Studenti in piazza a Roma e in altre città

Per manifestare contro il Governo e l'alternanza-scuola lavoro

Centinaia di studenti nel pomeriggio del 28 gennaio 2022 hanno attraversato le strade di Roma per manifestare contro il Governo e l’alternanza-scuola lavoro ad una settimana dalla morte di Lorenzo, studente morto a 18 ad Udine durante il suo ultimo giorno di stage.

Altre manifestazioni studentesche hanno attraversato le strade di oltre 20 città italiane già dalla mattina. «Di scuola-lavoro non si può morire» è stato lo slogan più scandito dagli studenti, oltre a questo numerosi slogan contro la repressione dopo le cariche subite domenica a Roma da parte della polizia e le manganellate volate anche a Napoli, Torino e Milano nella giornata di oggi.

La manifestazione di Roma ha risposto all’appello nazionale che ha coinvolto altre decine di città in tutta Italia ed è stata promossa da “La Lupa” coordinamento studentesco di tutte le scuole in lotta della capitale che nel comunicato di lancio ha attaccato la gestione della scuola fa parte del governo “L’alternanza buona non esiste. La scuola non è un’azienda, i presidi non sono manager e il sapere non è profitto”.

A manifestare sostegno alla lotta degli studenti anche il Fronte della Gioventù Comunista, organizzazione in prima linea nella promozione delle mobilitazioni a Roma e in tutta Italia.

«L’alternanza insegna agli studenti un lavoro fatto di sfruttamento e precarietà, insegna loro che è normale morire sul proprio luogo di lavoro, come nei fatti avviene ad oltre tre lavoratori ogni giorno» ha dichiarato in una nota il FGC «Gli studenti devono continuare a lottare con tutte le loro energie contro l’alternanza scuola-lavoro e un modello di istruzione che risponde alle esigenze della confindustria. La piazza di oggi punta il dito anche contro il governo Draghi che sta progettando un potenziamento dell’alternanza scuola-lavoro con i fondi del PNRR e contro le forze politiche l’hanno introdotta a partire dalla “Buona Scuola”, a partire dal PD e dai vertici dei sindacati confederali.»

 

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