

Al centro della protesta c’è la natura stessa del sito prescelto: Santa Palomba, infatti, ospita già quattro impianti a rischio incidente
Roma ha ufficialmente un aggiudicatario per la realizzazione del termovalorizzatore di Santa Palomba, un’opera strategica per il Giubileo del 2025 e per il futuro del ciclo dei rifiuti della Capitale.
Una notizia che il sindaco Roberto Gualtieri, anche commissario straordinario per il Giubileo, attendeva con impazienza e che ora accoglie come una svolta attesa da anni.
Ma se da una parte il Campidoglio esulta, dall’altra cresce il dissenso. A guidare la protesta è l’Unione dei comitati contro l’inceneritore, che denuncia pubblicamente l’acquisto, da parte di Ama, di un terreno considerato “inidoneo” per la costruzione dell’impianto.
“Gualtieri ha speso sette milioni e mezzo dei romani per un’area dove l’inceneritore non si può fare”, accusano in una nota, ricordando anche le iniziative già portate avanti sul fronte europeo. Non a caso, la petizione indirizzata a Bruxelles ha già spinto la presidente della commissione competente a richiedere chiarimenti formali al sindaco.
Al centro della battaglia dei comitati c’è la natura stessa del sito prescelto: Santa Palomba, infatti, ospita già quattro impianti a rischio di incidente rilevante, su un totale di diciannove presenti nel Lazio.
Una concentrazione definita “pericolosa” dai cittadini organizzati, che ora mirano a far dichiarare l’intera area come “zona a elevato rischio di crisi ambientale”, appellandosi alla legge regionale 13 del 2019.

Il prossimo passo sarà consegnare una proposta formale in tal senso alla sindaca di Pomezia, Veronica Felici. L’iniziativa, prevista per il 10 maggio, avverrà durante la presentazione pubblica del libro “L’inceneritore di Roma, una scelta sbagliata”.
Se Pomezia dovesse fare propria la proposta dei comitati, si affiancherebbe ad Albano Laziale nel richiedere ufficialmente alla Regione Lazio il riconoscimento della criticità ambientale del sito.
La decisione finale spetterà quindi all’ente guidato da Francesco Rocca. Un recente tentativo del centrodestra di trasferire al commissario straordinario anche questa prerogativa è infatti fallito: l’emendamento che lo avrebbe consentito è stato ritirato il 16 aprile. Per il momento, dunque, resta nelle mani della Regione il potere di bloccare – o meno – la costruzione dell’impianto.
Nel frattempo, il clima resta teso. Tra promesse di modernizzazione e accuse di disastro ambientale annunciato, il termovalorizzatore di Roma si conferma non solo una grande opera, ma anche un simbolo divisivo. E il braccio di ferro tra istituzioni e comitati è tutt’altro che concluso.
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