

Tra le fabbriche svuotate di Stellantis a Cassino, i punti vendita Coin e la vertenza infinita di Fiorucci e Crik Crok, la regione affonda nell'incertezza
L’estate si spegne, ma per le tute blu e gli impiegati di Roma e del Lazio la nuova stagione parte sotto il segno di una spaventosa apnea occupazionale.
Da un lato ci sono i lavoratori sospesi a orario ridotto, dall’altro chi vive con la lettera di licenziamento a un passo e chi attende invano di capire se la propria azienda avrà ancora un domani.
Un’agonia sociale mossa dai numeri spietati del primo semestre del 2026: oltre 8 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate nei territori laziali.
Un’inondazione di ammortizzatori sociali concentrata per oltre il 56% nel cuore pulsante dell’economia reale: il manifatturiero e la filiera agroalimentare.
I focolai della crisi coprono la regione da nord a sud, senza risparmiare settori strategici né storici marchi industriali e del commercio.
La lista delle vertenze aperte sembra un bollettino di guerra: il ridimensionamento della catena Coin, il precariato strutturale nei call center, i tavoli di crisi per colossi dell’alimentare come Fiorucci e Crik Crok, fino allo stallo dell’automotive che gravita attorno ai cancelli dello stabilimento Stellantis di Cassino.
«Tutte queste vertenze generano profonda inquietudine: minano la continuità dei redditi, distruggono i posti di lavoro e impoveriscono la qualità del tessuto produttivo del Lazio — denuncia Natale Di Cola, segretario generale della CGIL di Roma e Lazio —. Da troppo tempo la programmazione economica e la visione industriale sono state accantonate per far posto a sussidi ed erogazioni a pioggia di scarsissima efficacia».

Di fronte all’inazione politica, il sindacato lancia un pacchetto di interventi d’urto destinato a far discutere i palazzi del potere locale:
Indipendenza energetica e pubblica guida: un piano d’emergenza sull’energia per abbattere le bollette di famiglie e imprese, mettendo le aziende pubbliche al timone della transizione ecologica e della riconversione industriale.
Mani pulite sugli appalti e guerra ai «contratti pirata»: investimenti pesanti in formazione per creare occupazione stabile, un codice unico per governare la giungla degli appalti pubblici e un giro di vite contro i contratti collettivi «fasma» firmati da sigle comodo, capaci di prosciugare fino a 6.000 euro all’anno dalle tasche di un lavoratore.
Azzeramento del balzello Irpef: una stoccata diretta alla Giunta Regionale guidata da Francesco Rocca e al Campidoglio di Roberto Gualtieri. La richiesta è secca: eliminare del tutto le maggiorazioni sulle addizionali Irpef regionali e comunali.
Una mossa da cui dipenderebbe la restituzione immediata di circa 500 euro medi all’anno nelle buste paga di lavoratori e pensionati strangolati dall’inflazione.
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