Un’assicurazione per la vita

Smart Bank, la prima banca di crioconservazione italiana con sede a Roma in Viale Parioli 12
di Maria Chiara Menichelli - 9 Ottobre 2011

Un argomento molto attuale è quello della crioconservazione, in quanto molti italiani decidono di conservare il sangue cordonale dei propri figli. Infatti le cellule staminali ematopoietiche, da cui ha origine il sangue, svolgono una funzione terapeutica per patologie quali la leucemia linfoide acuta (ALL), la leucemia mieloide acuta e cronica (AML,CML), la leucemia linfoide cronica (CLL), le immunodeficienze combinate severe (SCID) e la talassemia di tipo beta.

Uno dei maggiori vantaggi del sangue cordonale è la capacità ridotta delle cellule estratte di produrre alloreazioni (Graft Versus Host Disease, GVHD). L’alloreazione, in pratica è l’individuazione di componenti estranee al proprio organismo che se non controllata comporta la perdita dell’organo trapiantato nel soggetto che lo ha ricevuto.
Alla dottoressa Irene Martini ho chiesto delucidazioni in merito all’argomento, in quanto co-fondatrice di Smart Bank s.r.l., la prima banca di crioconservazione italiana con sede a Roma.

D- Ci spieghi le differenze tra le cellule staminali di un embrione e quelle recentemente scoperte nel liquido amniotico.

R- Le staminali embrionali hanno delle caratteristiche molto particolari ed uniche se paragonate ad altre fonti di staminali. Le staminali embrionali sono chiamate pluripotenti, vengono prelevate a sei giorni dalla fecondazione e sono in grado di dare vita a tutti i tipi di cellule degli individui adulti ma non a cellule che compongono i tessuti extra-embrionali.
La potenzialità delle cellule prelevate dal liquido amniotico è inferiore a quelle prelevate a sei giorni dalla fecondazione. Le cellule amniotiche hanno la peculiarità di formare tessuti che derivano dalle cellule mesenchimali.
Quindi il collegamento che c’è tra la mamma e l’embrione che è il feto deve funzionare in modo impeccabile, affinché il piccolo organismo piano piano prenda forma, e lo faccia nei tempi e nei modi più giusti.
D- Qual è oggi l’obiettivo della ricerca sulle cellule staminali?

R- L’obiettivo della ricerca sulle cellule staminali è in primo luogo un obiettivo conoscitivo. Capire il funzionamento dei mattoni che formeranno i tessuti significa capirne anche le disfunzioni. Imparare a capire come funzionano le cellule staminali è utile sotto un profilo di ricerca scientifica, ma anche sotto un profilo clinico.
L’idea del futuro non è di trapiantare un organo o un tessuto, ma di rigenerarlo in modo che questo si ripari all’interno dell’organismo a partire dal materiale da cui originariamente era stato generato. Oltre al fatto che le cellule staminali hanno per loro natura la capacità di crescita, esse quindi hanno la capacità di produrre una linfa vitale al tessuto danneggiato così da rigenerarlo.

D- Che cosa manca all’Italia per capire e conoscere meglio le staminali?

R- Innanzitutto mancano i soldi, manca una mentalità che sicuramente si deve porre degli obiettivi dinamici in ambito bioetico, perché la scienza è dinamica.
Nel 1987 in Italia se si chiedeva cosa fare con le cellule staminali cordonali, si sarebbe risposto niente, invece nel 1988 Matthew, un bambino affetto da anemia di Fanconi, grazie al Dr. Broxmeyer ha potuto ricevere le staminali cordonali della sorellina neonata. Sua madre infatti aveva fatto fare una diagnosi prenatale scoprendo che la sorellina era compatibile con lui. Matthew oggi vive grazie alle cellule della sorella ed ha avuto dei figli. Questo per dire come sia molto difficile legiferare una materia che è in continuo avanzamento conoscitivo e che quindi va tutelata.

D- È consentito in Italia conservare le staminali del sangue cordonale?

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R- Non è consentito in Italia, ma è consentito esportarle all’estero. Il banking privato, o conservazione privata, prevede l’esportazione all’estero del sangue cordonale dopo la concessione della relativa autorizzazione. Questa possibilità è stata introdotta in Italia con la legge del 21 Ottobre del 2005 n. 219, “Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati”.
Negli anni il diritto dei genitori italiani ad esportare il proprio campione di sangue cordonale è stato confermato e attualmente la materia è disciplinata dall’Ordinanza Ministeriale del 26 febbraio 2009, “Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale” e dall’Accordo n. 62 tra Stato, Regioni e Province Autonome del 26 aprile 2010 che ne ha recentemente modificato l’iter procedurale. Per il riutilizzo del campione conservato all’estero invece è necessario ottenere un’autorizzazione all’importazione del campione, SmartBank ad oggi è l’unica banca di conservazione ad aver reimportato un campione in Italia.

D- Qual è il ruolo delle cellule staminali nell’invecchiamento?

R- Le cellule staminali come tutte le cellule dell’organismo invecchiano e quindi subiscono tutti quei passaggi di stress ossidativo che comportano una serie di problematiche. Le cellule staminali cordonali non hanno un vissuto e quindi non sono invecchiate. L’invecchiamento costituisce un problema per le cellule, perché queste subiscono dei danni nel tempo.
Bisogna immaginare la cellula come un centro operativo in cui tutti i giorni c’è bisogno di acquisire dei nutrienti e di rilasciare dei rifiuti, e quindi piano piano con questa attività si può andare incontro a dei meccanismi di difesa tra cui il suicidio chiamato apoptosi, meccanismo di morte programmata che viene attivato quando la cellula vede che alcuni segnali non funzionano, quindi preferisce suicidarsi piuttosto che rischiare che quell’organismo o quel tessuto abbia dei problemi. Questi meccanismi trovano anche un’incidenza nell’ambiente in cui viviamo. Le cellule cordonali hanno il vantaggio di corrispondere esattamente alla genetica di quel bimbo alla nascita, senza subire danni dovuti all’invecchiamento o all’ambiente. Praticamente si deve immaginare ogni cellula come una libreria, ed ogni gene rappresenta un libro, che è leggibile e quindi porta con sé una sua testimonianza. Un evento esterno avverso ha un effetto su questa nostra libreria e quel libro/gene non è più leggibile.

D- Parlando della Crioconservazione: com’è la risposta dei romani (mi riferisco anche alla Città del Vaticano) alla vostra iniziativa?

R- Devo dire che Giovanni Paolo II si era espresso molto positivamente nei confronti delle cellule staminali cordonali, perché danno vita. Non mi piace contrapporre le cellule staminali somatiche con quelle embrionali, perché è un modo di creare disinformazione che non aiuta a capire qualcosa in più. Sono cellule di natura diversa, con delle potenzialità diverse e sono in grado di fare cose diverse.

D- Quale procedura deve seguire la mamma che decide di donare il sangue cordonale?

R- In Italia esiste la possibilità di mettere il proprio campione di cellule del cordone ombelicale a disposizione di chi ne dovesse avere bisogno e può essere effettuata dalle mamme che intendano partorire in una struttura sanitaria convenzionata con una banca pubblica italiana (nel territorio nazionale ne esistono 19).
Il Banking pubblico (o donazione pubblica) di cellule cordonali nasce nel 1991 con l’apertura al New-York Blood Center della prima banca del Dott. Pablo Rubinstein.
Oggi le banche pubbliche di cellule staminali cordonali sono più di 100 ed hanno raccolto oltre 500.000 campioni. La maggior parte delle banche pubbliche mondiali cooperano attraverso dei registri internazionali che espongono pubblicamente i risultati dei test di compatibilità (Tipizzazione HLA alta o bassa risoluzione) delle unità di sangue cordonale, midollare e di sangue periferico dopo emaferesi, ricercabili mediante organismi finalizzati a promuovere l’accesso a tutti i pazienti che possono averne bisogno.
Il sistema pubblico italiano, coadiuvato dal Centro Nazionale Sangue (CNS) e dal Centro Nazionale Trapianti (CNT), prevede una rete nazionale di 19 banche di sangue, attualmente operative in 13 differenti regioni: ultima in ordine di costituzione è la Banca della Sardegna istituita a Cagliari.
La donazione deve necessariamente avvenire in strutture ospedaliere convenzionate con una banca pubblica e deve rispettare elevati criteri di selezione per poter garantire la massima sicurezza nell’utilizzo del campione da parte di estranei, proprio considerando l’anonimità del campione, dal momento in cui viene immesso nei Registri internazionali di donazione.
Per poter donare la mamma deve sottoscrivere un consenso informato, sottoporsi prima e dopo il parto ad alcuni tests infettivologici, aver avuto una rottura delle acque recente (inferiore alle 12 ore), non aver avuto febbre o aver seguito una cura farmacologica durante la gestazione.
Inoltre, il volume di sangue raccolto deve essere almeno di 60 ml.
Se si considera che la media annuale dei parti in Italia è di circa 500.000, attualmente circa il 95% dei campioni cordonali viene gettato nei rifiuti ospedalieri.
Per garantire il sostentamento delle banche pubbliche, il costo nel mondo per il ritiro e l’utilizzo dei campioni, fissato dalle convenzioni internazionali, è di circa 17.000,00 euro per campione, oltre ai costi di analisi e trasporto. Questo costo, in Italia, viene sostenuto da ogni cittadino mediante le tasse e, quindi non ci sono altre spese in caso di bisogno.
Al 31 marzo 2011, le unità di sangue cordonale bancate sono state 33.091, esposte per il 71% nel Registro IBMDR (Italian Bone Marrow Donor Registry), di cui, il 36,6% sono tipizzate per gli antigeni HLA ad alta risoluzione .

D- Quanti ospedali nella città di Roma permettono la crioconservazione?

R- Il San Camillo, il Fatebenefratelli, l’Isola Tiberina, il Sant’Andrea, il Sant’Eugenio, il Gemelli, il Santo Spirito per ora no ma vuole farne parte a breve.

D- Ci parli della differenza tra donazione pubblica e conservazione privata.

R- Attivando un percorso di donazione pubblica si dona gratuitamente il cordone, si dona in modo autonomo e quindi non si ha tracciabilità del campione superati i sei mesi dopo il parto, in quanto la madre deve ripetere delle analisi. Superato questo periodo di fatto il campione perde la tracciabilità.
Invece esiste un altro percorso alternativo che è quello della conservazione privata, che non è possibile sul territorio italiano, mentre è praticabile all’estero grazie ad un decreto ministeriale del ministro Sacconi, che permette l’esportazione all’estero delle cellule staminali cordonali, con la possibilità di rivolgersi ad una banca europea. Fino alla maggiore età del bambino il campione è dei genitori, superati i 18 anni il campione torna al suo proprietario.

D- Ecco perché i genitori di Matthew avevano destinato a lui il sangue cordonale della sorella.

R- Esattamente! Oggi le patologie trattabili (ed ho usato volutamente questo termine) con le cellule staminali cordonali sono patologie che in prima istanza vedono un uso trasversale tra fratelli, perché mio fratello è quello che mi somiglia di più.
I trapianti che derivano da donazioni familiari hanno una sopravvivenza molto elevata. Esiste una genetica di base che aiuta ed anche una conoscenza della storia clinica del donatore prima del trapianto, che non posso avere con un donatore anonimo.

D- Conservazione e donazione non sono in contraddizione, quindi sarebbe possibile fare entrambe le scelte?

R- No al momento del trapianto vige una regola, maggiore è il numero di cellule che trapianto, maggiore sarà la buona riuscita dell’intervento, pertanto è necessario decidere in un senso o nell’altro.
La banca Virgin Health prevedeva di mantenere il 20% di campione bancato e donare l’80%, ma il modello non soddisfaceva né chi riceveva il campione né chi tratteneva per sé il 20%, dato che uno dei limiti del trapianto delle cellule staminali cordonali è il volume del sangue che si riesce a prelevare perché se non è esaustivo, comporta la disposizione di una quantità di cellule limitata.
Esiste anche come possibilità il trapianto combinato, nel quale vengono utilizzate insieme due unità di campioni.

D- Come ad esempio il campione di due fratelli?

R- Questa è la migliore delle ipotesi.

D- Qual è il vostro percorso di conservazione?

R- Noi operiamo soprattutto tramite un dialogo diretto nei confronti dei genitori. La scelta deve essere ragionata non di impulso, né di moda. Bisogna pensare che le cellule staminali hanno salvato tante vite, mentre in Italia la gente non è consapevole, tanto da considerare il cordone ombelicale come un rifiuto biologico, e questo è inaccettabile.
In Francia al Senato hanno redatto un testo non definendolo più un rifiuto biologico perché è in grado di salvare delle vite.

D- L’Italia sta cercando di legiferare a favore?

R- Ad oggi in Italia, il Governo tende a voler salvaguardare quello che è un indirizzo pubblico del sangue cordonale, considerato come bene pubblico. Un mondo liberale dovrebbe salvaguardare la “scelta” della famiglia.

D- Per quanto tempo può essere conservato un campione? Ad oggi qual è l’esempio più longevo di guarigione?

R.Oggi è stato dimostrato che queste cellule sono conservabili per più di 20 anni. Il Dr. Broxmeyer ha scongelato cellule bancate 23 anni e mezzo fa e le ha trapiantate su cavie da laboratorio per vederne la vitalità cellulare di attecchimento delle cellule, quindi non esiste ancora un limite e non ne abbiamo uno al momento. 


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