Giovanni Carapella sull’Ater: necessario un impegno continuo

Intervista al presidente Commissione regionale lavori pubblici e casa
di F. G. - 2 Marzo 2009

Presidente Carapella, quali sono le iniziative in cantiere per risolvere il problema dell’emergenza abitativa?

L’emergenza abitativa in una città come Roma non si sconfigge da un giorno all’altro ma necessita di una battaglia continua sostenuta da ingenti finanziamenti e da precisi indirizzi politici che vanno dall’impegno diretto del Comune nella costruzione di alloggi, al risanamento delle casse delle Ater, al rilancio del marcato dell’affitto a costi sostenibili per famiglie normali, ad una politica per l’affitto legale agli studenti.

La mossa vincente è riuscire a mettere nel giro di pochi anni sul mercato immobiliare della capitale, il più vasto d’Italia, case in grado di soddisfare la domanda reale: alloggi popolari da dare a canone sociale alle famiglie in graduatoria, case in affitto a riscatto (8,15,25 anni) ed alloggi ad affitto a canone concordato, come richiesto dalle organizzazioni sindacali. Più saremo capaci di mettere in campo questa offerta sociale di case a costi accessibili, più sarà facile anche per le altre famiglie acquistare la propria casa anche privatamente. Come avviene per le più importanti e moderne metropoli europee il mercato sarà calmierato dall’offerta sociale che sapranno mettere in campo le istituzioni e per la speculazione immobiliare sarà vita difficile.

In questa direzione va la Regione Lazio che ha deciso di rastrellare dai vari capitoli di bilancio, tutte le somme disponibili per incrementare l’offerta pubblica di case popolari e più in generale di edilizia pubblica ed agevolata. Il consiglio regionale del Lazio ha approvato l’ampliamento dei fondi disponibili per le politiche abitative costringendo le finanze della regione Lazio ad uno sforzo sovraumano che darà la possibilità di sfruttare oltre 550 ml di Euro per i prossimi tre anni. Noi, la Regione Lazio, abbiamo messo i soldi e la faccia per dare una prima risposta concreta al problema casa.

Si è parlato negli ultimi tempi di una riforma complessiva che dia vita ad una nuova politica della casa nella Regione Lazio. Quali dovrebbero essere, a suo avviso, i suoi punti cardine?

Troppo spesso nel passato per salvaguardare una singola situazione o risolvere un problema specifico si è ricorso all’approvazione di un articolo di legge. Nel corso degli anni, nella legislazione della regione Lazio si sono così accumulate e sovrapposte numerosissime norme e regolamenti, che finiscono spesso per rendere difficile la vita agli inquilini e agli stessi amministratori delle case popolari..Ora diventa necessario riorganizzare in una unica legge più complessiva tutte le materie dell’edilizia pubblica, tenendo conto dello stato attuale della società italiana, del mutato quadro dei bisogni, dell’esaurimento delle risorse storicamente destinate all’ERP come la Gescal.

E’ per questo che pensiamo ad una legge organica sul diritto all’abitare, che preveda risorse autonome annuali da destinare alle case popolari e più in generale all’affitto, e che intervenga sullo stesso assetto delle aziende Ater create nel 2002 sulle ceneri dei vecchi Istituti autonomi case popolari.

Ultimi dati della Fillea CGIL ci dicono che oggi circa 130.000 famiglie avrebbero diritto ad una casa popolare ma purtroppo soltanto poche centinaia all’anno riescono ad entrarne in possesso. La quota di alloggi ERP nel Lazio è una delle più elevate in Italia (circa il 10 % del totale italiano) e tuttavia è una delle più basse in Europa. Infatti in Italia il patrimonio di immobili destinati all’ERP supera di poco il 5 % ma negli altri stati comunitari si va dal 14% della Francia al 21% della Germania. Bisogna assolutamente incrementare il numero di alloggi a disposizione delle famiglie meno abbienti e soprattutto di quelle famiglie di nuova costituzione e di cittadini che vivono di lavoro a tempo determinato e di contratti a progetto. Garantire un alloggio significa investire sui cittadini, dare la possibilità di creare famiglie, sviluppare un percorso formativo e lavorativo senza l’incubo dello sfratto o il peso di mutui, che alla luce della crisi economica, che erodono consistentemente la capacità economica di una famiglia

Case popolariLa Regione ha stanziato 550 milioni di euro per l’emergenza abitativa. Come sarà utilizzata questa somma?

Adotta Abitare A

Per la realizzazione di 5700 alloggi solo su Roma. Una parte di questi fondi, dei 275 ml di Euro circa 150 saranno destinati alla realizzazione di case nei piani di zona 167 ampliando la graduatoria degli operatori, imprese e cooperative e cooperative di forze armate e forze dell’ordine, in modo tale di immettere nel giro di pochi mesi sul mercato immobiliare della capitale 5700 nuovi alloggi; 70 ml per l’housing sociale, ovvero alloggi destinati a giovani coppie e lavoratori precari; oltre 18 milioni per la costruzione di case destinate ad anziani; 46 mln di euro, sara’ destinata alle Ater per consentire di acquistare alloggi in situazioni di criticità come nel caso di soci truffati di cooperative e nel caso di categorie colpite ingiustamente da vendite frazionate.

Qual è il suo pensiero sulla norma relativa al recupero dei sottotetti?

Si tratta di un importante progetto di legge approvato all’unanimità dalla Commissione consiliare lavori pubblici e casa della regione che andrà presto in votazione in aula. Una norma rigorosa e attenta alle tematiche ambientali che, però, mette il Lazio al passo di altre Regioni su questa tematica.

Come giudica la chiusura del bilancio Ater 2007 con 7 milioni di euro di attivo, per quanto riguarda la spesa corrente?

Le Ater nascono nel 2002 ereditando come palla al piede il deficit dei vecchi IACP e senza una certezza di risorse che ne consentisse di ipotizzare anche lontanamente il risanamento e il rilancio. Dal 2005, prima con la transazione sulle morosità, poi con la sanatoria delle occupazioni, si è operato un ripristino della legalità e un rientro economico cospicuo. La ripresa delle vendite nei grandi quartieri popolari e la messa a disposizione delle Ater di risorse ingenti da parte della Regione per la manutenzione e l’abbattimento delle barriere architettoniche, hanno messo le basi di un possibile risanamento finanziario. Riportare un attivo di 7 ml di euro è il frutto del buon lavoro fatto dell’amministrazione Petrucci all’Ater in questo mutato contesto. Ovviamente i problemi restano e lavoriamo insieme all’Ater per dare risposte sempre più efficaci e tempestive.

Quali debbono essere secondo lei le strategie da adottare per un definitivo risanamento dell’Ater?

Il risanamento si fa con molti sacrifici e questo deve essere lo spirito che accompagna ogni iniziativa rivolta al contenimento della spesa ma la chiave di volta sta nel costruire un nuovo sistema di gestione degli immobili esistenti, che garantisca all’inquilino di vivere con serenità nell’alloggio assegnato ed automaticamente inneschi un meccanismo di fiducia tra l’ente e l’inquilinato. Credo però che la vera sfida per la Regione Lazio stia nell’utilizzare l’Ater come figura garante di alcuni processi come, ad esempio, la dismissione di alloggi di Enti e/o banche o per situazioni più complesse, e dare una risposta forte, concreta ed immediata a quelle famiglie che nel giro di poche settimane si trovano di fronte alla scelta di lasciare la casa dove hanno abitato da anni oppure acquistarla indebitandosi fino al collo. L’Ater in questo modo diventerebbe un partner di fiducia della Regione con obiettivi ed indirizzi precisi ed una “mission” a sfondo principalmente sociale.

In tale ottica, potrebbe avere notevole rilevanza la vendita di immobili di proprietà ATER?

La dismissione degli immobili Ater, va realizzata nel rispetto della legge che prevede l’alienazione massimo del 30 % degli alloggi, e va fatta con l’obiettivo di recuperare risorse per risanare il debito, mantenere i quartieri, costruire nuovi alloggi. Noi non vogliamo che la Regione e gli enti pubblici escano ridimensionati dal mercato dell’affitto. A Roma e nel Lazio serve una risposta pubblica più forte. Vendere una parte del patrimonio, deve servire a consentire a una parte di inquilini che attende da venti anni la possibilità di riscattare la propria casa, e innescare questo circuito virtuoso. Noi non scappiamo dall’edilizia popolare : ne siano certi i cittadini.

Quali sono gli altri aspetti sui quali Ater e Regione Lazio potranno collaborare per venire incontro alle istanze dei cittadini?

Dobbiamo creare insieme le condizioni per rivitalizzare i quartieri popolari. Ne cito solo 3 per esempio: Il Trullo, Primavalle, San Basilio. Esistono locali dimessi e saracinesche abbassate da decenni e negozianti e artigiani, messi in difficoltà dall’aumentare dei fitti, che rischiano di chiudere. La Regione si è fatta, sulla spinta della commissione consiliare che ho l’onore di presiedere, promotrice di due norme importanti: la prima ridurre il canone di affitto a commercianti e artigiani per spingerli a rimanere e non lasciare il passo al solito anonimo proliferare di supermercati; la seconda per favorire l’assegnazione a canone ridottissimo a gruppi di giovani, associazioni di quartiere, Onlus, dei locali abbandonati con l’obiettivo di far vivere i quartieri. Da parte nostra abbiamo introdotto , ed e’ una grande novità, il contratto di servizio tra Regione e Ater con il quale diamo all’azienda le risorse che vengono a mancare con questi salutari riduzioni. Quartieri vivibili significa quartieri sicuri, una città migliore. Per questo obiettivo noi lavoriamo.


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