Il governo Berlusconi pronto a varare il Piano Casa. Ma piovono le critiche

Il Premier dopo lo stop delle Regioni: “C’è in giro un’aspettativa fantastica”. La replica del WWF “Un attentato al Belpaese senza precedenti”
di Gianluca Parisi - 27 Marzo 2009
Dopo la compatta frenata delle Regioni, slitta momentaneamente il piano casa voluto dal Cavaliere, con Palazzo Chigi che apre un tavolo tecnico per arrivare in tempi brevi ad un nuovo testo. Il risultato più concreto sembra, finora, la riproposta del piano casa originario del governo, quello già annunciato da Berlusconi per l’edilizia residenziale agevolata. I fondi dello Stato, 500 milioni, sono tornati ieri sul tavolo. Dando soddisfazione a molti governatori delle Regioni rosse che reclamano per chi non ha la casa la stessa attenzione che il governo riserva ai proprietari. “Non c’è nessuna frenata – replica il Premier – stiamo discutendo lo strumento ma alla fine decidiamo noi. Le Regioni non si possono sottrarre perché sul piano casa in giro c’è un’aspettativa fantastica”. Tornando all’oggetto del contendere, ecco qualche dato su cui riflettere: saranno previsti ampliamenti del 20% per tutti gli immobili realizzati, anche in sanatoria, entro il 31 dicembre 2008. Le unità abitative potranno essere ampliate sino a 300 metri cubi, le altezze dei fabbricati potranno essere aumentate sino a 4 metri oltre quelle previste dagli strumenti urbanistici vigenti. Sono ammessi i cambi di destinazione d’uso. In caso di abbattimento e ricostruzione gli edifici residenziali potranno aumentare del 35%, mentre per quelli commerciali addirittura può aumentare del 35% la superficie occupata; queste ipotesi sono possibili solo in caso di adozione di tecniche di bioedilizia o l’adozione di energie rinnovabili, ma il decreto non stabilisce nessun indice di efficienza energetica e addirittura rende possibile tali incrementi di volume anche solo al fine del “risparmio delle risorse idriche e potabili”. Vengono fatte salve le zone inedificabili, ma con l’esclusione delle sole zone A gli aumenti di volume e di superficie occupata potranno essere realizzati anche nei parchi. Gli interventi non sono soggetti a concessione edilizia ma a semplice DIA (Denuncia Inizio Attività) e tutte le procedure di controllo vengono fatte attraverso autocertificazione. Il Governo è andato ben oltre il 20% di cubature aggiuntive e non si è limitato alle sole aree metropolitane consolidate. Sono investite tutte le aree protette, le zone paesaggistiche, saltano gli indici di edificabilità fissati dai Comuni, non ci sono previsioni per gli standard di verde pubblico. Dietro l’angolo un’agevolazione per gli imprenditori che potranno aumentare i capannoni del 35% ed ogni tipo di immobile industriale o commerciale. A rischio anche la promessa di condizionare gli abbattimenti e le ricostruzioni al miglioramento ambientale: senza indici di efficienza energetica non esiste controllo e, inoltre, il testo prevede come alternativa la possibilità del risparmio idrico, come dire che basta mettere il recupero delle acque piovane e i rubinetti di nuova generazione per costruire il 35% in più. “Quanto si sta facendo non risponde in alcun modo ad un interesse pubblico, ma ad una sommatoria di interessi privati – ha dichiarato Gaetano Benedetto, co-direttore del WWF Italia – E’ talmente clamoroso il tutto che sembra un tardivo scherzo di carnevale, o un pesce d’aprile anticipato. La speranza è CHE qualcuno si renda conto, che il Parlamento, le Regioni, la Corte Costituzionale, ma soprattutto il mondo della cultura, delle università, delle Associazioni, prendano coscienza che mai, davvero mai, il Bel Paese aveva ricevuto un simile attacco”.

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