

Annullato il divieto per un locale di via Frattina. Il Comune di Roma bacchettato per eccesso di severità e mancanza di basi scientifiche
La vicenda affonda le radici nel novembre 2024, quando la Polizia Locale di Roma Capitale, durante un’ispezione, aveva sanzionato un ristorante per l’assenza della tradizionale canna fumaria sul tetto, imponendo la chiusura della cucina.
Il locale, tuttavia, era dotato di un moderno impianto di aspirazione con filtri a carboni attivi, una tecnologia avanzata che l’amministrazione capitolina ha finora equiparato a una violazione delle norme igienico-sanitarie.
Una posizione che il TAR del Lazio ha ora smontato punto per punto, annullando il provvedimento comunale e definendo “errato” il presupposto su cui si fondava la sanzione.
Nella sentenza, i giudici amministrativi evidenziano un vero e proprio corto circuito normativo tra regolamenti comunali e legislazione regionale.
Da un lato, Roma Capitale ha continuato a difendere l’obbligo della canna fumaria tradizionale; dall’altro, la Legge Regionale del Lazio – attraverso il Testo Unico del Commercio – impone ai Comuni di favorire l’adozione di soluzioni tecnologicamente avanzate, soprattutto nei centri storici, per evitare l’installazione di tubazioni esterne invasive sui palazzi d’epoca.
Il TAR sottolinea inoltre come il Comune non abbia mai prodotto evidenze tecniche o scientifiche in grado di dimostrare una minore efficacia dei filtri a carboni attivi rispetto ai condotti tradizionali. Un vuoto istruttorio che rende illegittimo il divieto imposto.
Non solo. I giudici censurano anche l’eccesso della misura adottata: anche qualora fosse stata riscontrata un’irregolarità riferita a un singolo macchinario – come la friggitrice – non sarebbe stato comunque lecito ordinare la chiusura dell’intera cucina, trattandosi di una sanzione sproporzionata.
Soddisfazione nelle parole dell’avvocato Simone Petrucci, legale della società proprietaria del ristorante, che parla di una svolta per tutto il settore: «Questa sentenza pone fine a cinque anni di trattamenti ingiusti. La norma del 2019 partiva dal presupposto errato che le canne fumarie inquinassero meno dei moderni impianti. Ora cesseranno finalmente restrizioni gravose e talvolta assurde a carico degli esercenti».
La decisione del TAR è destinata ad avere un impatto concreto sulla ristorazione romana. I sistemi di filtraggio avanzati vengono di fatto equiparati alle canne fumarie tradizionali, mentre l’amministrazione non potrà più vietare soluzioni alternative in assenza di perizie tecniche che ne dimostrino l’inefficacia.
Un passaggio chiave anche per la tutela del decoro urbano: i ristoratori potranno investire in tecnologie hi-tech capaci di garantire la qualità dell’aria senza deturpare i tetti e le facciate storiche della Capitale.
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