I segreti di San Nicola in Carcere

Svelati nella visita guidata del corso di archeologia presso il Centro Culturale Lepetit alla scoperta di una Roma diversa ma ugualmente affascinante
Olga Di Cagno - 6 Dicembre 2019

A conclusione delle quattro lezioni in aula seguite all’interno del corso di archeologia presso il Centro Culturale Lepetit organizzato e gestito insieme da l’Associazione l’Incontro ed Omnia Urbes si è svolta nei mesi appena passati la tradizionale visita guidata presso uno dei numerosi monumenti visti durante gli incontri.

Se ne vuole parlare in questi giorni perché è in questi giorni che ricorre la festività di un santo particolarmente caro ai bimbi di tutto il mondo ed ai baresi che in tutto il mondo sono sparsi (e chi scrive appartiene nel proprio cuore ai primi, nelle proprie origini ai secondi): San Nicola da Mira, conosciuto anche come San Nicola di Bari (ne è il vescovo protettore), Santa Claus, Babbo Natale.

Il 6 dicembre, appunto ricorre la festività di San Nicola, vescovo di una lontana provincia, proveniente da una terra lontana e martoriata oggi come più di mille anni fa (la città di Mira, vicina alla moderna Demre, è in Turchia, lungo la sua costa meridionale).

Appartenente al Rione Sant’Angelo, nel core de Roma, la basilica minore (e come sempre parlare di “minore” in Roma assume sempre accezioni imperiali e “romane”) di San Nicola in carcere appunto.

Il Rione Sant’Angelo, con le sue meraviglie ed i suoi tesori, ma anche con la sua drammatica storia antica e recente (dai più, infatti, questo antico rione romano è conosciuto come Il Ghetto) ha fatto da filo conduttore agli ultimi incontri.

Una chiesa vista distrattamente da molti, ma realmente conosciuta da pochi San Nicola in carcere rappresenta la possibilità di esplorare la storia antica e moderna semplicemente entrando dentro la chiesa e, una volta usciti, percorrendo poche centinaia di metri appena fuori di essa.

Le alture del Campidoglio, la piana (un tempo paludosa) del Velabro, il Teatro di Marcello, immersa in uno scenario così potente una chiesa, una basilica sorta sopra e dentro i resti di un importante ed antichissimo tempio romano, all’interno di un’area sacra e di grande sviluppo commerciale frequentata fina dagli albori della storia romana, dedicata ad uno dei santi più internazionali e conosciuti nel mondo cristiano (e non solo cattolico), San Nicola, depositaria di alcune opere di livello mondiale e con una facciata rielaborata da uno tra i più grandi maestri del barocco, Giacomo Della Porta, è annoverata semplicemente tra le cosiddette basiliche minori.

Eppure, San Nicola in carcere custodisce al suo interno, o per meglio dire, al di sotto del suo interno, ricordi e frammenti di quella Roma ormai comparsa da secoli che solo coloro che hanno la fortuna e l’audacia di ritrovare possono ancora ammirare.

Omnia Urbes e l’associazione L’Incontro, che continuano a promuovere valorizzazione attraverso corsi, visite guidate, seminari tematici per la visita a Sa Nicola in Carcere hanno avuto la fortuna di incontrare un’altra importante realtà associativa romana i Sotterranei di Roma.

Grazie a loro i partecipanti al corso di archeologia sono potuti scendere al di sotto del pavimento della basilica ed ammirare, toccare, entrare fin dentro il cuor dei templi che ben prima della basilica cristiana erano stati edificati.

Poche colonne laterali, ancora oggi visibili sulla parete sinistra della chiesa sono ciò che rimane del cosiddetto Tempio meridionale, in stile dorico, forse dedicato alla Speranza.

Esattamente sotto la chiesa moderna si possono ammirare gli imponenti resti di un maestoso tempio, in ordine ionico, dedicato alla regina degli dei, Giunone, nella sua veste di Sospita, ovvero protettrice delle nascite.

L’ultimo costruito posto nella parte settentrionale, ovvero nella parte della chiesa, anticamente era sistemato nel Foro Holitorium, il mercato della verdura. Probabilmente il tempio era dedicato a Giano, il quale dalle fonti risulta “iuxta Theatrum Marcelli” (presso il Teatro di Marcello).

Riadattate le antiche vestigia romane alle nuove esigenze di una città in totale e continuo cambiamento, la chiesa di san Nicola in carcere può essere annoverata come una tra le prime diaconie presenti nel territorio romano, ovvero un luogo di culto dove si aveva cura dei poveri e dei pellegrini, anche grazie alla sua dislocazione topografica, lungo le rive del fiume, a ridosso di importanti aree commerciali e di mercato, poco distante del cuore politico dell’Urbe.

Una piccola nota folkloristica, il giorno della festa del santo, il 6 dicembre, venivano offerti a fedeli, pellegrini e quanti si fossero affacciati dentro la chiesa (chissà se tutti fedeli o pellegrini) i cosiddetti pani di San Nicola. Giuseppe Guoacchino Belli, per sottolineare la proverbiale “tirchieria” dei fornai romani compose un sonetto (edito nella raccolta Le gabelle del 1983):

Bbasta, o ccorpa der forno, o dde la mola, / er fatto ste cche la pagggnotta ar forno / sce la danno ppiù ppiccola oggiggiorno / de cuelle de San Biascio e Ssan Nicola.

 

 

 


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