

Settima sconfitta stagionale per i ragazzi di Gasperini. Decide un gol di Scalvini nel primo tempo
La Roma incassa la settima sconfitta in campionato, cadendo a Bergamo contro l’Atalanta per 1-0 al termine di una gara segnata da un pessimo primo tempo e dall’ennesima dimostrazione delle gravi lacune tecniche, soprattutto nel reparto offensivo.
Gasperini conferma per dieci undicesimi la formazione vittoriosa contro il Genoa, con l’unico cambio di Rensch al posto dell’affaticato Wesley. La Roma scende in campo con Svilar; Mancini, Ziółkowski, Hermoso; Celik, Cristante, Koné, Rensch; Dybala, Soulé e Ferguson.
L’avvio è anche incoraggiante: la Roma pressa alta e appare chiaro come l’Atalanta voglia puntare sulle ripartenze. Al 6’ arriva la prima occasione: Soulé serve un ottimo pallone a Ferguson, che però controlla male e spreca, mostrando subito tutta la sua pochezza tecnica.
Due minuti dopo arriva l’episodio chiave: Ederson sbaglia clamorosamente il retropassaggio e serve Dybala, che si ritrova solo davanti a Carnesecchi.
Invece di puntare il portiere, l’argentino preferisce servire Ferguson: il primo tiro viene ribattuto, poi l’irlandese prova un pallonetto intercettato sulla linea da un difensore atalantino. Occasionissima gettata al vento.
Da quel momento la Roma sparisce dal campo, tatticamente, tecnicamente e fisicamente. Al 12’ l’Atalanta passa: calcio d’angolo, Svilar esce male e liscia la palla, ostacolato anche dal braccio di Rensch; Scalvini, intervenendo da dietro, si ritrova il pallone sul petto e lo spinge in rete nella mischia.
Il VAR controlla un possibile fallo sul portiere, ma il gol viene convalidato.
Da lì in avanti è un monologo nerazzurro. L’Atalanta prende il controllo totale della partita: la Roma non pressa, è lenta, timorosa, incapace di costruire una manovra degna di questo nome.
Gli errori in mezzo al campo alimentano solo le ripartenze avversarie. Zalewski e De Ketelaere bloccano ogni possibile sortita dei braccetti difensivi romanisti, gli esterni non spingono, Koné è svagato e davanti Ferguson, Dybala e Soulé fanno a gara a chi incide meno.
Al 20’ Zalewski si divora un gol clamoroso in contropiede. Scamacca è una presenza costante e al 30’ l’Atalanta troverebbe anche il raddoppio con un suo colpo di testa, ma stavolta VAR e arbitro aiutano la Roma annullando per un fuorigioco molto discutibile, nato su un errore di Hermoso.
La Roma, però, non si scuote: continua a subire, con buchi difensivi imbarazzanti che costringono Hermoso e Mancini al giallo, mentre davanti è il nulla assoluto. Dopo otto minuti di recupero si va al riposo sull’1-0, un risultato persino benevolo per i giallorossi.
Nella ripresa entra Wesley per uno spaesato Ziółkowski, con Mancini spostato centrale: qualcosa migliora subito. L’atteggiamento è più propositivo.
Al 50’ Ferguson prova una giocata in area con stop di petto e girata, ma Carnesecchi respinge. Poco dopo Soulé, defilato, impegna ancora il portiere.
Arrivano i cambi: fuori Rensch e Ferguson, dentro Tsimikas e Dovbyk, con Wesley spostato a destra. La Roma produce finalmente un’azione manovrata: grande discesa di Wesley e cross basso per Dybala, che anticipa il difensore ma vede il tiro ribattuto. Ancora una volta, però, invece di insistere, la squadra torna a confondersi.
L’Atalanta riprende campo, sospinta da un instancabile Bernasconi, ma qui emerge Mancini, che da centrale difensivo giganteggia e non concede più nulla.
Esce anche Soulé per El Shaarawy, mentre i cambi da entrambe le parti abbassano il ritmo e creano equilibrio. La Roma, però, non ha né forza né qualità per affondare, e Dovbyk riesce incredibilmente a fare peggio di Ferguson.
All’83’ entra Pisilli per un Koné probabilmente al punto più basso della sua stagione. Nel finale la Roma prova a gettare il cuore oltre l’ostacolo, trascinata da Mancini e Cristante, gli ultimi ad arrendersi.
Al 91’ proprio Mancini serve un grande pallone a Dybala, che però non riesce ad arrivare alla conclusione. Al 94’ Svilar si riscatta con una grande parata su un contropiede atalantino; un minuto dopo arriva il fischio finale.
Sette sconfitte in 18 partite non sono poche, soprattutto perché tutte arrivate con il minimo scarto: un dato che certifica l’incapacità cronica della Roma di rimontare lo svantaggio.
Stasera, soprattutto nel primo tempo, non si salva nessuno. La squadra è apparsa svagata, senza mordente, con un attacco ormai affetto da un male che sembra incurabile.
Si perde per un errore di Svilar, condizionato però dall’intervento del compagno Rensch e forse da un fallo di Scalvini: lo stesso Svilar che tante volte ha salvato la Roma con le sue parate.
Il problema è sempre lo stesso: questa squadra non segna nemmeno con le mani e, se concede un gol, non ha i mezzi per recuperare.
Dybala, soprattutto nel primo tempo, ha dato la sensazione di essere un ex giocatore, togliendo spazio e ritmo anche a Soulé. Koné inguardabile. Ziółkowski è giovane e reggere una difesa fuori casa contro uno come Scamacca è stato un compito proibitivo.
Questa Roma non può fare a meno di Wesley sugli esterni e soffre terribilmente le assenze di Ndicka in difesa e di El Aynaoui a centrocampo.
L’attacco necessita di un intervento urgente della società: non si possono continuare a giocare partite così sterili davanti se si vuole puntare almeno al quarto posto.
Un quarto posto che, paradossalmente, la Roma mantiene ancora (seppur in coabitazione) grazie al pareggio della Juventus. Il campionato, in qualche modo, sta aspettando la Roma: serve approfittarne, rinforzando la squadra per prendersi la Champions.
Ora testa a Lecce, dove si giocherà il giorno della Befana senza la difesa titolare: Ndicka assente per la Coppa d’Africa, Hermoso e Mancini squalificati. Gasperini dovrà inventarsi qualcosa, perché saranno tre punti pesantissimi.
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