

Tevere, Aniene e Tronto nel mirino del progetto "Plasticentro": le infrastrutture galleggianti e i volontari fermano il degrado prima che arrivi sulle spiagge
Fermare la marea plastica prima che sia troppo tardi, intercettandola lungo la traiettoria dei fiumi prima che si sversi irrimediabilmente nelle acque del Mediterraneo.
È questo il principio alla base di Plasticentro, il programma strategico promosso dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale e sostenuto dai fondi della Legge “Salvamare” insieme a Legambiente e a una rete di partner sul territorio.
I dati aggiornati al 21 luglio 2026 tracciano un primo bilancio operativo concreto: oltre 40 metri cubi di rifiuti a prevalente matrice plastica trattenuti dalle strutture galleggianti piazzate sui fiumi Tevere, Aniene e Tronto.
Pienamente operative tra la fine di ottobre e la metà di dicembre 2025, le tre barriere dislocate tra Lazio e Marche hanno dimostrato una notevole capacità di tenuta, superando persino la prova del fuoco delle piene invernali e primaverili.
Nonostante i temporanei danneggiamenti subiti durante le mutate condizioni idrologiche tra gennaio e marzo 2026, i ripristini tempestivi hanno consentito di testare sul campo l’efficacia del sistema.
I formulari di identificazione dell’immondizia (registrata sotto il codice EER 15 01 02) certificano il recupero e l’avvio a corretto smaltimento di ben 1.838 chilogrammi di materiale:
Aniene: è il corso d’acqua che ha registrato il carico più pesante con 17 metri cubi intercettati e 1.088 kg smaltiti.
Tevere: la barriera laziale ha bloccato circa 10 metri cubi di detriti per un totale di 450 kg recuperati.
Tronto: sul versante marchigiano sono stati bloccati 13 metri cubi di plastica, pari a 300 kg avviati a smaltimento.
All’azione meccanica delle barriere si è affiancata una risposta corale delle comunità locali.
In tre differenti sessioni di pulizia straordinaria — distribuite tra la primavera 2025 e quella del 2026 — circa 200 volontari tra studenti, cittadini e dipendenti aziendali si sono rimboccati le maniche tra Lazio, Marche e Umbria, rimuovendo 1,5 tonnellate di spazzatura dagli argini.
Tra la vegetazione fluviale è emerso di tutto: da motorini a materassi, passando per elettrodomestici, carretti e scarti edili.
Parallelamente, le analisi condotte da Legambiente e ISPRA secondo i protocolli della Direttiva europea Marine Litter tracciano una radiografia impietosa della salute dei corsi d’acqua:
Il censimento dei rifiuti registrati (12.742 elementi totali):
Primavera 2025: 4.288 rifiuti catalogati;
Autunno 2025: 2.301 rifiuti catalogati;
Primavera 2026: 6.153 rifiuti catalogati.
Il dato costante e preoccupante riguarda la tipologia di materiale: la plastica costituisce l’85,7% del totale rintracciato.
Con una certezza scientifica confermata dalle rilevazioni: più ci si avvicina alla foce — come dimostrano i casi critici del Ponte della Scienza a Roma e della spiaggia di Coccia di Morto a Fiumicino —, più la concentrazione di frammenti di polistirolo, mozzi di sigaretta, bottiglie e stoviglie monouso aumenta esponenzialmente.
L’esperimento dimostra che la battaglia contro l’inquinamento marino non si vince a largo, ma lungo le aste fluviali dell’entroterra.
Alle attività operative di recupero e catalogazione partecipano ora attivamente enti scientifici e industriali del calibro di ACEA, ENEA, ARPA Lazio e ARPA Umbria, orientando le prossime indagini sul fronte delle microplastiche.
Come evidenziato dal Segretario generale dell’Autorità di bacino dell’Appennino centrale, Marco Casini, i risultati ottenuti pongono le basi per consolidare la rete delle barriere e affinare gli interventi di prevenzione territoriale, prima che i rifiuti arrivino a soffocare le nostre coste.
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