Gli artigiani consegnano simbolicamente le chiavi dei loro stessi negozi

Un segnale deciso lanciato dalla piazza capitolina da parte degli imprenditori della CNA
di Valentina Rifici Silvestri - 23 Novembre 2011

Appena lunedì scorso il Presidente di Confesercenti Roma, Valter Giammaria, ha affermato di voler “dare un impulso positivo e rilanciare la Città Eterna ‘città dello shopping e del turismo’ attraverso azioni concrete per contrastare gli effetti di una crisi reale e profonda.” Il 2010, infatti, è stato un anno “con un saldo totale negativo di oltre 2000 imprese e sono oltre 9300 le attività che, sempre nel 2010, sono state costrette alla chiusura. Il 2011 fa registrare un andamento altrettanto negativo – continua Gianmaria. A conferma di dati già significativi, gli imprenditori della Cna (Confederazione nazionale degli artigiani) di Roma e del Lazio, lunedì nel corso della manifestazione “Le voci della crisi” hanno riconsegnato simbolicamente le chiavi dei loro laboratori, officine, fabbriche e negozi a Piazza Farnese.

Un segnale forte, lanciato da persone che, comunque, non mollano: “nonostante solo a Roma chiudano i battenti sette negozi ogni giorno” – riferisce il presidente della Cna di Roma, Erino Colombi (qui una nostra intervista al Presidente del Cna).
Circa 3mila, secondo gli organizzatori della manifestazione, le persone presenti in piazza il 21 novembre. Una platea silenziosa che ha ascoltato con attenzione gli interventi degli imprenditori saliti sul palco per riferire le problematiche dei singoli settori, ma anche per avanzare delle proposte per combattere la crisi e rilanciare la crescita.

In una teca trasparente, al centro della piazza, hanno inserito le chiavi delle proprie aziende per chiedere crescita, sviluppo e riduzione della tassazione.  Lo slogan: "Se non riparto io, l’Italia non riparte".

“Gli imprenditori, di solito, non scendono in piazza! Questa – afferma convinto il direttore della Cna di Roma, Lorenzo Tagliavanti – è la prima volta che la Cna propone una cosa del genere ed è la prova della criticità della situazione attuale. Il 2011 è stato un anno duro, ma il 2012 sarà ancora più duro. ”Come affermano alcuni imprenditori in piazza: “è vero, il 2012 fa più paura del 2011 ma questo mestiere lo abbiamo nel sangue, perciò andiamo avanti”.


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