

Il 25 marzo si celebra l'anniversario della firma, avvenuta nel 1957
Sessantotto anni fa, nelle solenni sale del Campidoglio, veniva scritta una delle pagine più importanti della storia europea: la firma dei Trattati di Roma. Un evento che segnò l’inizio di un lungo percorso di integrazione, ponendo le basi per l’Europa unita che conosciamo oggi.
E proprio ieri lunedì 24 marzo 2025, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto ricordare quel momento storico, intervenendo all’inaugurazione del Villaggio Agricoltura è, una manifestazione che celebra l’identità italiana ed europea attraverso il ruolo centrale del settore agricolo.
Davanti a una platea attenta, Mattarella ha ripercorso il contesto in cui nacque il progetto di un’Europa unita. «I Trattati di Roma furono un punto di partenza e, al contempo, di avvio», ha sottolineato il Capo dello Stato, ricordando che nel 1945 il continente usciva da una guerra devastante.
«L’Europa era segnata da secoli di conflitti sanguinosi, dittature brutali e dall’abisso dell’Olocausto. In quel clima di disperazione, alcuni statisti lungimiranti ebbero il coraggio di ribaltare l’ordine delle cose: pensare a un futuro comune, non più diviso dalle rivalità».
Il 25 marzo, dunque, non è solo una data da ricordare, ma il simbolo di un’idea rivoluzionaria. Quella che aveva mosso già nel 1950 la dichiarazione Schuman, il primo passo verso l’integrazione, con la nascita della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) nel 1951.

Un progetto che univa la produzione di due elementi strategici, il carbone e l’acciaio, per evitare che i singoli stati potessero riarmarsi in segreto, come era accaduto prima della Seconda guerra mondiale.
Ma il cammino dell’Europa non fu semplice. L’episodio che più di tutti spinse i Paesi europei a un’accelerazione fu la crisi di Suez del 1956: il duro scontro tra Francia, Regno Unito ed Egitto e l’ostilità degli Stati Uniti verso l’intervento militare europeo fecero capire ai leader del continente che l’Europa non poteva più permettersi di restare divisa. Nello stesso periodo, la rivolta ungherese contro l’Unione Sovietica mostrava quanto fosse fragile la libertà nel Vecchio Continente.
L’integrazione europea, dunque, non era solo un’idea astratta, ma una necessità geopolitica. Il mondo stava cambiando velocemente: la guerra di Corea, la corsa agli armamenti, il riarmo dell’Italia con il sostegno finanziario americano e il veto sovietico all’ingresso di Italia e Giappone nelle Nazioni Unite erano solo alcuni dei tasselli di uno scacchiere globale sempre più complesso.
Fu in questo scenario che, nel 1952, si tentò di creare la CED (Comunità Europea di Difesa), un progetto che mirava a un esercito comune europeo.
Un’idea visionaria, troppo ambiziosa per l’epoca: la sua bocciatura da parte della Francia nel 1954 ne decretò la fine prematura, lasciando un vuoto che ancora oggi, tra le sfide geopolitiche moderne, sembra rimpianto.
La storia, però, non si fermò. La Germania entrò nella NATO, gli accordi di Parigi del 1954 portarono alla nascita dell’Unione Europea Occidentale e, infine, nel marzo 1957, sei paesi – Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo – firmarono i Trattati di Roma. Il 1° gennaio 1958 nacque ufficialmente la Comunità Economica Europea, il primo vero passo verso l’Unione Europea di oggi.
Sessantotto anni dopo, l’Europa continua a confrontarsi con le sfide del presente, ma l’eredità di quei Trattati rimane intatta. Come ha ricordato Mattarella, «fu una rivoluzione di pensiero, la decisione di scommettere sulla pace e sulla cooperazione anziché sul conflitto. Una scelta che ancora oggi va difesa e rinnovata».
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