire e dare una giusta formazione sportiva e culturale in modo che non se ne stiano solo davanti una gelateria o un bar.


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  1. vendere in negozio


    Il negozio non inteso come grande centro commerciale ma piccolo o medio negozio che ogni giorno deve lottare per mantenere e soddisfare i propri Clienti

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