

L'attacco del dem Andrea Casu dopo la risposta del sottosegretario Ferrante: «Promesse da marinaio su lavoratori e imprese mentre la scadenza del 31 dicembre è dietro l'angolo. Pronti alla mobilitazione»
Gli impegni solenni presi in pompa magna davanti ai sindacati e alle aziende del trasporto pubblico si stanno sciogliendo come neve al sole tra le pieghe dei bilanci statali.
Il verdetto arrivato dalle aule parlamentari sul rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Tpl svela un ammanco milionario che rischia di far saltare per aria la tenuta di un settore già sull’orlo del collasso strutturale.
A denunciare il macroscopico sbilancio è il deputato del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione Trasporti a Montecitorio, Andrea Casu, all’indomani della risposta ufficiale resa in aula dal sottosegretario Tullio Ferrante all’interrogazione promossa dal gruppo dem (a firma anche dei parlamentari Barbagallo, Bakkali, Ghio e Morassut).
I numeri messi nero su bianco dall’esecutivo tracciano un solco profondo tra la narrazione propagandistica e la realtà delle risorse effettivamente messe a bilancio.
Il confronto tra le coperture garantite un anno fa e lo stanziamento reale è impietoso:
Anno 2025: a fronte di un impegno formalizzato per 270 milioni di euro, sul piatto sono stati messi appena 140,3 milioni (mancano oltre 129 milioni);
Anno 2026: dei 370 milioni promessi ne figurano in cassa soltanto 202,1 milioni (un taglio netto di quasi 168 milioni);
Dal 2027: la copertura annua teorica di 510 milioni crolla ad appena 196,3 milioni, bruciando oltre 313 milioni di euro all’anno.
Una voragine finanziaria priva di qualsiasi garanzia di copertura futura, che lascia sguarnita la tutela salariale di centinaia di migliaia di autoferrotranvieri mentre la scadenza contrattuale fissata al 31 dicembre incalza senza soluzioni all’orizzonte.
«Siamo di fronte a un fatto di una gravità inaudita — attacca duramente Andrea Casu —. Il Governo non soltanto calpesta i patti stabiliti con le lavoratrici e i lavoratori che mandano avanti la mobilità del Paese tra mille difficoltà, ma sbarra la strada anche alle trattative per il imminente rinnovo contrattuale. Se non arriveranno svolte immediate, sarà la prova provata che le rassicurazioni firmate da Giorgia Meloni e dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini non valgono più della carta straccia».
Dal Nazareno viene annunciata una vera e propria barricata parlamentare e sindacale: «Continueremo a mobilitarci in ogni sede e nell’aula della Camera per pretendere dignità e risorse per chi garantisce quotidianamente un diritto costituzionale come quello di spostarsi».
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