San Filippo Neri: da ospedale pubblico ad azienda a gestione privatistica

Prevista l’apertura di un polo per lo studio delle “cardioscienze”
di Thèodore Guida - 5 Marzo 2009

L’azienda ospedaliera San Filippo Neri, situata in zona Trionfale in via Martinotti 20 e in via E. Di Mattei 72, diventerà un’organizzazione sanitaria a prevalente carattere privatistico. Infatti, scomparirà per dar vita a due fondazioni a capitale pubblico ma con una organizzazione di tipo privatistica. Il San Filippo Neri diventerà il fulcro di una nuova organizzazione sanitaria che prevede la partecipazione del San Camillo, del policlinico Tor Vergata, dell’Harvard Medical School di Boston e della Regione Lazio.

Il dipartimento delle “cardioscienze” dovrebbe essere diretto dall’attuale direttore del dipartimento medico del San Filippo Neri, Massimo Santini. La parte cardiochirurgica, invece, sarà affidata a Francesco Musumeci che resterà comunque al San Camillo, ma dividerà la sua attività. Tutta cardiochirurgia d’avanguardia sul fronte delle aritmie, grazie anche alla collaborazione con l’università di Boston. Inoltre, saranno possibili ulteriori collaborazioni a livello internazionale, visto che Massimo Santini, presto diventerà presidente mondiale dell’Icpes (la più importante società scientifica internazionale che si occupa di aritmologia).

Al fianco del dipartimento che si occuperà delle malattie cardiache si prevede la nascita di una fondazione specializzata nelle malattie oncologiche. In tal caso i particolari del progetto sono meno limpidi ma si pensa che il coordinamento di tale unità, sarà affidata al professor Titta Grassi, capo del dipartimento chirurgico del San Filippo Neri.

La Regione Lazio ha il compito di unire due fondazioni a capitale praticamente tutto pubblico, ma caratterizzata da un sistema gestionale privatistico e un approccio collaborativo col sistema sanitario regionale come avviene per esempio nel caso del policlinico Gemelli, che con la Regione ha una convenzione per l’offerta di molteplici servizi sanitari.

Un ulteriore punto di forza del progetto è rappresentato dalla volontà di far confluire nelle fila del San Filippo Neri, i ricercatori e i laboratori dell’istituto di ricerche di biologia molecolare “Pietro Angeletti” di Pomezia, visto che la multinazionale del farmaco Merk, proprietaria dell’Istituto, pare intenzionata a smantellare tale attività.

Il progetto appare interessante e di nobili intenti, ma al San Filippo Neri, ci sono da risolvere problemi di portata minore, ma importantissimi e non più rimandabili: la revoca di una delibera che prevede la chiusura dell’attuale reparto di cardichirurgia e la decisione di riaprire quattro degli otto posti letto di terapia intensiva, ormai pronti da circa due anni, ma mai aperti ai pazienti.

D’altra parte Alessio D’Amato, consigliere regionale del Pd e coordinatore del forum sanità Pd, ed Enzo Foschi, consigliere regionale del Pd e membro della commissione sanità, in una dichiarazione congiunta, hanno espresso tutto il loro disaccordo su tale progetto: “un polo pubblico delle cardioscienze è un fatto assolutamente rilevante ma la strada deve essere un’altra e, soprattutto, non si possono sottopporre le sorti dei singoli all’interesse della comunità regionale. In questo momento, le priorità sono altre: abbattimento delle liste di attesa e superamento del blocco del turn-over, che sta minando la stabilità delle strutture sanitarie.


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