

Le cooperative edilizie tengono: venduto l'80% degli alloggi, ma la burocrazia resta il nemico numero uno
La Capitale brilla sotto le luci del turismo da record e dei nuovi hotel a cinque stelle, ma nell’ombra dei grandi numeri cresce un’emergenza silenziosa che morde il ceto medio.
È il ritratto di una città a due velocità quello emerso dall’assemblea di Confcooperative Habitat Lazio, riunita per analizzare lo stato di salute del comparto edilizio e le prospettive di un mercato che, nel 2025, ha confermato tutta la sua spietata esclusività.
Mentre le compravendite nel Lazio corrono (+7%), l’accessibilità economica arretra drasticamente. Il dato più allarmante riguarda le famiglie monoreddito: per chi vive con un solo stipendio, Roma è diventata una fortezza inaccessibile.
Questi nuclei hanno oggi accesso solo al 9% delle abitazioni in vendita e a un infinitesimale 2% dell’offerta in affitto.
Si chiama “fascia grigia”: cittadini che guadagnano troppo per sperare in una casa popolare, ma troppo poco per sostenere canoni di locazione gonfiati dal carovita e da un mercato che nell’ultimo anno ha visto i prezzi salire di un ulteriore 5%.
“Ci rivolgiamo a chi fatica ad arrivare a fine mese pur lavorando”, ha spiegato Armando Scarpelloni, presidente uscente di Confcooperative Habitat. “Il nostro ruolo è trasformare il diritto alla casa in un obiettivo sostenibile, sottraendolo alle logiche della pura speculazione”.

Nonostante i venti di crisi internazionale, le cooperative edilizie romane mostrano una resilienza inaspettata. Un sondaggio interno rivela che l’80% delle realtà associate non ha registrato difficoltà nell’assegnare gli alloggi ai propri soci tra il 2024 e il 2025.
L’invenduto è quasi inesistente: una volta posata l’ultima pietra, la richiesta è talmente alta che le liste d’attesa si svuotano in tempi record.
Questo successo operativo alimenta un clima di fiducia: il 40% degli operatori si dice ottimista e prevede un ulteriore miglioramento del quadro economico entro la fine del 2026, a fronte di un modesto 30% che teme una fase di recessione.
Se la domanda di case è altissima e la salute finanziaria delle coop è solida, a zavorrare la crescita è la macchina amministrativa.
Oltre metà degli operatori (57%) punta il dito contro la lentezza delle pratiche e i vincoli burocratici, considerati il vero “collo di bottiglia” che impedisce di dare risposte rapide all’emergenza abitativa. Seguono, come criticità, la difficoltà di accesso al credito (31,6%) e la scarsità di aree edificabili (28%).
Il testimone della sfida passa ora a Domenico Romeo, neoeletto presidente di Confcooperative Habitat Lazio. Il suo programma è chiaro: l’edilizia del futuro deve essere “sociale” nel senso più profondo del termine.
“Dobbiamo coniugare rigenerazione urbana e solidarietà”, ha dichiarato Romeo a margine del vertice con l’assessore capitolino Maurizio Veloccia e la vicepresidente della Regione Roberta Angelilli. “La nostra missione per il 2026 è edificare comunità resilienti, dove la fiducia tra i soci diventi il cemento di un nuovo modello di welfare abitativo”.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.