

Sono state recentemente aperte due nuove sale nel Decimo Municipio. In forte aumento il numero delle donne giocatrici
Nel X Municipio, in via Caio Sulpicio 5 e in via Vestricio Spurinna 47, sono state aperte due nuove sale giochi con orario continuato dalle 9 alle 24. “L’Arcobaleno della fortuna”, questo è il ben augurante nome delle nuove strutture. All’interno si possono trovare macchinette e video giochi di ogni genere, per tentare la fortuna e facili guadagni.
Le sale gioco proliferano, perché il loro successo è certo. In Italia rappresentano il quinto business dopo Fiat, Telecom, Enel e l’industria cinematografica. Nel nostro paese ci sono quasi 15 milioni di famiglie che giocano regolarmente e solo nel 2007 hanno speso in media duemilaseicentocinquanta euro, cifra che quest’anno salirà, stando alle previsioni, a 3.100 €. Le persone coinvolte nel gioco d’azzardo sono quasi 30 milioni.
Non ci si stupisce, quindi, se un personaggio di governo, che ha giurato la propria fedeltà e onestà allo Stato, proponga di realizzare l’apertura di due case da gioco stagionali, una ad Anzio e l’altra ad Ariccia. Il solerte onorevole di fede berlusconiana, per la cronaca il deputato del PDL Mario Pepe, sta facendo una propria crociata personale affinché venga approvata una proposta di legge per aprire un Casinò nelle due cittadine vicino Roma.
Durante la Grande Guerra si fece tutto il possibile per largheggiare i così detti “generi di conforto” (tabacco, sigari, sigarette, ecc..), ma dove lo Stato riversò l’attenzione maggiore fu verso le razioni delle bevande alcoliche (vino, marsala, grappa, acquavite), che col passare del tempo aumentarono di quantità: ci si accorse, infatti, che l’ebbrezza dell’alcool aiutava i soldati a vincere la paura dei combattimenti.
Finita la guerra il tasso di alcolizzati tra i reduci era altissimo, quasi il 40%. Era assurdo, quindi, in quegli anni cercare di debellare l’alcolismo in Italia, così come adesso è difficile sconfiggere la malattia del gioco, poiché di malattia si tratta. L’illusione effimera del facile guadagno, alimentata ad arte anche dalla pubblicità televisiva, dai gratta e vinci, dalle lotterie e dal superenalotto, fa entrare il malcapitato in un vortice dove l’unica realtà che gli resta, è ritrovarsi con la propria vita rovinata.
Dal che è facile evincere come sia assolutamente paradossale pubblicizzare una “guerra santa” contro la piaga dell’usura, quando è proprio lo Stato, tramite i vari giochi d’azzardo legalmente riconosciuti, ad invitare il cittadino a giocare, a rovinarsi, e, nei casi estremi e disperati, a rivolgersi agli usurai.
Secondo i dati della SIIPAC ( Società Italiana d’Intervento sulle Patologie Compulsive) il numero dei giocatori abituali è in continuo aumento: nel primo semestre 2008 i giocatori che hanno richiesto aiuto alla SIIPAC sono stati 3.270 contro i 3.970 di tutto il 2006.
Il gioco d’azzardo è quindi un business molto redditizio per lo Stato, esattamente come il tabacco. Poco importa se ci si ammala. Il giocatore abituale, infatti, è un malato, un vero tossicodipendente delle scommesse.
Il Dottor Dario Angelini, psicologo psicoterapeuta, membro direttivo e tesoriere dell’associazione ALEA (Studio e Compulsività), riferisce che anche il numero delle donne giocatrici è in forte aumento, come la categoria dei laureati sempre più propensa al gioco. Questo indica purtroppo come alcuni soggetti non vedendosi realizzati o apprezzati nel contesto sociale, cercano nel “facile guadagno” la strada per il successo (per ulteriori informazioni o aiuti visitare il sito” http://xoomer.alice.it/psicoterapia/”.
Allora non basta più solo l’informazione. È necessario ricercare nelle radici della nostra società, ormai sempre più basata sull’arrivismo e sullo sfrenato successo individualistico, il male che alimenta questa nuova piaga, e poi intervenire agendo soprattutto in ambito familiare.
La famiglia è sempre la prima struttura che ognuno di noi ha a disposizione per erigere il solido muro costituito dai mattoni della propria personalità e della forza individuale.
Rien ne va plus.
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