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Consultori: sostegno alle donne o solo etica?

Dibattiti e polemiche sul tema della loro riforma e riqualificazione

Ancora oggetto di discussione la proposta di legge per la “Riforma e Riqualificazione dei consultori familiari”, (http://www.olimpiatarzia.it/candidatura/pdf/PL%20021.pdf) presentata in consiglio regionale, lo scorso maggio dalla consigliera Olimpia Tarzia, Presidente della Commissione Consiliare Permanente “Scuola, diritto allo studio, formazione professionale, università.  Il documento prevede il riconoscimento dei consultori familiari, costituiti da associazioni familiari, al pari di quelle pubblici e finanziati con risorse pubbliche, derivanti dalla legge 194.

I dubbi e le incertezze sulla proposta restano diffusi. Molti sono coloro che avanzano perplessità e domande.

Lunedì 27 settembre si è tenuta presso la sala Tirreno a Roma, in via R. Raimondi Garibaldi, l’assemblea della consulta femminile, in cui medici, assistenti sociali, psicologici e rappresentanti regionali di associazioni per la tutela della salute della donna si sono espressi riguardo alla proposta di legge.

Molte le critiche, pochi i consensi.

Secondo alcuni, la legge, non va a rafforzare il consultorio attuale semmai a trasformarlo in una “cosa” ideologica. Può sembrare curioso pensare, infatti, che il motivo principale per cui si vuole modificare la legge attuale non è tanto la lentezza del sistema odierno, quanto il principio basilare per cui nasce e per cui da sempre è esistito.

La presidente della consulta femminile per le pari opportunità Donatina Persichetti, è stata critica sulla proposta di legge dei consultori familiari: “ "Restano dei dubbi su alcune questioni fondamentali, quali la prevenzione e la salute della donna, nonché il sostegno ad un’importante realtà sociale come quelle delle persone che scelgono stili di vita diversi dal matrimonio e le donne sole.”  Alla luce di questo, sembrerebbe che la legge possa violare la laicità dello Stato.
"Resta da capire ancora quale copertura finanziaria preveda la proposta di legge Tarzia per i cambiamenti che vuole apportare e quali siano i rapporti tra il sanitario e il sociale – ha proseguito la presidente, la quale ha sottolineato l’importanza di affrontare la questione maternità tenendo presente anche gli ostacoli di natura economica, lavoro e servizi alle donne che spesso la ostacolano. " “La vera tutela della maternità e della famiglia si ottiene con servizi di supporto e con il lavoro, assicurando la qualità della vita", ha concluso la presidente della Consulta femminile.

Durante l’assemblea della Consulta Olimpia Tarzia ha invece ha difeso la sua proposta affermando: “E’ una legge per rendere libere le donne di accogliere la vita. Un impegno delle istituzioni in questa direzione”.

Molti, però, ha dichiarato di non pensarla allo stesso modo. La maggior parte ha sostienuto che la legge non è rassicurante nei confronti delle donne, affronta superficialmente il disagio psicologico a cui possono andare incontro, non tutelando, quindi, la vita delle stesse.

La consigliera Annamaria Tedeschi (Idv) ha voluto stigmatizzare il lessico del provvedimento, a suo parere "inquietante" in diversi passaggi. Tedeschi ha citato come esempio il secondo comma dell’articolo 13, che recita: "il primo procedimento per l’interruzione della gravidanza si chiude con il consenso o dissenso informato della donna – risultante da apposita verbalizzazione". "E’ un linguaggio che mi ricorda gli ambienti delle questure e dei commissariati", ha detto la consigliera dell’Italia dei Valori.

Insomma la proposta viene fortemente contestata soprattutto a sinistra. Per molti la legge, rischia di riportare “le lancette dei diritti indietro di 40 anni” e i consultori invece di essere familiari diventerebbero per la famiglia. 

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