

Una donna dietro le linee (nemiche)
“Mia madre disse: devi farlo per tuo fratello. Io l’ho fatto per lui e per l’Italia” (Paola Del Din (1923), “Renata”, Partigiana combattente della Brigata Osoppo, decorata di Medaglia D’Oro al Valor Militare)
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Le Brigate Partigiane Osoppo-Friuli furono Formazioni Partigiane autonome fondate presso la Sede del Seminario Arcivescovile di Udine. il 24 Dicembre 1943, su iniziativa di volontari di ispirazione laica, socialista e cattolica. Si trattava di Gruppi di Resistenti già attivi dopo l’8 Settembre ’43, nella Carnia e nel Friuli.
Il nome di Osoppo venne dato alla Brigata Partigiana come ricordo e collegamento simbolico con la storia risorgimentale della Regione, che vide, nell’Agosto 1848, la città di Osoppo resistere, per sette mesi, all’assedio delle truppe austriache.
Il colore dei fazzoletti dei combattenti della Osoppo, gli osovani, democratici cristiani, liberali e azionisti, era il verde, il “colore della speranza e delle nostre montagne, che ci distinguerà chiaramente dai fazzoletti rossi“, come disse uno dei fondatori della Brigata Partigiana, Don Ascanio De Luca.
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“Fu addestrata dalle forze britanniche e si lanciò con il paracadute per la sua missione 80 anni fa proprio oggi, pensiamo tutti a Paola celebrando il suo coraggio e i suoi 101 anni” (Re Carlo III D’Inghilterra nel suo Discorso al Parlamento Italiano, tenuto il 9 Aprile scorso)
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La Paola a cui si riferiscono le parole del re d’Inghilterra è esattamente Paola Del Din, Classe 1923, Partigiana combattente della Brigata Osoppo, decorata di Medaglia D’Oro al Valor Militare (MOVM), con la seguente Motivazione:
«Dopo aver svolto intensa attività partigiana nel Friuli nella formazione comandata dal fratello, ad avvenuta morte di questi in combattimento, viene prescelta per portare al Sud importanti documenti operativi interessanti il Comando alleato.
Oltrepassate a piedi le linee di combattimento dopo non poche peripezie e con continuo rischio della propria vita ed ultimata la sua missione, chiedeva di frequentare un corso di paracadutisti.
Dopo aver compiuto ben undici voli di guerra in circostanze fortunose, riusciva finalmente, unica donna in Italia, a lanciarsi col paracadute nel cielo del Friuli alla vigilia della liberazione.
Nel corso dell’atterraggio riportava una frattura alla caviglia ed una torsione alla spina dorsale, ma nonostante il dolore lancinante, la sua unica preoccupazione era di prendere subito contatto con la Missione alleata nella zona per consegnarle i documenti che aveva portato con sé.
Negli ultimi giorni di guerra, benché claudicante, passava ancora ripetutamente le linee di combattimento per recapitare informazioni ai reparti alleati avanzanti.
Bellissima figura di partigiana seppe in ogni circostanza assolvere con rara capacità e virile ardimento i compiti affidatile, dimostrando sempre elevato spirito di sacrificio e sconfinata dedizione alla causa della libertà. Zona di operazione, settembre 1943-aprile 1945».
Alla partigiana Paola Del Din, nome di battaglia “Renata”, preso in Memoria del fratello Renato – anche lui partigiano osovano caduto durante un attacca alla Caserma dei Repubblichini di Tolmezzo – (una delle 19 partigiane combattenti decorate di MOVM, di cui 15 alla Memoria) e una delle quattro decorate in vita, la Medaglia d’Oro venne consegnata dal Generale Comandante della Regione Militare Nord-Est, Lodovico Donati, il 23 Maggio 1960, al cospetto dei Reparti militari d’onore, schierati nella piazza d’armi di Padova.
Oggi “Renata”, nonostante i suoi 102 anni (il prossimo Agosto saranno 103!) ha ancora le idee molto chiare e non solo sulla sua scelta di gioventù. Così infatti ha dichiarato ad Antonio Romoli autore del Podcast di Rai Radio 1, per Rai Play Sound intitolato: “25 Aprile, dietro le linee nemiche”, che racconta di lei (https://www.raiplaysound.it/programmi/25aprile-dietrolelineenemiche) “Non mi sono pentita di quello che ho fatto. Perché quello che ho fatto mi dà il diritto di dire ‘Questo è sbagliato, non si deve fare”. Se io non l’avessi fatto, dovrei tacere.”.
Così la vita straordinaria di Paola Del Din la ricorda l’ANPI:
“Si era appena laureata in Lettere all’Università di Padova quando, sopravvenuto l’armistizio, entrò nelle file della Resistenza veneta con il fratello Renato, di un anno più vecchio di lei e che sarebbe caduto pochi mesi dopo a Tolmezzo, durante una temeraria azione contro una Caserma della milizia fascista. Dopo la morte del fratello, Paola s’impegnò ancor più nella lotta antifascista. Con il nome di “Renata” assolse numerosi e rischiosi incarichi, come staffetta ed informatrice, sino a che non riuscì a raggiungere fortunosamente gli Alleati a Firenze, latrice d’importanti documenti.
Una volta nell’Italia liberata, la ragazza chiede di frequentare un corso per paracadutisti, per poter tornare più facilmente al Nord, ancora occupato dai nazifascisti. La sua determinazione è tale che viene accontentata ed addestrata a San Vito dei Normanni.
“Renata” prende parte ad undici voli di guerra. Chiede ed ottiene che gli inglesi liberino e facciano tornare in Italia il padre Prospero, ufficiale degli alpini prigioniero in India.
Alla vigilia della Liberazione si fa portare in aereo su una zona del Friuli, dove deve prendere contatto con una Missione alleata; tocca terra in malo modo, si frattura una caviglia, ma riesce faticosamente a raggiungere i partigiani e a consegnare a chi di dovere i documenti che ha con sé.
Negli ultimi giorni della guerra di liberazione, ancora claudicante, Paola Del Din attraversa a più riprese le linee di combattimento, per portare messaggi ai reparti alleati in avanzata.
Dopo la Liberazione, vinta una borsa di studio, se ne va negli Stati Uniti. All’Università di Pennsylvania consegue il titolo di “Master of Arts”. Tornata in Italia, la Del Din si dedica all’insegnamento nelle scuole medie.
Nel 1957 riceve la massima ricompensa militare italiana, nella cui motivazione si legge:
“Bellissima figura di partigiana, seppe in ogni circostanza assolvere con rara capacità e virile ardimento i compiti affidatile, dimostrando sempre elevato spirito di sacrificio e sconfinata dedizione alla causa della libertà”. Ormai ottuagenaria, Paola Del Din non si è messa del tutto a riposo.
Nel 2002 ha fatto da madrina, a Milano, agli allievi del corso “Ferrari II” della Scuola militare “Theulié”. Sino alla sua riconferma, nel febbraio del 2007, alla presidenza nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà, è spesso stata presente a cerimonie militari e a manifestazioni della Resistenza.” (Fonte: https://www.anpi.it/biografia/paola-del-din).
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Per la verità, non solo storica, va ricordato che i partigiani della Osoppo ebbero in quegli anni forti attriti, di natura politica, con i partigiani garibaldini che operavano nella loro stessa zona; attriti di tale entità da arrivare ad un episodio di scontro armato noto come “l’eccidio di Porzus”. Così quel fatto lo ricorda l’ANPI:
“Durante il tragico inverno del 1944-45, la Resistenza nell’area friulana è animata da formazioni garibaldine e dai reparti dalla divisione Osoppo, tutti duramente attaccati dalle truppe tedesche e fasciste.
Le forze partigiane slovene chiedono ai reparti italiani di passare sotto il loro controllo, al fine di coordinare meglio la lotta.
I garibaldini accettano per ragioni politiche e militari, e così la divisione Garibaldi Natisone, già operante in stretto coordinamento con gli sloveni ma anche, sulla base di un comando unificato, con le Osoppo, passa sotto la dipendenza del IX Korpus e si trasferisce in Slovenia (R. Sandri, Friuli, divisione Osoppo, in E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi, Dizionario della Resistenza, Torino, Einaudi, 2006, p. 428).
La I brigata Osoppo – guidata dal capitano Francesco De Gregori, con un delegato politico democristiano (Alfredo Barzanti) e poi azionista (Gastone Valente) – si stanzia, invece, sulle Prealpi Giulie, nelle malghe di Porzûs, e resta isolata. A quel punto, i rapporti tra garibaldini e osovani si fanno tesissimi: De Gregori accusa i comunisti di essere “nemici occulti”, mentre l’Osoppo è accusata «non solo di patteggiamenti col nemico ma di avere ucciso direttamente, o informando il nemico, decine di garibaldini»: si tratta di accuse infondate diffuse, con rapporti inviati al PCI di Udine e ai comandi delle Garibaldi, ma non al CLN provinciale, da Arturo Toffanin, un «estremista fanatico» legato agli sloveni e al PCI udinese, già responsabile di aver abbandonato, con il proprio reparto e senza ragione, il settore a lui affidato nella zona libera del Friuli orientale (G. Fogar, Porzûs, in Ivi, p. 350).
Il PCI di Udine, che ha salvato Toffanin dalla fucilazione alla quale era stato destinato dal comando della Garibaldi Natisone, condivide le accuse alle Osoppo.
Il 7 febbraio 1945, un reparto di circa 100 garibaldini guidati da Toffanin (nome di battaglia “Giacca”) sale alle malghe di Porzûs e uccide De Gregori, Valente, una donna e un partigiano garibaldino che, scappato da un treno che lo stava deportando, aveva avuto l’ordine di raggiungere il comando partigiano più vicino, che era appunto quello di De Gregori.
Aldo Bricco, nuovo comandante della I brigata Osoppo – De Gregori era stato da poco nominato capo di stato maggiore della formazione – si salva per puro caso; altri 14 partigiani osovani sono portati a valle e uccisi nei giorni successivi.
Il commissario politico delle Garibaldi Friuli, Mario Lizzero, da sempre favorevole al comando unificato con le Osoppo, riesce a rimediare alla frattura, che rischia di spaccare definitivamente la Resistenza nell’area.
Nel dopoguerra, Toffanin – che si rifugia in Iugoslavia – e due dirigenti del PCI di Udine sono condannati per l’eccidio.”. (Fonte: https://www.anpi.it/libri/leccidio-di-porzus).
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Va ancora ricordato che il Comandante Partigiano della I Brigata Osoppo, il Capitano Francesco De Gregori, tra i caduti di quell’eccidio, era lo zio del famoso cantautore che porta il suo stesso nome proprio e ancora che anche il fratello di Pierpaolo Pasolini, Guidalberto (Guido) Pasolini, nome di battaglia Ermes di anni 19, sarà tra i caduti osovani di quell’eccidio, una vera e propria aggressione armata, avvenuto il 12 Febbraio del 1945.
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