Municipi:

Roma, la città che l’usura ha ripreso a strangolare

Dopo la pandemia, in solo cinque anni, i reati di usura accertati sono stati 127, con 476 persone denunciate

Roma, sotto la superficie scintillante di una città che corre verso il futuro, c’è una piaga che ritorna. Silenziosa, spietata, invisibile ai più: è l’usura. Un’emergenza sociale che, dopo la pandemia, ha rialzato la testa con numeri preoccupanti.

Secondo l’ultima analisi della Consulta nazionale antiusura in collaborazione con Caritas, oltre 205mila famiglie nel Lazio rischiano oggi di finire nella rete dei prestiti illegali.

Sono famiglie indebitate, artigiani schiacciati dai rincari, piccoli imprenditori travolti dai mutui e dalle bollette. Colpiti prima dal Covid, poi dal caro energia, oggi anche dall’impennata dei tassi. E mentre cresce la disperazione, gli strozzini tornano a offrire “soluzioni”. Ma il prezzo da pagare è altissimo.

Nel solo ultimo anno, la polizia, i carabinieri e la Guardia di Finanza hanno arrestato circa 65 usurai nella Capitale. In cinque anni, i reati di usura accertati sono stati 127, con 476 persone denunciate. Numeri che raccontano una realtà sommersa, che spesso non arriva nemmeno alla denuncia.

“È un fenomeno pericolosissimo, che distrugge vite e droga l’economia sana”, spiega l’avvocato Luigi Ciatti, da trent’anni alla guida dell’Ambulatorio Antiusura di Roma. “L’usura oggi non colpisce più solo chi lavora in nero o è ai margini. Entra nelle case della piccola borghesia, dove non si arriva più a fine mese.”

Dietro le cifre, le storie. Quelle che non finiscono in prima pagina. Come quella della commerciante che ha acceso un prestito veloce per pagare l’affitto del negozio. O del pensionato che ha firmato cambiali pur di aiutare il figlio rimasto disoccupato. Tutti con un comune denominatore: la paura e il silenzio.

Intanto, la città sembra non accorgersene, troppo presa dal tran tran quotidiano. Ma se l’usura torna a mordere, lo fa approfittando proprio di quell’indifferenza.

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