

Offensiva di Fratelli d'Italia sulle strutture per senza dimora di Termini e Ostiense. Funari: "Prima d'inverno c'erano solo le stazioni aperte"
È scontro aperto nella Capitale sulla gestione dell’emarginazione sociale e sul modello d’assistenza destinato ai senza fissa dimora. Attorno al perimetro delle quattro tensostrutture allestite nei nodi strategici della città — tra le stazioni di Termini, Tiburtina, Ostiense e l’area del San Camillo — si consuma uno strappo frontale tra i parlamentari romani della maggioranza di governo e la giunta guidata da Roberto Gualtieri.
Dopo le denunce social dei giorni scorsi su presunti episodi di degrado e insicurezza all’interno dei presidi, i deputati Marco Perissa e Federico Mollicone sono tornati ad attaccare la scelta strutturale del Campidoglio. Al centro delle polemiche vi è la concentrazione di teli e strutture ad alta densità di marginalità nei piazzali ferroviari, con conseguenti ricadute sull’ordine pubblico e la sicurezza dei viaggiatori.
Perissa e Mollicone sottolineano come la spesa di 1.600 euro al mese a posto letto rappresenti “uno spreco di spesa corrente a fondo perduto“, criticando al contempo i requisiti di bando che avrebbero escluso le piccole e medie imprese del terzo settore locale a favore di pochi grandi consorzi.
A difesa dell’operato del Campidoglio è scesa in campo l’assessora alle Politiche Sociali, Barbara Funari, documentando l’attività svolta all’interno dei moduli d’accoglienza per spiegare il cambio di passo impresso rispetto al passato:
«Prima, durante i mesi invernali, per chi viveva in strada l’unica alternativa erano le stazioni della metropolitana lasciate aperte di notte — ha evidenziato Funari —. Oggi offriamo un servizio continuativo con operatori qualificati H24, assistenza sanitaria sul posto e la possibilità di non separarsi dai propri animali o dai propri familiari».
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