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Impronte digitali per i rom: no di Cassazione ed Europarlamento

L'Europa si oppone alla discriminazione fondata sulla razza. Silvia Costa: "soddisfazione per la risoluzione"

Continuano ad arrivare no e censure alla raccolta delle impronte digitali dei bambini nomadi. Mentre la Cassazione dichiara illegittima la discriminazione dei nomadi in quanto tali, la risoluzione sulle impronte ai nomadi, presentata da Pse, Verdi, Liberaldemocratici e Sinistra europea è passata all’europarlamento con 336 sì, 220 no e 77 astenuti.

L’europarlamento ha approvato un emendamento al testo della risoluzione col quale si esortano le autorità italiane "ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori e dall’utilizzare le impronte digitali già raccolte, in attesa dell’imminente valutazione delle misure previste, annunciata dalla Commissione, in quanto questo costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica".

L’Assessore all’Istruzione, diritto allo studio e formazione della Regione Lazio, Silvia Costa ha rilasciato a riguardo la seguente dichiarazione:  “Esprimo soddisfazione per la risoluzione e per la decisione della Cassazione. Pronunciamenti autorevoli, che confermano il diniego, espresso da tanta parte della società civile, delle istituzioni e della politica, a questa grave forma di intolleranza razziale. E’ deplorevole che l’immagine dell’Italia sia stata offuscata da un tentativo di “schedatura” di bambini che richiama azioni di un passato ancora troppo vicino ed impresso nella memoria e nella coscienza di tutti noi. E’ importante, invece, che il Governo – come ho chiesto ieri, insieme agli altri Assessori regionali all’Istruzione, al Ministro Gelmini – si impegni anche finanziariamente a dare segnali di una vera volontà di ampliare gli interventi delle Regioni, degli enti locali e delle scuole, per sostenere l’inserimento dei bambini immigrati e di quelli nomadi, che sono titolari di un diritto sancito non solo dalla nostra Costituzione, ma anche dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. In tal senso intendo lavorare come Assessore regionale all’Istruzione, in collaborazione con le altre istituzioni e le associazioni di settore.”

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