

Nell'incontro del 15 febbraio alla libreria Rinascita si è discusso del "senso del luogo nell’XI municipio"
Dallo scorso settembre accanto alla Basilica di San Paolo sta prendendo forma, potendo eludere leggi urbanistiche, regolamenti comunali e autorizzazioni delle Asl, un nuovo centro sanitario collegato all’Ospedale Bambino Gesù, oltre 3.000 metri quadrati che ospiteranno ambulatori, un centro di ricerche, un centro congressi e un nuovo centro di alta formazione a livello internazionale. A questa situazione, che è ormai storia e in quanto tale invariabile, se ne aggiunge una nuova e forse per questo ancora modificabile: il progetto I-60 di Grotta Perfetta.
Purtroppo neppure qui i ritrovamenti di una villa romana con necropoli databile tra il IV secolo a.C. e l’età di Traiano, di mausolei e di una strada in basolato in ottime condizioni, sono riusciti a bloccare la realizzazione di un progetto edilizio di ben 400mila metri cubi con palazzi di otto piani, alberghi e l’ennesimo centro commerciale della zona.
Questi i casi presi in analisi il 15 febbraio alla Conferenza presso la libreria Rinascita Ostiense nell’XI municipio: "emergenza archeologia – il caso della Basilica di San Paolo e di Grotta Perfetta".
Un incontro con la cittadinanza, la stampa e le istituzioni moderato da Angela Camuso, giornalista de L’Unità al quale sono intervenuti Allan Ceen, professore di Storia dell’Urbanistica; Giorgio Muratore, professore di Storia dell’Architettura Contemporanea, Renato Nicolini, Architetto; Mariarosa Patti, Archeologa.
Della Basilica di San Paolo ultimamente se n’è sentito molto parlare. La seconda basilica papale di Roma dopo San Pietro per grandezza, pur trovandosi in territorio della Repubblica Italiana sottostà alle norme dei Patti Lateranensi e gode del principio dell’extraterritorialità della Santa Sede. Questi i motivi per i quali i lavori di edilizia non sono vincolati alle leggi dello Stato italiano, ai relativi permessi e alle necessarie segnalazioni e per i quali alla Polizia Municipale non è permesso l’ingresso.
Ma tutto è regolare. Il diritto internazionale, al quale la zona è soggetta, consente infatti la trasformazione delle strutture preesistenti nel rispetto delle norme e dei vincoli paesaggistici e urbanistici dello Stato italiano.
Poco importa che il luogo è nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco dal 1980 e che nella zona siano state rinvenute importanti testimonianze archeologiche, entro il 2012 sarà comunque terminato il poliambulatorio con le sue nuove sale di chirurgia andrologica, endoscopica, digestiva e neonatale, di neurologia infantile, oculistica, psicologia e neuropsichiatria infantile. Un investimento di ben 35 milioni di euro.
É pur vero che “la presenza di una struttura ospedaliera non può che giovare al Municipio” come sostiene il Presidente Andrea Catarci presente all’incontro, ma queste azioni contrastano pesantemente con l’interesse e con gli equilibri di "un quartiere già densamente popolato e vissuto come San Paolo”.
Ma se il caso di San Paolo è ormai considerato “una battaglia persa” non è ancor tutto detto per l’edificazione del nuovo quartiere I-60.
Il progetto prevede la realizzazione di una superficie di circa 125.000 mq, di cui 87.500 residenziali e 37.500 commerciali. Oltre venti edifici, dai sei agli otto piani, due alberghi e un centro commerciale, una possibilità di utenza dai 5000 agli 8000 abitanti, solamente 3500 posti auto e nessuna previsione di miglioramento per la mobilità pubblica.
L’ennesima colata di cemento, un nuovo scempio per la zona e un vero e proprio “attentato alla salute” per Renato Nicolini.
Urgente diventa quindi, per l’archologo responsabile degli scavi Maria Rosa Patti, “una riflessione sia riguardo la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico, sia riguardo l’impatto ambientale e umano che l’espansione edilizia ha sulle città.”
La riconquista del senso del luogo, non da considerare come una dimensione astratta, lontana, non esclusivamente un investimento turistico ma la nostra casa, lo spazio in cui abitiamo con la sua particolare e unica fisionomia, un palinsesto di cultura e tradizioni ambientali, di storia. La memoria che lasciamo ai posteri, e per questo preziosa e inalienabile.
Necessaria risulta perciò la riappropriazione di questi spazi, la consapevolezza da parte della comunità che la vita e la salute sono indissolubilmente legate ai luoghi in cui viviamo.
In questa direzione qualcosa inizia finalmente a muoversi. I cittadini della zona, preoccupati dalla cementificazione e dalla latitanza dell’interesse politico, portano avanti una battaglia per la valorizzazione del territorio contro la speculazione edilizia, alzando la voce e dando vita a un coordinamento (http://www.stop-i60.org).
Quali sono quindi le possibilità per contrastare la pianificazione sfrenata e senza controllo alla quale assistiamo? La strada giuridica da intraprendere si presenta in salita per il cittadino, ma Nicolini suggerisce come ultima possibilità degli abitanti della città “sull’orlo di un vulcano” la protesta, la manifestazione, l’occupazione simbolica dell’area e sollecita una, anche piacevole, scampagnata da organizzare per il 21 aprile. Per una rinascita di Roma.
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