

107esimo e ultimo posto per i giovani tra i 18 e i 35 anni
Affitti da capogiro, insicurezza percepita e notti pericolose sulle strade: Roma si scopre ostile ai suoi giovani.
A certificarlo è l’indagine del Sole 24 Ore sulla qualità della vita, che ha stilato una classifica delle province italiane più vivibili per le tre fasce d’età chiave: bambini, giovani e anziani.
E se c’è una maglia nera che fa rumore, è proprio quella assegnata alla Capitale: 107esimo e ultimo posto per i giovani tra i 18 e i 35 anni.
Un dato che stona con l’immagine di città eterna e dinamica, e che invece racconta di un territorio che fatica a trattenere e valorizzare le nuove generazioni.
Gli indicatori parlano chiaro: canoni di locazione insostenibili, scarsa sicurezza urbana, pochi spazi sportivi e una mobilità notturna tutt’altro che sicura fanno sprofondare Roma in fondo alla classifica nazionale.
Solo su due voci, il numero di laureati (quarta posizione) e l’offerta di spettacoli (diciottesima), la città riesce a risalire la china.
Per il resto, il quadro è sconfortante: 67esima per disoccupazione giovanile, 70esima per il divario affitti centro-periferia, 95esima per il tasso di matrimonio e addirittura 103esima per l’età media al parto.
Indicatori che tratteggiano una Capitale dove fare progetti di vita è difficile, se non impossibile, per molti ragazzi.
Va meglio, ma non troppo, per i bambini: Roma si colloca al 46esimo posto. Spicca la seconda posizione per la retta della mensa scolastica, segno di un sistema che almeno sul fronte dei servizi educativi prova a reggere.
Ma anche qui le ombre non mancano: 104esima per spazio abitativo e 88esima per relazioni sociali, a conferma di un contesto urbano che spesso non favorisce l’infanzia, né nei metri quadri né nei legami umani.
Tra luci e ombre anche il dato relativo agli anziani, dove Roma si piazza 63esima: nella media nazionale, ma lontana dall’eccellenza.
La Capitale offre pensioni più alte della media (nona posizione), ma anche tanta solitudine: il 100esimo posto nell’indicatore “persone sole” fotografa un disagio profondo che le cronache sociali non smettono di raccontare.
“Il dato che emerge è che Roma sembra incapace di prendersi cura di chi rappresenta il suo futuro”, sottolineano i ricercatori.
Una fotografia impietosa ma utile. Perché solo guardando in faccia le proprie fragilità, la Capitale può provare a invertire la rotta.
I giovani hanno bisogno di case accessibili, lavoro stabile, spazi di socialità e sicurezza reale. E Roma, se vuole restare una città viva, deve tornare ad essere anche una città per loro.
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