Cucina abruzzese a Pasqua

Apparecchiamo la tavola con i piatti tipici della regione
Camilla Dionisi - 4 Aprile 2021

L’Abruzzo si contraddistingue per la bontà del suo cibo, per la convivialità e ospitalità che si sentono in ogni piatto, e per il clima familiare che si crea a tavola. A Pasqua, cosa offre il menù secondo la tradizione?

Primi fra tutti: i fiadoni. Di origine rinascimentale, i fiadoni sono stuzzichini salati a forma di raviolo, ripieni di diversi formaggi: la ricetta tradizionale vuole una combinazione di parmigiano, rigatino (formaggio ricavato dal latte vaccino ed ovino) e pecorino, ma nulla vieta di sbizzarrirsi secondo i propri gusti.
In una sola regione, vi possono essere tradizioni diverse: pensiamo al brodo con il cardone. Per realizzarlo, viene utilizzato il cardo, pianta della famiglia dei carciofi. Richiede diverse ore di preparazione ed è solitamente legato alla tradizione natalizia, ma molte famiglie abruzzesi lo ripropongono a Pasqua.

Un altro protagonista è il timballo, la versione abruzzese della celebre lasagna. È composto dalle cosiddette “scrippelle” (sottili frittatine composte da acqua, farina e uova), e polpettine di carne, ricetta tradizionale di Teramo. I puristi del timballo considerano questa ricetta come l’unica e sola, ma, di nuovo, vi sono diverse versioni, come quella del timballo in bianco con macinato, carciofi e zucchine.

Per i secondi piatti, il protagonista è assolutamente l’agnello, che sia alla brace o “cace e ova”. Quest’ultima versione arriva dall’antica tradizione pastorale abruzzese, e sposa insieme agnello, pecorino locale e uova.

La cucina non ha solo valore tradizionale, ma anche storico e sentimentale.

La testimonianza la troviamo nel cuore della cultura Pasquale abruzzese: “la pupa ed il cavallo”, dolci di pastafrolla che concludono il pasto con colore ed allegria.

La tradizione qui è duplice: secondo quella religiosa, la rottura dei biscotti il giorno di Pasqua ricorda il momento in cui Gesù spezzò il pane durante l’ultima cena. Secondo la tradizione pagana, invece, si fa risalire la nascita del piatto al 1800, in occasione delle feste ufficiali di fidanzamento dei futuri sposi: i dolci a forma di cavallo erano per la futura sposa, quelli a forma di pupa per il futuro sposo.

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Le nonne sono le vere protagoniste di questa ricetta, in quanto si lasciano andare alla fantasia quando arriva il momento della decorazione, che appassiona anche i più piccoli. Insomma, la cucina abruzzese è sempre sinonimo di festa ed allegria e, durante le festività, la tradizione contribuisce a creare quel senso di famiglia che contraddistingue la tavola imbandita Pasquale. Il dialetto abruzzese ce lo insegna con un famoso proverbio: “l’ acque càve le fuoss’, e lu vine fa candà. La càrne fa càrne, lu pane fa sanghe, e lu vine mandè” (L’acqua scava la fossa, il vino fa cantare. La carne fa carne, il pane fa sangue e il vino fa la forza).


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