

In due momenti diversi, in due quartieri lontani, due donne hanno rischiato la vita
A volte, il destino si gioca tutto in pochi istanti. E ieri, a Roma, la prontezza di chi indossa una divisa ha fatto la differenza tra la tragedia e un respiro di sollievo.
In due momenti diversi, in due quartieri lontani, due donne hanno rischiato la vita. E in entrambi i casi, è stata la Polizia Locale di Roma Capitale ad accorrere per salvarle.
Il primo intervento è avvenuto nel cuore della notte, intorno alle due del mattino. Via Merulana era silenziosa, interrotta solo dalle luci blu di una pattuglia del I Gruppo Centro, impegnata nei rilievi di un incidente stradale.
Ma è proprio mentre ricostruivano una dinamica che i poliziotti ricevono una segnalazione inquietante: poco distante, una ragazza è seduta sul marciapiede, ricoperta di sangue.
Gli agenti si precipitano sul posto. La trovano lì, immobile, lo sguardo perso nel vuoto e il corpo segnato da profondi tagli alle braccia. Ha poco più di vent’anni. Con un filo di voce riesce a dire che si è ferita da sola. Un gesto disperato, per farla finita. Poi perde conoscenza.
In quel momento scatta qualcosa. Gli agenti non esitano. Chiamano i soccorsi, le tamponano le ferite, cercano di fermare l’emorragia con ciò che hanno a disposizione, la avvolgono in una coperta termica per proteggerla dal freddo.

Restano con lei, le parlano, anche se non risponde più. Quando arrivano i sanitari del 118, la giovane è ancora viva, ma le sue condizioni sono critiche. Viene trasportata d’urgenza all’ospedale San Giovanni.
Qualche ora dopo, la città è già tornata al suo frenetico ritmo. È mattina, il traffico su via Ostiense è intenso, le auto scorrono rapide in direzione del Grande Raccordo Anulare.
Tra loro, una si ferma di colpo. Accosta appena in tempo. Al volante c’è una donna di 58 anni. Si sente male, un malore improvviso. Forse non sarebbe riuscita nemmeno a chiedere aiuto.
Ma una pattuglia del GSSU – il Gruppo Sicurezza Sociale Urbana – nota subito l’auto in difficoltà. Gli agenti si fermano, scendono, si avvicinano. Capiscono subito che la donna sta male.
Intervengono. Mettono in sicurezza la zona, prestano le prime cure, restano al suo fianco fino all’arrivo dell’ambulanza. Anche lei viene portata via, stavolta al Campus Bio-Medico, per accertamenti.
Due vite sospese. Due interventi tempestivi. Due storie che, senza quel lampo di prontezza e umanità, avrebbero potuto finire in modo molto diverso.
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