

Nessun semaforo verde incondizionato né una bocciatura definitiva: decisiva la partita sulla sostenibilità economica, la tutela del capolavoro di Nervi e i tempi lunghi della Metro C
Si è conclusa senza squilli di tromba né verdetti perentori la fase preliminare della Conferenza di servizi sul dossier Lazio per la rinascita del Flaminio. Una procedura scivolata nel silenzio delle cancellerie campidogliane dove, a differenza di quanto avvenne per la sponda romanista di Pietralata — i cui documenti furono pubblicati a tempo di record —, regna per ora il massimo riserbo.
Per consultare i verbali ufficiali e scoprire le carte toccherà attendere qualche giorno, ma il clima attorno al tavolo tecnico indica una sola strada: una promozione con riserva, infarcita di prescrizioni e correttivi che il club biancoceleste dovrà digerire per sperare di andare avanti.
Al centro del dibattito resta quello che il ministro dello Sport Andrea Abodi ha plasticamente ribattezzato lo “showroom dei vincoli”. L’impianto firmato da Pier Luigi e Antonio Nervi porta sulle spalle una stratificazione di tutele architettoniche, storiche e paesaggistiche che rendono ogni variante un terreno minato.

Sotto la lente della Soprintendenza sono finiti l’impatto visivo della nuova copertura, la realizzazione di un secondo anello sorretto da pilastri esterni e le inevitabili campagne di scavo archeologico.
I tecnici di Claudio Lotito hanno provato ad aggiustare il tiro con fascicoli integrativi, ma il confronto resta serrato e la tutela del monumento originale rimane un paletto inscalfibile.
Non ci sono poi soltanto i mattoni e il cemento. Sul tavolo pesano due incognite cruciali: la finanza e la viabilità. Se l’analisi del piano da mezzo miliardo di euro — basato in massima parte su prestiti bancari — viaggia su un binario parallelo nelle stanze dei tecnici comunali, è il capitolo mobilità a spalancare un buco nero nei calcoli della società.
Il piano della Lazio scommette su un afflusso di tifosi quasi interamente sbilanciato sui mezzi pubblici, ma la futura stazione “Auditorium” della Linea C vedrà la luce solo diversi anni dopo la data ipotizzata per il taglio del nastro.
Un cortocircuito temporale che costringerà il Campidoglio a pretendere garanzie stringenti per evitare di paralizzare l’intero quartiere nei giorni di gara.
Gli scenari ora si biforcano. Una bocciatura secca pare lontana, mentre prende quota l’ipotesi di un via libera condizionato che permetterebbe a Lotito di bussare alla porta della giunta Gualtieri per incassare la dichiarazione di pubblico interesse.
Ma la strada verso l’Aula Giulio Cesare resta in salita: prima del voto finale dell’Assemblea capitolina servirà un piano economico bollinato e a prova di bomba.
Senza contare la concreta possibilità che il Comune decida di promuovere un lungo ciclo di dibattiti pubblici con la cittadinanza per arginare le proteste dei residenti del Flaminio. La partita, insomma, è appena cominciata.
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LO STADIO NUOVO, CHE DEVE ESSERE RIPENSATO PER 60 70 MILA SPETTATORI, HA VICINO TRE LINEE METROPOLITANE , LA LINEA A E F ( ROMA NORD ) E LA LINEA C OLTRECHE LA LINEA 2. L” ARCHITETTURA LASCIA A DESIDERARE E’ ORA DI UN RINNOVO TOTALE DEL TIPO LO STADIO DI CALCIO DEI STUPENDI MONDIALI 2026 A LOS ANGELES.LA METROPOLJ SI FA CON IL FARE.