

Monitoraggio costante della Protezione Civile: la portata del fiume sfiora ancora i 520 metri cubi al secondo, quasi il doppio della media
La piena ha iniziato a ritirarsi, ma il Tevere resta sotto stretta osservazione. Il maltempo ha concesso una tregua, ma le conseguenze dell’ondata di piena sono ancora ben visibili lungo il tratto urbano del fiume, che continua a scorrere torbido e veloce sotto i ponti del centro storico. Le banchine restano sommerse e chiuse, mentre i livelli idrometrici scendono con estrema lentezza.
Secondo i dati della Protezione Civile del Lazio, il fiume sta rientrando nei ranghi solo gradualmente.
A Ripetta, punto di riferimento storico per monitorare la “salute” del Tevere, i numeri raccontano l’intensità dell’evento: il 3 gennaio il livello era sotto i 5 metri, poi la crescita rapida fino al picco del 6 gennaio, quando l’acqua ha raggiunto gli 8,26 metri.
Solo nella tarda mattinata di mercoledì 7 gennaio si è registrato il primo segnale incoraggiante, con il livello tornato sotto la soglia degli 8 metri.
A preoccupare non è stata soltanto l’altezza dell’acqua, ma anche la sua forza. La portata, che in condizioni normali si aggira sui 320 metri cubi al secondo, è quasi raddoppiata durante la piena: all’alba del 6 gennaio ha toccato i 619,5 m³/s. Nelle ultime ore è scesa intorno ai 520 m³/s, un dato ancora molto elevato rispetto alla media stagionale.
Il deflusso verso il mare procede senza interruzioni, ma resta condizionato dall’apporto dell’Aniene, che nei giorni scorsi ha riversato nel Tevere enormi quantità d’acqua dopo le esondazioni registrate nella periferia est.
Per questo il fiume resta un “sorvegliato speciale”: la Protezione Civile continua a monitorare i punti più critici del reticolo idrografico e conferma la chiusura delle banchine fino a quando i livelli non scenderanno ulteriormente.
L’emergenza sembra avviata verso una fase di progressiva normalizzazione, ma la guardia resta alta.
L’attenzione è puntata su eventuali rigurgiti della rete fognaria e sulla tenuta degli argini, messi a dura prova dall’erosione e dalla violenza della piena. Roma respira, ma il fiume chiede ancora prudenza.
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