

Ovvero prove di Costituzione
-“Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.”
(Pericle, Discorso agli Ateniesi, 431 a.c.)
Nei giorni scorsi, da parte di alcuni esponenti del Governo Meloni e delle Istituzioni parlamentari, forte è stata la polemica sull’antifascismo della nostra Costituzione e sul 25 Aprile presunta “Festa di parte”. In un’altra di queste mie Note quotidiane, ho provato a mettere insieme alcuni righe di parole che chiarissero, spero ad abundantiam, il carattere antifascista della nostra Carta. Qui provo ad andare oltre ricordando attraverso una storia partigiana, quella della Repubblica dell’Ossola (10 Settembre-23 Ottobre 1944), da dove viene questa nostra bistrattata e non del tutto applicata Costituzione.
Lo faccio partendo (e ricordando ancora a tutti noi) alcune delle parole che Piero Calamandrei, insigne antifascista e Padre Costituente, rivolse, nel Gennaio del 1955, agli Studenti milanesi radunati nella Sala della Società Umanitaria, per raccontare loro cosa fosse e da dove venisse quella Carta che non definì “una Carta morta “, bensì “una Carta di centomila morti”, ovvero i morti partigiani. Sono le parole riprese anche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso del 25 Aprile scorso, tenuto a Cuneo. Eccole.
Ecco, dunque, il lascito a noi tutti di quei centomila morti partigiani. Ma, forse non a tutti è noto, che la Costituzione non ha radici solo provenienti dalla lotta di resistenza e Liberazione combattuta impugnando le armi (e anche no) da molti italiani e italiane, ma arriva anche da quelle che chiamerei “prove di Costituzione”, ovvero dalla messa in pratica concreta dei principi democratici di cui le Repubbliche partigiane e le Zone Libere furono l’esperienza principe.
Durante il suo esilio parigino e prima che – stante lo stretto controllo della spia fascista dell’OVRA su ordine diretto di Mussolini fosse fatto uccidere, con il fratello Nello, per mano dei fascisti francesi della Cagoule, il 9 Giugno del 1937 – (Ricordando le responsabilità su questi fatti di Dino Segre, scrittore poco valente ma affermato con lo pseudonimo di Pitigrilli che aveva fatto catturare diversi antifascisti di Giustizia e Libertà a Torino)
– Carlo Rosselli diceva che era stupido parlare ai giovani della democrazia, perché essi, nati sotto il fascismo, mai l’avevano conosciuta. Ma bisognava parlarne loro come un quid che sarebbe stato reso vivo in un prossimo futuro, ovvero quando l’Italia fosse stata liberata dal fascismo e dall’occupante tedesco.
Se si riflette sull’intelligenza politica di questo pensiero e si pensa ai giorni delle Repubbliche Partigiane e delle Zone Libere dell’Italia ancora occupata, si ha una chiara dimostrazione di come i partigiani e gli antifascisti – mentre ancora si combattevano i fascisti e i tedeschi – mettessero in pratica allora per il domani, quella democrazia nel governo quotidiano delle parti di territorio italiano che avevano liberato e di come, nel contempo, abituassero i cittadini di quelle zone alla conoscenza ed alla pratica concreta dell’agire democratico, coinvolgendoli nelle decisioni politiche e amministrative, perché prendessero coscienza della loro forza e capacità.
Così Ilaria Romeo – in un pezzo intitolato “Repubblica Partigiana” e pubblicato su Collettiva.it, la piattaforma web della CGIL, il 10 Settembre del 2022, in occasione del 78° anniversario della nascita nel 1944, della Repubblica Dell’Ossola – ci racconta quella breve, ma intensa esperienza di governo democratico del territorio:
Autorevoli personalità dell’antifascismo e qualificati esponenti delle varie correnti politiche del Cln collaboreranno alla redazione delle riforme della Repubblica, riforme e norme che saranno d’ispirazione per la stesura della Costituzione italiana. Tra questi anche una donna: Gisella Floreanini. Arrestata nel giugno del 1944 dalla guardia di frontiera elvetica, dopo aver scontato tre mesi di carcere, Gisella rientra in Italia e raggiunge subito la neonata zona libera dell’Ossola, dove organizza i Gruppi di difesa della donna (Gdd) e viene nominata Commissario aggiunto all’assistenza (sarà lei a pretendere che fosse cambiato il nome da “Commissariato alla beneficenza” a “Commissariato all’Assistenza”) e presiede ai collegamenti con le organizzazioni di massa nella Giunta provvisoria di governo. Sarà la prima donna a ricoprire un incarico di governo nella penisola italiana ed è lei che, come presidente del Cln di Novara, tratterà la resa del locale comando tedesco, quando allora alle donne non era neppure riconosciuto il diritto di voto.
Ma la vita della zona libera è breve e si conclude definitivamente il 23 ottobre 1944.
Nel 1945 sarà concessa alla Valle dell’Ossola e assegnata al Gonfalone della città di Domodossola, una Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:
Ecco, dunque, come nell’Ossola liberata furono gettati, anche se per poco tempo, importanti “semi di Costituzione”. Semi che attecchiranno e nel 1946-1947 germoglieranno in tutto il nostro Paese. E poi, nel 1948 con la Costituente, nella quale 21 saranno le donne elette che daranno vita alla nostra Carta Costituzionale, decretando essere figlia, a pieno titolo, di quella lotta e di quel sacrificio che i nostri partigiani e le nostre partigiane ci hanno consegnato, rendendoci liberi! Tutto il lavoro insieme alle loro speranze in un mondo diverso e migliore che molti di loro non hanno potuto veder arrivare, pur avendolo propiziato.
Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini”
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Segnaliamo che la fotografia è inappropriata per apparire a corredo di un articolo sulla Resistenza in Val d’Ossola. Quello riprodotto è un ritaglio di una fotografia scattata a Torino il 6 maggio 1945 durante la sfilata della Liberazione che ritrae, a sinistra, Paolo “Poluccio” Favout, comandante della V Div G.L. “Sergio Toja”, dietro di lui René Poet comandante della Brigata Val Pellice, primo a destra Vittorino Giovenale. I due ragazzini, probabilmente, familiari che Poet ha voluto fare sfilare con sé.
Grazie dell’attenzione