

Nuovo studio sulla terapia farmacologica per abbassare la soglia di Ldl e diminuire il rischio cardiovascolare
E’ stato presentato alla stampa, mercoledì 27 maggio, lo studio IMPROVE-IT (Improved Reduction of Outcomes: Vytorin Efficacy International Trial) per abbassare il livello del colesterolo Ldl, il colesterolo cattivo, ed evitare così nuovi eventi cardiovascolari.
I risultati di questo studio sono stati presentati per la prima volta nel novembre 2014 al Congresso dell’American Heart Association. Anche se in Italia, tra il 2001 e il 2011, la mortalità intraospedaliera dell’infarto si è progressivamente ridotta dall’11,3% al 9%, le morti sono aumentate dalla dimissione a 60 giorni, questo perché spesso interrompono la terapia nel post infarto. È vero quindi che agli italiani fa più paura il pensiero del primo infarto che la concreta possibilità di averne un secondo.
Lo studio IMPROVE-IT della Merck evidenzia che nella sindrome coronarica acuta non bisogna semplicemente abbassare il colesterolo Ldl ma è necessario abbatterlo. Questo studio è stato condotto su 18.144 pazienti con sindrome coronarica acuta in una durata di quasi 9 anni e in 1500 centri di tutto il mondo. I risultati della ricerca hanno visto che con l’assunzione di ezetimibe/simvastatina si ha la riduzione del 6,4% del rischio relativo alle complicanze cardiovascolari rispetto alla sola simvastatina di 40 mg.
“I pazienti ad alto rischio devono abbassare il colesterolo Ldl sotto la soglia di sicurezza di 70mh/dL”, afferma Claudio Rapezzi, direttore UO Cardiologia del policlinico di S. Orsola di Bologna. “La scarsa aderenza alla terapia – prosegue Rapezzi – è una condizione tipica di molte malattie croniche. Nel caso di un paziente con infarto miocardico acuto questo meccanismo cambia nel momento del ricovero ospedaliero: c’è la grande paura, la presa di coscienza del pericolo e la promessa a se stessi che da quel momento in poi si seguirà uno stile di vita sano e si sarà diligenti con le terapie”.
Si tratta di una presa di coscienza importante a non far abbassare la guardia al paziente e ad invitarlo a seguire con costanza la terapia adeguata. “Con la terapia della ‘doppia inibizione’ – precisa Rapezzi – una complementare ed efficace combinazione di farmaci si riesce ad ottenere, nei pazienti ad alto rischio e che hanno già un livello di colesterolo Ldl sotto la soglia di sicurezza di 70mg/dL, un’ulteriore riduzione del rischio cardiovascolare relativo. L’unica altra soluzione per abbattere drasticamente il livello di Ldl, già basso, è quello di ricorrere ad una statina molto potente e ad alto dosaggio che però comprometterebbe un profilo di sicurezza e tollerabilità meno favorevole, in alcuni casi, ad iniziare dai dolori muscolari diffusi, con un aumento delle probabilità di interruzione del trattamento”.
“Oggi sappiamo quale strada percorrere – spiega Michele Massimo Gulizia, presidente Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) – sappiamo che alla correzione degli stili di vita e all’aderenza della terapia dobbiamo affiancare strumenti farmacologici in grado di abbattere la soglia di Ldl”.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.