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Spin Time, fumata nera in Campidoglio: salta l’accordo ponte. Gualtieri: «Grande amarezza», la proprietà frena sui rischi per la sicurezza

Fallito il tavolo di trattativa tra Palazzo Senatorio e Investire Sgr per l'ex stabile occupato

Un contropiede secco che lascia il Campidoglio con un pugno di mosche in mano e riapre una ferita sociale mai rimarginata. Si consuma sul filo dei cavilli legali e della sicurezza la rottura definitiva tra il Comune di Roma e Investire Sgr, la società di gestione proprietaria dell’immobile che per oltre un decennio ha ospitato l’esperienza di Spin Time.

Il vertice convocato nell’aula capitolina si è trasformato in un muro contro muro: la proprietà ha piantato i paletti, stracciando l’ipotesi di un intesa transitoria che avrebbe consentito un rientro cadenzato degli ex occupanti in attesa del passaggio di proprietà.

A confermare la fumata nerissima è stato lo stesso sindaco Roberto Gualtieri, intervenuto nella serata di ieri giovedì 6 agosto sui schermi di La7 durante la trasmissione In Onda. Un’uscita dall’amaro in bocca per il primo cittadino, che ha denunciato l’atteggiamento inflessibile della controparte: «Abbiamo messo sul piatto l’offerta migliore possibile, ma ci è arrivato un no irrevocabile. Avevamo fornito ogni garanzia tecnica, eppure la sensazione netta è che la sentenza fosse già stata scritta a monte».

Il piano di Palazzo Senatorio sfumato tra i veti

La strategia tracciata dalla giunta capitolina puntava a rilevare in via definitiva la struttura, un percorso burocratico e contabile destinato inevitabilmente a richiedere mesi.

Per fare fronte all’emergenza immediata, l’amministrazione aveva avanzato una proposta di “accordo ponte”: il Comune avrebbe preso in carico l’immobile versando un indennizzo d’uso e facendosi carico dei cantieri più urgenti nel giro di un paio di mesi. Un passaggio ritenuto decisivo per restituire subito un tetto a circa 120 persone, a partire dai nuclei familiari con minori.

«Un risultato fondamentale soprattutto per i più piccoli, molti dei quali inseriti nelle scuole del quartiere», ha ribadito Gualtieri, tratteggiando il profilo di una realtà «capace di generare un modello virtuoso di coesione urbana e solidarietà che è un delitto disgregare». Proposta rispedita al mittente dal fondo immobiliare, che ha liquidato le formule giuridiche del Comune ritenendole del tutto prive di solide basi legali.

Immagine di repertorio

La versione del fondo: «Zero agibilità, noi tuteliamo la legge»

Se la politica esprime amarezza, la finanza immobiliare risponde a colpi di perizie e responsabilità penali. Attraverso una nota ufficiale, Investire Sgr (società che gestisce il Fondo Immobili Pubblici) ha rivendicato la propria posizione, escludendo scorciatoie: dopo tredici anni di mancati interventi manutentivi, lo stabile presenta criticità strutturali tali da rendere impossibile qualsiasi riutilizzo ad uso abitativo in tempi brevi.

Il recente sopralluogo tecnico effettuato all’inizio di agosto avrebbe certificato l’assenza delle condizioni minime di agibilità e sicurezza degli impianti.

Dare il via libera a un rientro anticipato, fanno sapere dalla società, avrebbe esposto i vertici dell’Sgr a pesanti conseguenze sul piano civile e penale per l’incolumità delle persone.

Pur blindando le porte dell’edificio, la proprietà assicura di non voler interrompere i canali d’interlocuzione istituzionale per la compravendita finale della struttura, purché si rimanga nei binari della legalità.

Nel frattempo, per attenuare le ripercussioni dello sgombero sulle fasce più vulnerabili, Investire Sgr ha annunciato lo stanziamento di fondi propri dedicati a sostenere gli ex occupanti nella ricerca di sistemazioni temporanee sul mercato.

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