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Ebola: per l’OMS è emergenza sanitaria

Decalogo dal Ministero della Salute per segnalazioni e gestioni dei casi sospetti

Dall’8 agosto 2014 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato il virus Ebola emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale. Al momento sono state emanate raccomandazioni temporanee per la gestione dell’evento. Il pericolo di diffusione rimane molto alto. In Italia, il Ministero della Salute considera lo stato attuale del paese e dell’Europa sotto un basso rischio di trasmissione grazie anche alle misure di prevenzione finora attuate.

Una nota del Ministero della Salute dichiara: “E’ altamente improbabile, ma non impossibile, che persone infettate da virus Ebola in Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone possano arrivare in Italia e quindi sviluppare sintomi dopo il loro arrivo (il periodo di incubazione di Malattia da Virus Ebola (MVE) varia da 2 a 21 giorni)”. “Nell’ipotesi del verificarsi di casi di MVE sul nostro territorio – prosegue la nota del Ministero della Salute – la capacità di risposta del sistema sanitario nazionale è adeguata a confermarli e ad isolarli per interrompere la possibile trasmissione anche di questo agente patogeno altamente infettivo. Di conseguenza, è importante richiamare gli operatori sanitari ad essere vigili nei confronti di coloro che hanno visitato le zone colpite dalla febbre emorragica virale e sviluppano una malattia non altrimenti spiegabile”.

Ad occuparsi in Italia del caso Ebola è l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani” di Roma che, con un laboratorio di livello 4 (BSL4), è l’unico in cui è possibile testare campioni biologici contaminati da virus emorragici. L’Istituto è presente tra quelli che contribuiscono agli aspetti diagnostico-clinici nei paesi africani in cui l’epidemia è in corso, ed è offre sostegno agli stessi paesi interessati e alle Organizzazioni non governative che stanno operando per controllare l’evento sul posto.

ebolaI potenziali fattori di rischio di infezione e categorie considerate  a rischio sono per coloro che hanno recentemente visitato una delle aree affette e che manifestano i seguenti sintomi, ad insorgenza improvvisa, entro 21 giorni dalla visita nelle zone colpite come febbre, mal di testa, mal di gola, diarrea, vomito e si trovano in uno stato di malessere generale.

La febbre emorragica virale deve essere sospettata nei soggetti con febbre (>38°C) nelle ultime 24 ore e che comunque hanno visitato una zona affetta da MVE entro i 21 giorni. Sono soggetti a rischio coloro che hanno curato o sono entrati in contatto con i fluidi corporei o campioni clinici di un soggetto (o di un animale), vivo o morto, malato o fortemente sospettato di avere la febbre emorragica virale.

Viene sottolineato dal Ministero l’importanza di non considerare tutti gli stati di malessere accompagnati da febbre come sospette febbri emorragiche virali. Non devono per questo essere trascurate diagnosi alternative, come ad es. la malaria o altre patologie virali.

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