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“Trilogia della periferia e delle anime sospese” di Marco Lodoli

Giovedi 29 ottobre a Tor Tre Teste

Non conosco  quali fossero le intenzioni dell’autore quando ha scritto questi tre libri, anche se nella pagina finale del “Preside” lo scrittore Marco Lodoli afferma che “il libro conclude un ciclo di dodici romanzi iniziato nel 1989 con i fannulloni.

Ma per chi come me ha vissuto a pochi metri dal liceo di via Olina a Torre Maura o passa davanti al civico 31 di via delle Allodole o ancora si ferma magari a pregare nella Chiesa di Tor Tre Teste durante le passeggiate al parco, Il Preside (2020), Tanto poco (2021) e Solo un giorno (2023) appaiono spontaneamente come un unico grande romanzo.

Nei tre romanzi  la scuola è come lo specchio dell’esistenza, la periferia di Roma come scenario del sacro e del quotidiano, e poi una galassia di personaggi invisibili legati da una profonda fratellanza.

Il filo che annoda le tre storie è probabilmente una certa resistenza poetica: personaggi apparentemente sconfitti che cercano un senso, una scappatoia o un lampo di bellezza all’interno di esistenze modeste.

Una  mappa geografica e sentimentale che parte dalla  Collina di Via Olina a Torre Maura e finisce  a Centocelle.

Al centro di questa trilogia c’è la Roma di Marco Lodoli: non la capitale dei monumenti, ma quella strisciante, percorsa a bordo di un autobus affollato o sulla sella di un motorino. Il motorino è il mezzo della giovinezza e della fuga; l’autobus è il luogo della vicinanza forzata tra sconosciuti, della traversata quotidiana verso un destino incerto  È la Roma dei nostri popolosi quartieri, dove la scuola diventa un faro puntato su una “città che non  riconosco più“, un territorio di confine tra il cemento e il cielo, una metropoli sfilacciata, mutata rapida nei volti e nelle forme, traversata dalla solitudine

La scuola non è uno sfondo astratto, ma un luogo di osservazione sulla vita. È il luogo da cui si guarda la città che cambia, il luogo dove sorge il Liceo di via Giuseppe Olina, in cui Marco Lodoli ha insegnato per decenni.

 Le coppie e i personaggi: affratellati tra disgrazie e sogni

In questo scenario si muovono le creature di Lodoli. Personaggi affratellati non dal sangue, ma dalle disgrazie e dai sogni: In tutti e tre i libri, le solitudini non restano mai del tutto isolate: cercano un’altra solitudine con cui fare specchio. Nascono così coppie bizzarre, storte, ma legate da un’affinità profonda:

Scipione e Cecilia (Solo un giorno): È Il legame tra chi tenta di proteggere l’innocenza e chi incarna una fragilità assoluta, in una giornata-mondo che riassume un’intera vita.

Il Preside e l’Ispettore/Commissario (Il Preside): Il confronto tragico e grottesco di un uomo arrivato al limite della sua carriera e della sua lucidità, tra le mura di una scuola che sembra un forte bastionato contro il caos esterno.

Matteo e la bidella (Tanto poco): L’insegnante idealista e l’umile figura scolastica,  la bidella,  legata ad  un sentimento pudico e struggente Un amore trattenuto, fatto di sguardi, gesti minimi e silenzi, dove il “tanto poco” diventa l’unica forma di redenzione possibile.

Sono figure minime che chiedono solo un momento di grazia. Lodoli ci dimostra che anche nella periferia più dimenticata, basta un’intuizione, una parola o un incontro per salvare una vita intera.

È una Trilogia di Anime e di Cose: L’animismo delle cose e il dolore del mondo

In questo grande romanzo in tre atti, la sensibilità di Lodoli si spinge oltre i personaggi: arriva agli oggetti quotidiani. È Scipione in Solo un giorno a dare voce a questo sentimento quando riflette sulla sofferenza diffusa attorno a noi:

«A me sembra che anche le cose a volte soffrano.»

Nelle pagine di Lodoli le fermate dell’autobus, i banchi graffiati, le finestre di via delle Allodole e i fogli protocollo si animano di una propria malinconia. Gli oggetti diventano testimoni muti e partecipi delle disgrazie e dei sogni di chi li circonda. Ancora Scipione “…io non ho quasi niente da dire perché mi sono tenuto sempre lontano dalla vita. Tra poco avrò trent’anni, ma è come se ne avessi la metà, perché non ho mai combinato nulla di buono o di cattivo. Ho sognato il mondo perché non lo conosco, mi sembra che tutto può procedere anche senza di me e senza chiunque, che tutti i desideri sono un unico disperato desiderio , la voglia di esistere e di essere amati.”

Il fallimento dell’idealismo: la resa del Preside

Se la scuola è il cuore pulsante del libro, il ruolo di chi la guida si scontra drammaticamente con la realtà. Ne Il Preside, il protagonista incarna l’amarezza di un modello pedagogico che non trova più spazio nella “città che non si riconosce”. La spietata battuta rivolta al Preside riassume il nodo centrale del libro:

«Lei è un guaio vivente, caro preside, come tutti i malati di idealismo. Evidentemente non ha afferrato qual è la funzione della scuola.»

L’idealismo viene visto dalle istituzioni come una patologia, un ostacolo, mentre per Lodoli è l’ultima forma di resistenza umana dentro una periferia abbandonata.

La grazia del “Tanto poco”: La bidella e la sua devozione

C’è poi un’immagine romantica, purissima e struggente che unisce il mondo della scuola a quello domestico. È il ritratto della bidella in Tanto poco, innamorata in silenzio del professor Matteo. Nel buio del suo appartamento, la donna compie un gesto d’amore d’altri tempi, un atto di devozione verso l’intelletto e verso l’uomo amato:

«A casa mi sedevo al tavolino della cucina e provavo a svolgere quei temi, in brutta e poi in bella su fogli protocollo.»

È in questo gesto minimo, svolto nel silenzio della periferia, che si condensa tutto il senso della trilogia: il bisogno disperato di bellezza, di riscatto e di contatto umano che unisce tutti i personaggi.

Mi piace sottolineare come nel libro “Solo un giorno” ho letto la descrizione forse più bella e romantica della mia università “Sapienza”. Soprattutto in quei giorni dove si svolgono le tesi.

Un’immagine di umanità, di felicità, di emozioni racchiusi in un tempo cosi breve. Lodoli descrive così quei momenti “Molti studenti camminano verso i parallelepipedi delle facoltà, a testa bassa o guardando il cielo, con i passi trascinati di chi poco fa stava a letto…. Però oggi alcuni sono vestiti da uomini, hanno giacche e cravatte, le donne tailleur e borsette, vanno a laurearsi con passi decisi e conclusivi. Le tesi si discutono nell’aula ad anfiteatro che sta al primo piano della facoltà. Nell’atrio davanti alla porta chiusa aspettano gli studenti, circondati dalle loro famiglie, una folla eccitata, un concerto di voci paesane. Ogni laureando ha il suo coro, gole sfiatate dall’emozione” 

In ultimo segnalo come in tutti e tre i libri ad un certo punto del racconto appare una poesia. 

In “Un solo giorno” dice Scipione a Cecilia è una poesia di un vecchio professore di lettere, un uomo solo che scriveva di continuo poesie, centinaia e centinaia…le leggeva alla fine della lezione ma a nessuno importava . Ma una mi è rimasta nella memoria, è un sonetto e parla di una corriera.

L’altra è invece dell’alunno del Preside  assediato nella scuola che racconta al Commissario di avere   incontrato questo suo ex alunno sulla spiaggia che gli racconta:  “sei stato l’unico che a scuola mi ha portato a vedere più lontano, anche troppo lontano, dove non ci sono più difese : ora scrivo sonetti in romano  e li vendo sulla spiaggia” e gli regala un sonetto che Lodoli riporta a pag.79. In ultimo la poesia di “Tanto poco”, è la poesia che Matteo il professore chiede alla bidella di poter fotocopiare per leggerla in classe.  Lei prende il foglio “come fosse una cosa viva , che poteva volare via dalla mano”.

La poesia inzia così “Abbiamo nel cuore un solitario amore, nostra vita infinita, e negli occhi il cielo per nostro vario cammino”. Una poesia bellissima. 

Lodoli a Libri in periferia il 29 ottobre a Tor Tre Teste

PS: per l’editore Guanda è uscito a settembre  un libro di poesie di Lodoli dal titolo “Un uomo, un cane, una città”.

Lo scrittore sarà con noi a “Libri in Periferia” giovedi 29 ottobre ore 18 al Centro Culturale Lepetit, in via Lepetit 86. Per prenotarsi: [email protected]

Chi è Marco Lodoli

Marco Lodoli, scrittore, giornalista, è nato a Roma nel 1956. Laureato in Lettere, ha lavorato per molti anni come docente di lingua e letteratura italiana negli istituti superiori della periferia romana, un’esperienza che ha profondamente segnato la sua visione del mondo e la sua produzione letteraria.

E’ un autore di spicco della narrativa italiana contemporanea, con un’opera varia che spazia dalla prosa narrativa alla saggistica, sempre con un forte focus sulla condizione umana e sulla città. Con Una scrittura fluida, lirica, intima e immediata, capace di trasformare la realtà di tutti i giorni in una fiaba moderna. Lodoli è molto apprezzato in Francia dove sono stati tradoitti i suoi libri, a settembre di quest’anno il suo “Tanto poco” ha visto l’adattamento teatrale  a Parigi al Theatre del La Ville.

Oltre all’attività narrative e all’insegnamento, è una storica firma di quotidiani e riviste come  La Repubblica, su cui  ha curato  rubriche dedicate alla città di Roma e al mondo della scuola.

Tra i romanzi più noti: Diario di un millennio che fugge (1986)-  Premio Mondello opera prima, Snack Bar Budapest (1987, adattato al film di Tinto Brass), Trilogia I principianti:

I fannulloni (1990), Crampi (1992), Grande circo invalido (1993) Il vento (1996, Premio Grinzane Cavour), Sorella (2008), Italia (2010), Il rosso e il blu (2009), da cui è stato tratto il film di Giuseppe Piccioni (2012), Vapore (2013), Il fiume (2016), Paolina (2018), Il preside (2020), Tanto poco (2024) – Tra raccolte di racconti: Grande raccordo (1989), Cani e lupi (1995), I professori e altri professori (2003) – Ha anche scritto saggi e guide come:  Isole.

Guida vagabonda di Roma (2005) e Nuove isole (2014). – E Poesie: Un uomo innocuo (1978).  Un uomo, un cane, una città (2026), raccolta poetica recente. 

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