Roma soffoca per il caldo: dehors vuoti, turisti in fuga e ristoranti costretti ad aspettare la sera

Tra i sampietrini bollenti, i pochi visitatori sfidano il caldo all'ombra, rimandando pranzi e passeggiate. Il commercio si risveglia soltanto dopo il tramonto

Il ronzio ritmico dei ventilatori spinti alla massima potenza e le nuvole di vapore create dai nebulizzatori d’acqua non bastano a mitigare l’afa soffocante del centro capitolino.

Sulle pedane e sotto le tende dei dehors, tra via della Croce e le stradine dell’ansa del Tevere, i tavoli ricoperti da tovaglie rimangono desolatamente vuoti per quasi tutta la giornata.

Nella morsa del calore d’agosto, la scena nel cuore di Roma cambia volto: trattorie, osterie e locali di somministrazione attendono invano l’arrivo dei clienti fin dalle prime ore del mattino, mentre il numero delle sedie inutilizzate cresce progressivamente col passare delle ore.

La fuga dai sampietrini bollenti e il rinvio del pranzo

Sono pochissimi i turisti che scelgono di sfidare le temperature record per consumare la colazione o il pranzo all’aperto. Lungo le vie lastricate dai sampietrini infuocati, il flusso dei visitatori si trasforma in una marcia forzata alla ricerca dell’ombra.

Passi rapidi, soste prolungate sotto i cornicioni dei palazzi storici e la decisione quasi unanime di saltare il brunch o posticipare la sosta nei locali: la priorità di chi attraversa i vicoli è evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore di punta.

Ripresa soltanto dopo le otto di sera

Per assistere a un primo segnale di ripartenza della vita cittadina e della ristorazione bisogna attendere il calare del sole.

È soltanto a partire dalle 20:30, quando l’aria comincia gradualmente a rinfrescarsi e le piastrelle di pietra cedono il calore accumulato durante la giornata, che i vicoli tornano a popolarsi.

I tavoli dei dehors si riempiono per la cena, inaugurando una movida serale che punta a recuperare il terreno perso durante le ore diurne congelate dal gran caldo.

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