

Laura D'Oriano, agente segreto alleato
“Dopo la presa di Porta Pia, il giovane Regno d’Italia si preoccupò di allestire una linea di difesa militare dal Tirreno all’Adriatico. Il progetto definitivo approvato dal Parlamento nel 1878 prevedeva che Forte Bravetta, sulla via Aurelia, fosse una delle quindici fortezze di tipo prussiano poste a difesa di Roma capitale. All’epoca nulla lasciava prevedere che quella lugubre e massiccia costruzione, con il portone di ferro e un terrapieno alto 15 metri, sarebbe diventata un monumento a cielo aperto della Resistenza romana e dell’opposizione al fascismo e al nazismo, al pari di Regina Coeli, via Tasso e le Fosse Ardeatine.” (Mario Avagliano, Storico)
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Quando, con il Regio Decreto n. 4007, del 12 Agosto 1877, fu decisa la costruzione delle prime sette Fortezze a presidio militare di Roma, nessuno avrebbe immaginato che l’Edificio realizzato a Via di Bravetta, nella Riserva naturale della Valle dei Casali, avrebbe avuto un impatto così significativo e doloroso sulla storia della città. Cosa rappresentasse quella Fortezza per il regime fascista lo spiega bene lo Storico Mario Avagliano in un suo articolo pubblicato dal Quotidiano romano Il Messaggero il 4 Dicembre 2012:
“Nel 1926 il regime fascista, allo scopo di ridurre al silenzio ogni forma di opposizione, istituì il Tribunale speciale per la difesa dello Stato e reintrodusse la pena capitale, abolita quasi quarant’anni prima dal codice Zanardelli. Fino all’8 settembre 1943 il «Tribunale di Mussolini» colpì, in prevalenza, presunti attentatori al capo del governo, agenti al servizio di potenze straniere, «slavofili», partigiani appartenenti a formazioni jugoslave operanti in Venezia Giulia e anche alcuni rapinatori e «borsari neri».
I condannati erano rinchiusi nel carcere di Regina Coeli dove, come scrive Giuseppe Kiraz alla cugina, «di notte si dorme poco» e si stava in compagnia di «centinaia, migliaia di cimici, piccole, grosse, bianche e rosce di tutte le varietà». Di lì venivano condotti al forte e fucilati alla schiena come traditori, come voleva il codice penale fascista. Le prime condanne ad essere eseguite riguardarono due antifascisti fuoriusciti all’estero, l’industriale Domenico Bovone e l’anarchico Angelo Pellegrino Sbardellotto, rientrati in Italia per uccidere Mussolini e liberare il Paese dalla dittatura.
Dopo l’armistizio le sentenze di morte furono emanate dalle autorità tedesche di occupazione e riguardarono, in prevalenza, oppositori e combattenti della Resistenza romana, arrestati spesso da militi della Repubblica sociale e su delazione di italiani. Le ultime fucilazioni, invece, furono eseguite dopo la liberazione di Roma e decretate da tribunali italiani e alleati costituiti per punire chi aveva collaborato con i tedeschi e i fascisti repubblicani.”
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Nota 1: sulla pena di morte
Nello Stato della Città del Vaticano la pena di morte è stata rimossa nel 1969 su iniziativa di Papa Paolo VI. E in Italia? La pena di morte per i reati commessi in tempo di pace è stata eliminata con l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, il 1° Gennaio 1948. Successivamente, con la Legge Costituzionale n. 2, del 2007, è stata eliminata anche dal Codice Penale militare in tempo di di guerra.
Nel Regno d’Italia la massima pena era stata cancellata nel 1889. La pena di morte fu poi reintrodotta sotto il fascismo dal 1926 al 1948 quando, in forza dell’Articolo 27 della Costituzione, venne esclusa «se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra». Rimase quindi contemplata nel Codice Penale militare di guerra, dal quale fu eliminata e sostituita dall’ergastolo nel 1994. Nel 2007, con la Legge di Revisione Costituzionale 2 Ottobre 2007, n.1, è stato eliminato dalla Costituzione il riferimento alle possibili eccezioni relative alle leggi militari.
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Dunque in quell’Edificio militare si effettuarono, dal 1932 al 1945, le oltre cento fucilazioni (una stima effettuata di recente ne ha calcolate 103) che la Storia dell’Italia prima fascista e poi repubblicana ricorda. Durante i 271 giorni dell’occupazione nazifascista di Roma a Forte Bravetta furono effettuate 77 fucilazioni di antifascisti e partigiani. I plotoni di esecuzione erano sempre composti da militari italiani, Agenti o della Pubblica Sicurezza e della PAI, la Polizia dell’Africa Italiana, che svolgeva servizio di ordine pubblico a Roma, o militi della Milizia Volontaria fascista per la Sicurezza Nazionale (MVSN).
Ma Forte Bravetta rimarrà, anche dopo la fine dell’occupazione nazifascista di Roma, per antonomasia il luogo delle fucilazioni.
Infatti lì, il 22 Settembre del 1944, pochi mesi dopo la liberazione della città, verrà fucilato il Questore fascista Pietro Caruso, colpevole di avere collaborato con i tedeschi occupanti e di avere partecipato, con 50 nominativi, alla compilazione della Lista dei 335 martiri ammazzati alle Cave Ardeatine, il 24 Marzo del 1944. Sempre nella stessa Fortezza militare romana, il 4 Giugno 1945, verrà fucilato Pietro Koch, anche lui colpevole di collaborazionismo con i tedeschi e di avere comandato la famigerata Banda della polizia fascista repubblichina che portava il suo nome.
A riprendere quella fucilazione il regista Luchino Visconti che era stato “ospite” di Koch alla “Pensione Jaccarino”, di Via Romagna, 38 e ne era uscito vivo solo per intercessione su Koch dell’allora famosa attrice Maria Denis e per questo motivo noi conserviamo il filmato integrale di quella fucilazione che il regista inserirà nel Film di montaggio “Giorni di Gloria” che Visconti curerà – con Giuseppe De Santis, Marcello Pagliero e Mario Serandrei, nel 1945.
Le ultime condanne a morte, mediante fucilazione, verranno eseguite a Forte Bravetta sempre nel 1945 e riguarderanno tre malviventi che avevano ucciso, per rapina, dieci persone gettandole ancora vive in una cisterna, nella campagna piemontese.
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Nota 2: Roma e Ascoli Piceno uniti nella Memoria antinazifascista
Tra i 77 antifascisti e partigiani fucilati a Forte Bravetta nei nove mesi dell’occupazione nazifascista di Roma, c’è il Partigiano delle Fornaci Mario Carucci (1923-1943). Carucci, militare paracadutista che aveva rifiutato la collaborazione con i fascisti repubblichini, combatterà nella battaglia di Colle San Marco (Ascoli Piceno) del 3-5 Ottobre 1943, essendosi unito alla Banda dei Partigiani Piceni, comandata dal Capitano degli Alpini Spartaco Perini.
Catturato alla fine dei combattimenti e condotto a Roma Carucci sarà rinchiuso nel Carcere di Regina Coeli, e condannato a morte dal Tribunale di Guerra tedesco (con sede presso l’Hotel Flora di Roma) come “franco tiratore”, verrà fucilato a Forte Bravetta il 22 Dicembre del 1943. A comandare il plotone di esecuzione e a dare il colpo di grazia al condannato sarà un Funzionario italiano di Polizia in seguito divenuto responsabile del Commissariato di PS di Trastevere.
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La lapide commemorativa dei Martiri di Forte Bravetta
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Ma le mura della Fortezza militare di Bravetta racchiudono anche una storia al femminile. Quella della fucilazione di Laura D’Oriano, puteolana trentaduenne e Agente segreto per conto degli Alleati. La D’Oriano sarà l’unica donna condannata a morte durante il regime fascista del primo ventennio dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato (TSDS). Nel periodo di attività di quel Tribunale Speciale, altre donne saranno condannate a morte, ma la loro condanna non sarà eseguita. Quella della D’Oriano resta dunque l’unica condanna a morte di una donna, realmente fucilazione, eseguita a Roma, nel periodo di attività del Tribunale Speciale fascista.
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Nota 3: il Tribunale Speciale fascista per la Difesa dello Stato (TSDS)
Il TDSDS fu istituito, con sede a Roma, il 26 Febbraio del 1929, con la Legge 25 Novembre 1926, n. 2008 (recante: “Provvedimenti per la difesa dello Stato”); divenne operativo a far data dal 1° Febbraio del 1927 e fu sciolto il 29 Luglio del 1943, con Regio Decreto-Legge 29 Luglio 1943, n. 668, adottato in seguito alla prima riunione del governo Badoglio.
Nel corso della sua attività il TSDS comminò 4.596 condanne (42 a morte di cui 31 eseguite). 5.498 furono i condannati uomini, 122 le donne e 697 i minori.
Il 3 Dicembre 1943, nella Repubblica Sociale Italiana, venne ricostituito, con Decreto Legislativo del duce n. 794, un Tribunale Speciale, omonimo del primo, con sede a Mantova, poi a Padova, quindi a Bergamo. Il Tribunale rimase operativo fino alla Liberazione.
Gli imputati furono 523, tra loro figurano anche i sei gerarchi fascisti firmatari dell’Ordine del Giorno Grandi, condannati a morte a Verona nel Gennaio del 1944 ed effettivamente fucilati, l’11 Gennaio di quell’Anno, nel Poligono di Tiro della città scaligera. Non si conosce il numero esatto delle condanne e delle assoluzioni deliberate dai Giudici di quel Tribunale Speciale.
Laura D’Oriano, 1911-1943,
Ma chi era l’unica donna condannata a morte per spionaggio ed effettivamente fucilata a Forte Bravetta il 16 Gennaio del 1943? Vediamolo.
Laura D’Oriano nasce il 27 Settembre 1911 ad Istanbul. Figlia di genitori italiani, viaggia per tutta l’Europa. Nel 1931 sposa lo svizzero Emile Fraunholz e ha due figlie. Nel 1935 la D’Oriano abbandona la famiglia e si reca a Parigi, dove svolge diversi lavori.
Nella capitale francese, dove vive in disagiate condizioni economiche e ha problemi con la giustizia legati al permesso di soggiorno, viene reclutata dal Secret Intelligence Service, il Servizio Segreto inglese. Dopo aver svolto attività di spionaggio nella Francia occupata da tedeschi e italiani (si occupa di sorvegliare gli spostamenti dei sommergibili italiani che si trovano a Bordeaux), alla fine del 1941 viene inviata in Italia.
Il suo compito è raccogliere informazioni relative alla situazione delle navi militari e dei lavori nei Cantieri navali di Genova e Napoli e ai danni effettuati dai bombardamenti aerei alleati. Si divide tra le due città di mare e Roma, dove incontra la madre. Quello che la D’Oriano non sa è che, fin dall’arrivo in Italia, le sue attività sono monitorate dall’Ufficiale dei Carabinieri Ettore Saraco, che fa parte del controspionaggio militare italiano. Alla fine di Dicembre 1941 viene arrestata nella Stazione di Littoria (oggi Latina) mentre è diretta nuovamente a Napoli.
Dopo dodici mesi di carcere e un Processo farsa presso il Tribunale Speciale per la Difesa della Stato, viene condannata alla pena capitale. Il 16 Gennaio 1943 è giustiziata presso Forte Bravetta a Roma, da un plotone d’esecuzione composta da militi della MVSN fascista.
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Sulla storia di Laura D’Oriano, c’è anche un Documento filmato. Si tratta di un Docu-film prodotto da Quattroterzi e Istituto Luce e diretto, nel 2010, dal regista Andrea Adolfo Bettinetti, con la consulenza storica di Mimmo Franzinelli, che racconta la storia di Laura D’Oriano, la spia alleata fucilata a Forte Bravetta.
Scrive il regista: “La realizzazione del filmato sceglie di far raccontare la vita della protagonista in prima persona, al presente, da una Laura D’Oriano che oggi avrebbe 90 anni; ruolo che naturalmente è affidato ad una attrice professionista.
Se l’espediente narrativo ricorre ad una finzione scenica, i contenuti e le fonti storiche sono al contrario scientificamente fedeli alla realtà (la collaborazione al documentario di storici e di una delle figlie di Laura D’Oriano, lo testimoniano). Contributi d’archivio – dove possibile – mostreranno e illustreranno le sue parole. (…) Il racconto di Laura finisce con il suo arresto. La narrazione del processo e della sentenza di morte avvengono senza che lei appaia, lasciando lo spettatore in attesa di un suo possibile ritorno chiarificatore. Alle immagini suggestive-emotive, si aggiunge l’uso di spezzoni d’archivio che illustrano la vita dell’Italia della Seconda Guerra Mondiale.”.
Il Docu-film è visibile qui: https://vimeopro.com/torrevadostudio/43-documentary/video/334405782
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