Rischio chiusura per settemila imprese nella capitale

A Roma e provincia le cessazioni hanno proceduto nel 2012 ad un ritmo di circa 60 al giorno
Enzo Luciani - 29 Gennaio 2013

La recessione continua ad eliminare le aziende. In particolare quelle del terziario. L’allarme è stato dato dal presidente di Confcommercio di Roma Giuseppe Roscioli al Pantheon, durante la mobilitazione del 28 gennaio 2013 insieme a Cna, Confesercenti, Confartigianato e Casartigiani.

Le imprese cessate a Roma e Provincia, in tutti i settori del terziario, nel 2011 sono state 22.699. Nel 2012 invece sono state circa 25.000, con un aumento dunque nel 2012 rispetto al 2011 di oltre 2.300 cessazioni.

A Roma e provincia le chiusure hanno proceduto ad un ritmo di circa 60 al giorno, un andamento vertiginoso a cui ancora non si è saputo porre un argine.

Ripartite per province, le cessazioni d’impresa nel 2102 a Frosinone sono state circa 9 imprese al giorno, a Latina circa 11, a Rieti circa 2,6 al giorno e Viterbo circa 7,5 al giorno.

I settori maggiormente colpiti dalle cessazioni d’impresa sono stati, in ordine: il commercio, che nel Lazio ha complessivamente un saldo negativo di 2.297 imprese (di queste imprese cessate, ben 1.304 operano nel commercio al dettaglio); le costruzioni (con un saldo negativo di 833 imprese), le attività manifatturiere (con un saldo negativo di 795 imprese), e i servizi di alloggio e ristorazione (con un saldo negativo di 633 imprese). Infine, tra gennaio e settembre 2012, il totale delle imprese cessate e’ stato di 17.859 di cui: 919 attività manifatturiere, 2.863 settore costruzioni, 4.986 settore commercio (3.009 nel commercio al dettaglio), 1.179 servizi di alloggio e ristorazione e 5.562 altri servizi.

«Abbiamo – incalza Roscioli – il problema enorme della chiusura, come nel 2012, di circa 60 imprese al giorno proprio per l’eccessiva pressione fiscale e per la difficoltà anche della pubblica amministrazione di pagare i propri debiti nei confronti delle imprese. L’occupazione è ad un livello di emergenza..

La variazione media annua dei consumi per abitante, a Roma e provincia, tra il 2008 ed il 2011 è stata del -1,3%, mentre solo nel 2012 rispetto al 2011 il calo dei consumi è stimato al -4,7%, un vero crollo. Il sistema bancario anziché tener conto di questo momento difficile, riduce il credito alle imprese».

Gli imprenditori romani alla politica «Una maggiore attenzione sullo sviluppo, sulla tassazione, sull’occupazione». Secondo dati divulgati dall’associazione dei commercianti durante la manifestazione «la variazione media annua del Pil per abitante tra il 2008 ed il 2011 nel Lazio è stata del -1,9%, mentre nel 2012 rispetto all’anno precedente è stata del -2,8%».

Nel Lazio «nel 2007 il tasso di disoccupazione era del 6,4%, mentre nel 2011 è salito all’8,9%, leggermente superiore al tasso di disoccupazione nazionale che nel 2007 era del 6,1% e nel 2011 era dell’8,4% – proseguono da Confcommercio -. Se si analizza invece la situazione sui territori, si vede che a Roma e nella sua provincia il tasso di disoccupazione nel 2011 ha superato il dato regionale, toccando l’8,5%, la percentuale più bassa però se si considerano le altre province del Lazio: nella provincia di Viterbo la disoccupazione nel 2011 ha toccato l’11,2%; nella provincia di Rieti nello stesso periodo era dell’8,9%; nella provincia di Latina era del 9,8% e in quella di Frosinone del 9,2%».

Nel 2013 «se non si fa un’azione forte, se il Governo e le istituzioni locali non rilanciano le imprese noi ci troveremo a chiudere dalle 5.000 alle 7.000 aziende soltanto a Roma e provincia e a livello regionale molte di più» ha detto il presidente della Confesercenti Roma Valter Giammaria il quale ha ricordato che «nel 2012 hanno chiuso soltanto a Roma e provincia 3.500, 4.000 aziende». 


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