

Il tentativo di uccidere Hitler, e l'Operazione Valchiria”, in cui le Valchirie vagneriane non c’entravano proprio un bel niente
Quel 20 luglio del 1944 era un giovedì e Mussolini era arrivato a Rastenburg – il Quartier Generale di Adolf Hitler anche noto come “La Tana del Lupo” (Wolfsschanze) – dopo avere, al mattino, visitato, con il Maresciallo Graziani e altre Autorità della RSI, le quattro Divisioni dell’Esercito della Repubblica Sociale Italiana che si stavano costituendo in Germania nei Campi di prigionia dove erano rinchiusi i nostri soldati, rastrellati dai tedeschi dopo l’8 Settembre del ’43, all’interno dell’”Aktion Acse” di occupazione del nostro Paese.
Nella Wolfsschanze, da poco (esattamente alle 12,42) c’era stata l’esplosione della bomba che quasi aveva ammazzato il Fuhrer (Hitler si era salvato perché qualcuno, con un piede, aveva spostato da sotto il tavolo la borsa che conteneva l’esplosivo poco prima dello scoppio, salvandolo così da morte certa, sorte che era, invece, toccata a tre Ufficiali e ad uno Stenografo) e Mussolini – accompagnato da Hitler, che con il braccio destro si teneva il sinistro, in preda ad un importante fremito nervoso – poté così constatare, di persona, i danni provocati dalla bomba che era stata piazzata sotto il grande e spesso tavolo di legno, posizionato al centro della Sala delle Riunioni, dal Colonnello della Wermacht Claus Schenk Graf von Stauffenberg, militare prussiano pluridecorato e più volte ferito in combattimento.
Hitler era vivo per miracolo e ancora una volta – dirà subito l’apparato di propaganda del Ministro Paul Joseph Goebbles – la Divina Provvidenza aveva salvato la vita del Capo del nazismo. Non per niente, il motto delle SS recitava: “Got Mit Uns”, “Dio E’ Con Noi”.
“E’ ora che si faccia qualcosa. Ma colui che oserà agire deve rendersi conto che entrerà probabilmente nella storia tedesca con il marchio del traditore. Se tuttavia rinuncerà ad agire, si ritroverà ad essere un traditore davanti alla propria coscienza” (Colonnello Claus Schenk Graf von Stauffenberg, Lettera alla moglie, Luglio 1944)
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Quello messo in scena dall’Ufficiale tedesco, discendente da una nobile famiglia di militari prussiani ed emissario di un gruppo di Ufficiali tedeschi rivoltosi, era l’ultimo atto di un tentativo di Colpo di Stato, denominato “Operazione Valchiria” (“Operation Valkure”), che alcuni militari tentarono per sbarazzarsi – dopo averlo osannato per anni – dell’ormai ingombrante “imbianchino austriaco” (così Mussolini amava definire Hitler) per mettere in piedi un nuovo Governo germanico, fare la pace con gli Alleati ad Ovest e continuare la guerra contro i Sovietici ad Est, dopo che la Seconda guerra mondiale – iniziata il 1° Settembre del 1939 con l’invasione tedesca della Polonia – era ormai, per i tedeschi stessi, da tempo irrimediabilmente persa e non solo per colpa dell’inettitudine militare del Fuhrer, che tra le alte sue megalomani presunzioni, aveva quella di ritenersi un geniale stratega militare.
In quel tentato Golpe militare, le Valchirie della famosa “Cavalcata” di Richard Wagner (presente nel Terzo Atto della sua Opera intitolata “Valchiria” e scritta nel 1851) non c’entravano proprio un bel niente. C’entrava, invece, la voglia dei militari tedeschi di farla finita con il nazismo ora che le gloriose giornate della “Blitzkrieg”, la “Guerra lampo”, erano ormai solo un pallido e lontano ricordo e gli americani da un lato e i sovietici dall’altro stavano per “prendersi” la Germania del Terzo Reich (che avrebbe dovuto durare mille anni e ne durerà, invece, solo appena dodici) per farla letteralmente a pezzi.
I congiurati stanziati al Quartier Generale della Wermacht, a Berlino, attendevano la notizia che Hitler era morto per far scattare l’”Operazione Valchiria”, ovvero l’arresto dei Ministri e delle SS ma questa notizia tardava ad arrivare e quel ritardo fu fatale ai congiurati. Solo alle 16,30 di quel Giovedì 20 Luglio, infatti, von Stauffenberg, di ritorno da Rastenburg, comunicò che Hitler era morto, essendone convinto. Solo allora dunque la notizia poté essere diffusa con l’ordine alla Milizia territoriale di arrestare Ministri ed SS e di occupare tutti i Campi di Concentramento.
Ma un altro errore fatale si abbatté sui congiurati. L’ordine venne, infatti, trasmesso corredato dalla clausola di segretezza e questo voleva dire che solo 4 telescriventisti al Quartier Generale potevano inviare quel messaggio (se quel massaggio non avesse avuto quella clausola i telescriventisti autorizzati ad inviarlo sarebbero, invece, stati 20) e quell’ulteriore intoppo fece perdere ai congiurati ancora tempo prezioso e probabilmente segnò il loro definitivo fallimento, “scontrandosi” con la notizia (riferita quello stesso 20 Luglio da Goebbles a tamburo battente e senza sosta per ore) che invece Hitler era scampato all’attentato ed era vivo. Quel tira e molla fece si che molti congiurati tornassero sulla loro decisione di ribellarsi al Fuhrer, mentre altri venivano arrestati dalle SS, mandando praticamente a farsi benedire il Piano insurrezionale.
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Appena si fu ripreso ed ebbe altresì ripreso il controllo della situazione – mentre il Ministro della Propaganda ne glorificava praticamente l’”invulnerabilità” – con queste parole:
“Contro il Fuhrer è stato compiuto un attentato con materiale esplosivo. Del suo seguito sono rimasti gravemente feriti il generale di divisione Schmund, il colonnello Brand, il tenente colonnello Borgman, il collaboratore Berger. Ferite meno gravi hanno riportato il generale d’armata Jodl, i generali Korten, Buhle, Bodenschatz, Heusinger e Scherf e gli ammiragli Voss e von Puttkamer. Il Fuhrer stesso, tranne lievi scottature e ammaccature, non ha subito ferite. Egli ha ripreso subito il suo lavoro.“.
Ripreso completamente in mano il potere, Hitler ordinò una durissima repressione contro i rivoltosi che venne affidata alle SS e che portò all’arresto di oltre 5mila militari. Furono arrestati gli Ufficiali, di ogni grado, che avevano preso parte alla congiura e anche i loro parenti, eseguendo quello che i tedeschi definivano “sippenhaft”, ovvero “arresto per motivi di parentela”. I primi, per la maggior parte, saranno processati per alto tradimento e ammazzati in vari modi (solo ad Erwin Rommel, la “Volpe del Deserto”, che Hitler aveva promosso Feldmaresciallo prima di ordinarne il suicidio, fu consentito di suicidarsi e gli fu poi tributato un funerale di Stato, segno massimo dell’ipocrisia sanguinaria nazista). 200 saranno i congiurati giustiziati (non tutti coinvolti nel tentato Golpe, ma alcuni saranno ammazzati per regolare diversi conti in sospeso tra le SS e la Wermacht). I loro parenti saranno, invece, rinchiusi in diversi Campi di Concentramento.
Dopo quel fallito attentato, la guerra durerà ancora per oltre 10 mesi. Il 30 Aprile del 1945 Hitler si suiciderà nel Bunker sotterraneo della Cancelleria, a Berlino e il 9 Maggio, in Occidente, la guerra terminerà con la resa incondizionata delle truppe tedesche ancora attive e la successiva occupazione e divisione, tra le Potenze vincitrici, di quello che restava della Germania. Il 1945 sarà per la Germania l’”Anno Zero”, come il regista Roberto Rossellini efficacemente descriverà nell’ultimo Film della sua trilogia sulla guerra, girato nel 1948; trilogia che comprendeva “Roma, Città Aperta” (1944-1945) e “Paisà” (1946).
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