

Dal 6 novembre al 7 febbraio 2027 il Palazzo Uffici si trasforma in una macchina del tempo
Un laboratorio urbanistico a cielo aperto cresciuto nel segno dell’utopia, rimasto mutilato dal secondo conflitto mondiale e poi rinato come simbolo del miracolo economico italiano.
Novant’anni dopo la sua ideazione, l’Eur svela le sue viscere archivistiche e la sua anima moderna in una imponente retrospettiva che unisce memoria, architettura e vita vissuta.
Dal 6 novembre al 7 febbraio 2027, la storicizzata cornice del Palazzo Uffici dell’Eur — prima opera permanente ultimata nell’ambito dell’Esposizione Universale romana — apre i propri battenti per la mostra “Eur – Una storia lunga 90 anni”, prodotta da Cor con il patrocinio di Eur SpA e curata da Alessandro Nicosia e Marco Pizzo.
L’itinerario della mostra si articola in tre grandi capitoli narrativi che ricostruiscono il profilo di un quartiere unico nel panorama europeo:
«E42. La nascita della Città Ideale»: si torna al 1935, quando il ministro Giuseppe Bottai propose a Benito Mussolini di candidare Roma per la grande esposizione del 1942. Un impianto razionalista materializzato attraverso scatti di cantiere, bozzetti d’epoca ed opere firmate da maestri come Quaroni, Saetti, Basaldella e Predonzani, con un carrello d’eccezione sulla celebre Porta del Mare, l’arco monumentale ideato da Adalberto Libera e Vincenzo Di Berardino.
«La Costruzione dell’Eur»: dal pino piantato dal Duce nel 1937 alla paralisi della guerra, fino alla rinascita avviata nel 1950 in un’area abbandonata a se stessa. Attraverso immagini retroilluminate e filmati d’archivio rivive la nascita della Metropolitana, del Laghetto, del Luna Park e dell’Obelisco Marconi curato da Arturo Dazzi.
«Quartiere Eur tra modernità e futuro»: il racconto dell’evoluzione contemporanea centrato attorno al decennale della Nuvola di Fuksas, l’opera disegnata da Massimiliano e Doriana Fuksas divenuta l’emblema della vocazione fieristica ed internazionale del quadrante.
L’esposizione offre spaccati inediti che travalicano il cemento ed il marmo travertino:
L’Eur sul set: le architetture metafisiche del quartiere trasformate in scenografia da giganti del cinema come Federico Fellini (ritratto da Luciano Emmer negli anni Settanta), Roberto Rossellini (Roma città aperta) e Michelangelo Antonioni.
Lo snodo olimpico: i cimeli originali dei Giochi di Roma 1960, con la fiaccola ufficiale, le divise degli atleti e le medaglie che segnarono la svolta infrastrutturale dell’area.
L’anima verde: un focus sulla biodiversità nato nel 1959, quando l’ambasciatore giapponese Mankyu Suzuki donò alla città i leggendari ciliegi la cui fioritura incornicia tuttora il Laghetto.
«Festeggiare i novant’anni dell’Ente Esposizione Universale significa guardare alle radici di un progetto architettonico unico al mondo — osserva Enrico Gasbarra, presidente di Eur SpA —. La mostra, che coincide con l’emissione di una medaglia ed un francobollo commemorativo, si tiene nella Sala dei disegnatori dove i progettisti tracciavano i contorni di una città proiettata al futuro». Un concetto ribadito dall’amministratore delegato Claudio Carserà: «È un tributo a un modo di pensare la città in continua trasformazione, superando la storica separazione tra centro antico e metropoli moderna».
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