

Abbattuti già 11 cipressi, ora tremano 17 eucalipti e un platano per far posto al nuovo mercato. SPARITE le perizie tecniche ufficiali
C’era una volta la trasparenza declamata a parole dai consigli municipali della Capitale. Oggi, sul cantiere di Forte Boccea nel Municipio XIII, la trasparenza ha trovato un lucchetto ad attenderla ed i cancelli sbarrati in faccia alle istituzioni chiamate a vigilare.
È uno scontro durissimo quello esploso intorno alla riqualificazione dell’area, sfociato in una formale denuncia da parte delle associazioni CURAA ed SOS Roma.
Questa mattina, al presidente della Commissione Trasparenza del municipio, Marco Giovagnorio, è stato espressamente impedito l’ingresso nell’area dei lavori, ostacolando nei fatti il dovere di controllo e la verifica sulle carte di cantiere.
E persino la successiva seduta dell’organismo municipale si è trasformata, denunciano i comitati, nell’ennesimo “muro di gomma” eretto dall’amministrazione locale per evitare di rispondere sul massacro del verde pubblico.
Al centro delle polemiche c’è la sorte di un patrimonio arboreo storico situato in una zona sottoposta a stringente vincolo paesaggistico. Mentre il municipio accelera i lavori per spostare e realizzare un nuovo mercato nell’area, le motoseghe sono già entrate in azione: 11 cipressi storici sono stati rasati al suolo, ed ora figurano nel mirino dei tagli immediati altri 17 eucalipti ed un platano.
«Stanno facendo un vero e proprio blitz sugli alberi prima che cittadini ed istituzioni possano verificare la legittimità degli atti — attacca senza mezzi termini Jacopa Stinchelli, presidente dell’associazione CURAA —. Non permetteremo che accada ai 17 eucalipti ed al platano ciò che è già successo ai cipressi senza che vengano rese pubbliche perizie e schede tecniche».
A far scattare l’allarme ambientalista è il nodo dei documenti ufficiali: le schede VTA (Visual Tree Assessment) del 2023 — le uniche capaci di attestare la reale salute o pericolosità delle piante — non figurano da nessuna parte, sparite nel nulla ed omesse negli allegati del 2025, dove compare solo una tabella sintetica ed opaca che bolla 10 alberi su 41 in classe di rischio C/D.
L’ipotesi avanzata da comitati e tecnici è che il taglio del verde sia unicamente funzionale alla colata di cemento del progetto del mercato e non al presunto stato di ammaloramento delle piante, ricalcando quanto già avvenuto con la creazione di isole di calore a piazza Monteleone di Spoleto al Fleming e a Piazza dei Vespri Siciliani. Il tutto violando apertamente lo spirito della Nature Restoration Law europea (Regolamento UE 2024/1991) che impone lo stop al consumo di suolo.
Sulla vicenda è arrivata la dura presa di posizione anche di Daniele Giannini, ex presidente del Municipio XIII e portavoce di SOS Roma:
«In questi giorni si sono accesi fortissimi dubbi sul territorio riguardo agli interventi a Forte Boccea: dalle perizie di abbattimento fino alle possibili varianti rispetto al progetto iniziale. Trovo surreale e gravissimo che proprio ad un organo istituzionale di garanzia e controllo venga sbarrato l’accesso. Se si convoca una Commissione, lasciarla fuori dal cancello alimenta inevitabilmente sospetti ed opacità. Ora il Municipio e Roma Capitale aprano i faldoni, fermino i tagli e forniscano immediatamente tutti i chiarimenti pretesi dai cittadini».
Il sospetto di comitati e residenti è uno solo: che Forte Boccea rischi di trasformarsi nel nuovo “Bosco Ospizio” della Capitale.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.