Duemila cartelle Gerit e 100 mila atti giudiziari arriveranno in ritardo

Sono ferme negli uffici delle Poste. Disagi per il riordino del recapito, mancano all’appello 200 portalettere
di Barbara Laurenzi - 17 Ottobre 2011

Cartelle esattoriali, questionari Istat e bollettini. Tutti fermi negli uffici postali. A denunciare la situazione di stallo nella quale versa il recapito è la segreteria romana di Slp Cisl Poste che, per farsi sentire, ha allestito due punti di protesta e informazione davanti la sede centrale di viale Europa.

“Ad oggi abbiamo circa 100mila atti giudiziari della Regione fermi negli uffici postali – spiega Franco Polverino, responsabile recapito e logistica Slp Cisl Roma -, ciò significa che esistono altrettanti destinatari in attesa del bollo”. Chi pagherà questo ritardo? I cittadini, ovviamente, che si vedono recapitare multe e imposte oltre i giusti termini. “Ci scusiamo con la clientela ma non è colpa nostra – risponde il sindacato -, per sostenere la mole di lavoro servono altri duecento portalettere”.

“Nell’ufficio postale Casilino – aggiunge Polverino – sono stati trovate 2 mila cartelle Gerit risalenti perfino a luglio 2010, mentre il 40 per cento dei questionari Istat sono ancora bloccati all’interno degli uffici e non riusciremo a portarle in tempo utile per la compilazione”. Tra i disservizi non mancano quelli tecnologici, con soli 400 palmari funzionanti su 1.800 già acquistati per la tracciabilità delle raccomandate e i motomezzi fermi per la mancata manutenzione.

Poste, inoltre, aveva acquistato 1.150 dispositivi pos per far sì che il cliente potesse pagare la bolletta al momento della consegna. Una buona idea, peccato che finora siano stati pagati solamente cinque conti correnti. I pos non si possono utilizzare perché la rete predisposta non li supporta.

Il mancato servizio è evidente e non serve guardare molto lontano per accorgersene. Ne sanno qualcosa i residenti di Tor Bella Monaca, Acilia, Guidonia, Mentana e Velletri, dove la posta arriva con cadenza settimanale. Quando le cose vanno bene.

A Roma e provincia circa 800 mila persone non ricevono la posta con cadenza regolare, ogni giorno duecento zone non vengono servite ed esistono aree che rimangono scoperte anche per venti giorni. A Nettuno si è costituito un comitato di salvaguardia e, nel frattempo, cominciano già ad arrivare le prime denunce ai carabinieri, da Colonia di Anzio a Bracciano, fino a Prima Porta e all’intera zona ovest.

A creare questi disagi sarebbe stato, secondo Slp Cisl Roma, l’accordo per il riordino del recapito. Che di ordinato, però, ha ben poco. “A Roma e provincia si registra una carenza di duecento portalettere – denuncia il segretario generale Riccardo Barbati -, attualmente vengono sostituiti con i dipendenti già impiegati a tempo indeterminato che, però, non producono e creano costi: bisogna fargli seguire la formazione per poi lavorare un solo mese, così non fanno in tempo a imparare nulla. Avevamo deciso di accettare l’accordo con la riduzione delle zone di recapito, e il consecutivo ingrandimento del territorio assegnato a ogni portalettere, perché l’azienda aveva promesso supporti tecnici e informatici utili all’organizzazione del lavoro”. Poi, però, Poste ha prepensionato e sportellizzato senza sostituire il personale.

“Abbiamo proclamato un mese di sciopero e di rifiuto delle prestazioni straordinarie fino al termine di ottobre, sia per il recapito che per gli uffici postali finanziari – spiega ancora Barbati – perché entrambe le divisioni sono allo sbando e non vengono supportate da investimenti dell’amministrazione centrale, nonostante Poste abbia un amministratore delegato che dichiara un miliardo di utili. L’azienda non ci dà giustificazioni né risposte, si limita a diffondere comunicati stampa nei quali dice che va tutto bene”.

Adotta Abitare A

Tra i motivi dello sciopero, spicca il rinnovo del premio produttività scaduto nel 2010. “L’azienda lo ha decurtato dicendo che non sono stati raggiunti gli obiettivi, intanto i dirigenti si prendono il premio intero che arriva fino a 250mila euro”.

Ancora prima dei premi di produzione, mancano stampanti e locali puliti. Non è raro vedere gli impiegati che vanno a fare le fotocopie nei tabaccai accanto il loro ufficio postale dove, spesso, non vengono effettuate le pulizie con regolarità. “Noi proponiamo che il personale sia quello deciso dagli accordi controfirmati e che vengano rimpiazzate le persone mancanti, anche con assunzioni interinali”.
Da un lato, il disagio della clientela che si vede recapitare bollette già scadute. Dall’altra, un’azienda che non tiene il passo con i tempi. “Continuiamo a perdere fette di mercato proprio nel momento della liberalizzazione – tuona ancora Slp Cisl Roma – di questo passo, perderemo i posti di lavoro”. 


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