Il lunedì parrucchiere a Rebibbia

Il progetto “Roma dentro” vuole riaffrancare le detenute alla femminilità
di Sabina Cuccaro - 10 Marzo 2009

Foto tratta dal sito www.garantedetenutilazio.it

Non rinunciare alla propria femminilità anche se si è dietro le sbarre, anche se “farsi bella” in carcere può avere poco senso. È questo lo scopo del progetto “Roma dentro” presentato ieri dall’Associazione Ora d’aria al Complesso femminile del carcere di Rebibbia.

«Maternità negata, affettività negata, sessualità negata. Gli accessori, importanti frammenti di femminilità rinchiusi all’Ufficio valori. Mi sarei più sentita donna in carcere?», così una giovane detenuta racconta il suo primo giorno a Rebibbia. Le fa eco Carmen Bertolazzi, responsabile del progetto: «Il carcere è da sempre un luogo maschile in cui le donne entrano per redimersi, perché peccatrici. Quindi non hanno diritto ad una propria identità e tantomeno femminilità».

Però, le cose adesso potrebbero cambiare grazie al “Regolamento interno per gli istituti e le sezioni femminili” che ha lo scopo di tutelare la specificità dell’identità femminile nelle carceri. È possibile, adesso, arredare la cella con oggetti personali e conservare (a determinate condizioni) materiale di valore affettivo, compresa la bigiotteria, finora proibita.
Le novità più interessanti, però, riguardano gli oggetti per la cura e l’igiene personale. Sono permessi shampoo coloranti, il depilatore elettrico autoalimentato, una forbice a punta arrotondate per la manicure, insomma, tutti quei prodotti di bellezza di cui una donna non può fare a meno.
Idem per il parrucchiere: nelle sezioni femminili si prevedeva solo il barbiere, adesso ogni lunedì ci si può dare un’aggiustata ai capelli (a carico dell’Istituto).
E a spese dell’Amministrazione sono anche gli assorbenti: finora era concesso solo un pacco, se non bastava era la detenuta a dover arrangiarsi.

Un altro cambiamento è rappresentato dall’annosa questione degli specchi, proibiti perché “pericolosi”. Ora potranno essere introdotti specchi infrangibili sul lavabo e altri di grandezza tale da ritrarre l’intera persona negli spazi di socialità.

Il Regolamento pone un accento rilevante anche sulla questione salute, soprattutto nel campo della prevenzione. Sono previsti, infatti, «consultori e la possibilità di fare pap-test, mammografie e altre analisi necessarie per le donne nelle diverse fasi d’età».

Infine, viene introdotto un principio importante per le sezioni femminili in cui spesso sono carenti (se non assenti) iniziative a carattere scolastico e formativo: «D’ora in poi si potranno organizzare aule miste, fra donne e uomini dello stesso istituto. Questo per garantire, quando i numeri e le opportunità proposte non lo permettano, pari diritti nell’accedere alla scolarizzazione e alla formazione», spiega Nanda Roscioli, responsabile della sezione detenzione femminile dell’ufficio Trattamento Intramurario della Direzione generale
Detenuti e Trattamento, sottolineando come questa possibilità rappresenti una novità per l’Italia, ma non per il resto d’Europa in cui negli istituti penitenziari esistono da tempo momenti comuni di socialità.

Da Libero del 10 marzo

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