Elia Marcelli, autore ingiustamente dimenticato

Il suo straordinario poema Li Romani in Russia presentato alla biblioteca de La Borghesiana
di Silvio Cinque - 9 Novembre 2009

Perché uno scrittore dello spessore di Elia Marcelli, autore de Li Romani in Russia, rimanga sconosciuto alla maggioranza è uno dei tanti misteri di questa bella cultura italiana. Qui le responsabilità sono molte e non sempre facilmente imputabili ai soli e soliti detentori del potere.

Che dietro la campagna di Russia ci sia stata una damnatio memoriae che continua a oscurare il numero indefinito di scomparsi e di morti, questa è solo una piccola e relativa spiegazione. La Società per la storia orale e le istituzioni che organizzano e conservano la nostra Memoria e le Memorie storiche del nostro paese, le associazioni di reduci, partigiani e sopravvissuti hanno contribuito moltissimo a che tutto questo immenso patrimonio venisse conservato.

Ma questo ovviamente non sembra sufficiente se casi come quello di Elia Marcelli si verificano. Forse perché Marcelli, e non sarebbe il solo, è più conosciuto un America Latina ed all’estero più che in Italia, lui che nel 1948 emigrò e fece la sua meritata fortuna altrove. Ed infine, a proposito di razzismo ambientale, Elia Marcelli scrisse e diresse un film sugli indio di quel Venezuela nel quale emigrò. Il Film è del 1962 e si intitola Settimo parallelo.

A questo punto, “salvate” le Istituzioni e le Fondazioni che fanno capo ai vari Ministeri, Assessorati più o meno permanenti, vengono chiamate in causa quelle strutture di base che hanno il compito, difficilissimo ma cruciale, di diffondere questo patrimonio. Ovviamente parlo della Scuola, al di là ed al di fuori delle sue esternazioni Ministeriali, e delle Biblioteche. Forse bisogna ripensare ad una formazione adeguata di quegli addetti (insegnanti e biblioteche) che quotidianamente si trovano a diffondere ed organizzare la cultura di base. Che nella cultura di base debba trovare posto anche la conoscenza delle proprie radici e della memoria storica del Paese non sembra così ovvio.

Ma se autori come Marcelli sono sconosciuti e dimenticati lo si deve anche a queste incongruenze. Proviamo a fare uno sforzo che né De Gasperi né Togliatti riuscirono a completare: la pacificazione e la unificazione degli Italiani, attraversati da Italie contingenti ed immediate. È uno sforzo che le Biblioteche hanno nelle loro caratteristiche istituzionali. Mi rendo conto che è un discorso pericoloso, ambiguo e facilmente strumentalizzabile. Discorso nel quale già altri, molto più preparati e deputati di me, si sono cimentati e sono incappati i forti polemiche.

Penso allo storico Aurelio Lepre per esempio, penso a saggisti come Pansa e Benzoni. Ma penso anche allo storico Guido Crainz o Renzo De Felice che ci hanno indicato le vie per uscirne. Penso soprattutto all’ultimo saggio di Crainz. L’idea di nazione come luogo dove ci si riconosca attraverso le sue culture e le sue esperienze. È un discorso di pacificazione che non coinvolge coloro che continuano a rimanere su posizioni rigide di contrapposizione. Non parlo di confronti ideologici che sono sempre meno evidenziati. Parlo di contrapposizioni che trovano origine e spiegazione e significati da pregiudiziali di partito, di clan, di interessi economici. Ognuna di esse invoca una ragion di stato che le giustifica e, a seconda della proprie capacità e del proprio potere, condiziona la libera circolazione delle idee, la informazione, il sapere. Ciò lascia spazio ad aberrazioni alimentate pazientemente e scientemente dall’incuria e dalla confusione.

Così rimangono insolute tematiche come quelle dei reduci della campagna di Russia, le foibe, un guevara adottato da associazioni come CasaPound, i valori del nostro Risorgimento (soprattutto Garibaldi, ma anche Pisacane).

La storia di chi ha tentato di andare controcorrente esiste anche se poco conosciuta.

Adotta Abitare A

C’è per esempio un’Antistoria di Roma Capitale di Aldo De Jaco e tutta la sua produzione storico letteraria. C’è un bel libro di Ettore Masina che si chiama Il vincere.È una bella sofferta autobiografia di chi visse gli anni della dittatura.

C’è il bel libricino di Lidia Menapace Resisté che racconta la sua esperienza di staffetta partigiana nel Novarese; il documentario "Staffette" di Paola Sangiovanni, in cui la protagonista è Marisa Ombra e le staffette delle Langhe, del Monferrato e dell’Astigiano.

C’è infine nel bel libro di Alessandro Portelli L’ordine è già stato eseguito” tutta la bibliografia essenziale sulle Fosse Ardeatine ed il bel libro di Carla Capponi Con cuore di donna.

Per non parlare di Marisa Musu La ragazza di via Orazio.

Ed ecco un resoconto in poesia dell’incontro-presentazione del libro

Sabbato ar borgo

In questo sabbato freddo de novembre

Ce se ritrova nella Bibbioteca

Che a Borghesiana nun ce sta da sempre

Ma dal 2004 c’ha messo un’ipoteca.

È un sabbato che piove e ce fa freddo

Aspettamo che arriva er professore

Per facce una lezione de dialetto

D’un grande poveta e grande autore.

Ma chi lo conosce questo Elia Marcelli

Sconosciuto fino a mo’ ar comprendonio

Chi ce farebbe conosce li suoi versi belli

Se non ci fusse il professor Teodonio?

Er professore ariva tutto in tiro

Viè da lontano, è un poco trafelato

Posa li libbri e riprenne fiato

E poi volge lo sguardo un poco in giro

Ce stanno ‘na ventina de perzone:

un reduce di Russia, un’inzegnante

qualche ragazza, un pittor de soggetti di diamante

Che aspetteno pazzienti la lezzione

Er Teodonio princia de parlà

Ce presenta Marcelli e la sua vita

Ce riporta a contestualizza’

Spargendo li fojetti co’ le dita

Poi attacca a declama’:

la chiamata, il raduno, la partenza

l’arivo in Russia, lo svelamento de la verità

recitando co’enfasi e pazzienza

E noi che lo stamo ad ascorta’

Se ritrovamo come per incanto

Dentro alla Storia, dentro alla realtà

De suoni e voci ; de invocazzioni e pianto.

Ma li versi che legge e che descrive

Sono solo una parte limitata

Dell’esperienza ch’ er poveta vive

In quer poema tutta raccontata
Er reduce conferma: È tutto vero

E ve lo posso giurà perché io c’ero.

Quache ragazza scappa via in silenzio

Ad asciugasse ‘na lagrima d’assenso

E quanno Marcello chiude la lezzione

C’è nell’aria un silenzio tale

Che la campana de la piazza nun scompone.

Se guardamo nell’occhi e dar petto sale

Riunenno tutti qanti,l’emozzione.
E dopo l’emozzione e i comprimenti

I saluti e li ringrazzaiamenti

Chiude le luci er bibiotecaro

“Bonanotte Gesù ché l’ojo è caro”


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