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Umberto Pagliaro e il suo studio per Centocelle e per l’associazionismo commerciale

Una singolare esperienza professionale
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 10 Ottobre 2012

Lo Studio del geom. Umberto Pagliaro è conosciuto per la sua eccellenza e qualità di servizio a Centocelle dov’è la sede ma anche nel resto della capitale e nella regione. La nostra intervista toccherà anche temi legati alla vita di quartiere e alla cooperazione tra commercianti e artigiani, sui quali Pagliaro ha speso molto del suo tempo.

Come hai intrapreso la professione di geometra?

Quest’avventura ha avuto inizio nel 1976 dopo il superamento dello scoglio dell’iscrizione all’albo dei geometri, un passo decisivo per la mia carriera che è stato reso possibile grazie ad una buona base di partenza recepita durante la formazione scolastica.

Sono stato uno studente dello storico istituto tecnico di Centocelle il "Boaga", diplomandomi con il massimo di quel tempo: 60/60. Aprendo una parentesi, un consiglio che sento di dare ai più giovani è proprio quello di dare il massimo nello studio, perché il più delle volte saranno ripagati nel corso della vita. Decisiva nella mia carriera è stata anche l’attività parallela che ho svolto nell’Ibm, una struttura importante dove, attraverso l’esperienza acquisita con i corsi di formazione, incominciò a farmi comprendere le dinamiche per impostare un’azienda tutta mia.

Com’è nata l’idea dell’azienda?

Quest’esperienza a cui accennavo, mi ha portato appunto ad andare via dall’azienda con la consapevolezza di voler avviare la professione di geometra ad alto livello. A partire dal 1978 nell’epoca dell’equo canone quando da consulente dell’Uppi (Unione Piccoli Proprietari Immobiliari), per mezzo delle consulenze gratuite, ho cominciato a formare la mia clientela, e ancora oggi vanto collaborazioni con quelle persone. L’incremento della clientela, che ha deciso di accordarmi il suo favore, si è manifestato anche in prossimità dei primi condoni edilizi, quando l’investimento di tempo e fatica nelle consulenze per l’equo canone hanno portato gli effettivi riscontri.

Qual è il segreto del successo di quest’attività?

Dedicarsi corpo e anima al lavoro, mettendo a disposizione del cliente conoscenza, preparazione e tempo. In questo campo è necessario essere sempre preparati ed informati sulle nuove normative, in modo da poter fornire una costante e continua consulenza al cittadino. Questo perché le leggi in merito vengono trattate solo in sede politica portando il cittadino ad essere totalmente disinformato. Un cliente bene informato si sente invogliato a dare vita a nuove attività e di riflesso il mio lavoro d’informazione preventiva viene ripagato con importanti incarichi.

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Hai iniziato questa professione e continui a svolgerla tuttora a Centocelle: come si è evoluto il quartiere in questi anni?

La mia prima sede lavorativa si trovava in via delle Gardenie 150, in quel periodo Centocelle si presentava come una zona poco urbanizzata rispetto ad oggi e la gente era tranquilla con la voglia di produrre ed investire. In seguito ho deciso di acquistare un palazzetto storico di Centocelle, in via dei Platani, che ho riqualificato rendendolo accogliente e professionale, così da poter dare un tono alla mia professione. A darmi una mano in questo c’è mia moglie che cura con grande dedizione la mia immagine e quella dello studio.

Da residente e professionista del quartiere, come vedi la situazione del commercio?

Purtroppo la situazione commerciale è andata a decrescere. Tutta colpa della mancata formazione professionale dei giovani che non li porta a cimentarsi nei mestieri ormai quasi estinti. Una mia proposta sarebbe quella di creare all’interno della storica Scuola Cecconi un centro di formazione di arti e mestieri portando ad insegnare gli artigiani più anziani, donando a loro qualcuno a cui trasmettere i segreti del mestiere e togliendo i giovani dalla strada, prospettando loro un futuro nuovo. In questo momento storico bisognerebbe incoraggiare i giovani ad indirizzarsi verso una professione anziché invogliarli e illuderli con la chimera del posto fisso.

Come ha inciso la concentrazione dei centri commerciale nella zona est e nel VII?

I centri commerciali hanno distrutto la città commerciale spicciola, un tempo i piccoli negozi di quartiere erano il punto di riferimento dei residenti per i loro acquisti. Adesso bisogna scegliere tra mille prodotti simili con lo stesso contenuto, la soluzione giusta è quella di specializzarsi in un prodotto singolo per competere con la concorrenza della grande distribuzione.

E l’associazionismo tra commercianti?

Anche l’associazionismo tra commercianti sarebbe una buona formula che porterebbe a vincere sul campo. Per far sì che questo accada assume una grande importanza la creazione di un centro commerciale naturale dotato di parcheggi sotterranei e di attività che attirino la gente in questo luogo.

Ci può parlare dell’AIR?

Volentieri. Proprio per sviluppare l’associazionismo ho deciso di creare insieme agli imprenditori che resistono sul mercato un’associazione di categoria diversa da quelle esistenti comprendente una cinquantina d’imprese l’AIR (Associazione Imprenditori Romani). Questo perché crediamo nel domani e vogliamo dare lavoro ai giovani ponendo un freno ai lavoratori stranieri. Non abbiamo nulla contro gli stranieri, ma dobbiamo dare spazio agli italiani vista la mancanza di forza nostrana e con loro vogliamo ottenere degli incentivi alle imprese che assumono.


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