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La guerra e noi, per ricordare  

In un docufilm la storia del Sommergibile della Regia Marina “Medusa

Premessa, se 31 anni vi sembrano pochi…

Il 20 Marzo del 1994, a Mogadiscio (Somalia), venivano assassinati Ilaria Alpi, 32 anni, giornalista e inviata speciale del TG3 e Miran Hrovatin, 45 anni, Operatore di ripresa della stessa Rete televisiva pubblica, lei romana, lui triestino. Ilaria e Miran stavano lavorando a documentare il ritiro delle truppe statunitensi dalla Somalia, ma avevano, nel contempo, scoperto anche un traffico internazionale di armi e di rifiuti tossici che, con la copertura della missione umanitaria che era parallelamente in corso, avrebbe coinvolto anche Società italiane.

Dopo 31 anni (oggi) dal loro assassinio e una storia infinita di inchieste varie, tutte depistate; arresto e condanna di una persona innocente (riconosciuta tale dopo 16 anni di carcere) e Commissioni Parlamentari inconcludenti e fallimentari, ancora si attende che sia fatta chiarezza sui motivi di quelle morti, sui mandanti e sugli esecutori di quegli assassinii.

Un Film di guerra, quasi un Documentario del 1941. Cominciava il neorealismo cinematografico

La critica:

“Con stile austero e asciutto narra vicende con carattere corale, dove un gruppo di uomini lotta per la propria sopravvivenza in un contesto di estremo pericolo. Alcune sue produzioni spettacolari anticipano il neorealismo: in particolare Uomini sul fondo, i cui dati di stile saranno copiati in seguito da molti registi” (Giuseppe Rausa, giornalista, critico cinematografico e musicista)

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“Francesco De Robertis realizza ‘Uomini sul fondo’, un’opera considerata di grande rilievo poiché anticipatrice del neorealismo, sia per il taglio documentaristico della narrazione, sia per l’impiego di attori non professionisti.” (Roberto Poppi, critico cinematografico e Storico del Cinema)

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Il Film di cui avete letto un paio di autorevoli critiche si intitola “Uomini sul Fondo”, lo dirige nel 1941, per noi il secondo anno di guerra, Francesco De Robertis (1902-1959) un’Ufficiale della Marina Militare, in servizio presso il Centro Cinematografico di quel Ministero, in una co-produzione Scalera Film / Ministero della Marina Militare.

Ne scrivo qui perché il Film occupa un posto importante nella Cinematografia del nostro Paese. Infatti è da molti addetti ai lavori considerato l’iniziatore (per altri il precursore) del filone del neorealismo che generalmente si fa iniziare dal celeberrimo “Roma Città Aperta” (1944-1945), diretto da Roberto Rossellini e proseguire ancora con la ‘Trilogia sulla Guerra’, sempre, di Rossellini (“Sciuscià” e “Paisà”, entrambi del 1946 e “Germania Anno Zero”, del 1948) e poi con i Film di Vittorio De Sica, “Ladri di Biciclette” (1948)  e Miracolo a Milano (1951).

Mentre “Roma Città Aperta” è ancora oggi spesso utilizzato come “Documentario” dei 271 giorni dell’occupazione nazifascista di Roma (diversi suoi fotogrammi si trovano, infatti, inseriti nei Documentari storici su quel periodo) il Film di De Robertis – pur essendo nato come una pellicola da Sala Cinematografica – è girato con uno stile che lo avvicina molto al Documentario storico e anche i suoi fotogrammi sono spesso utilizzati per documentare la guerra sul mare e sotto di esso.

La genesi del Film

Il pugliese De Robertis, nella sua qualità di Direttore del “Centro Cinematografico“ presso il Ministero della Marina Militare, si specializza in storie marinare e, nel 1940, si vede affidare dal Centro il compito di realizzare un Film che abbia come protagonisti «gli ufficiali, i sottufficiali e l’equipaggio di un nostro sommergibile da grande crociera»: nasce così “Uomini sul Fondo”  (titolo della versione estesa “SOS103”) il primo dei Film della “Tetralogia militare”  sulla guerra che comprende “La nave bianca” (diretto nel 1941 da Roberto Rossellini) “Alfa Tau!”, diretto nel 1942 dallo stesso De Robertis e “Uomini E Cieli”, ancora del 1943 e ancora diretto dallo stesso De Robertis.

“Uomini sul Fondo” – di cui De Robertis cura la regia e scrive la sceneggiatura – è il secondo consecutivo di sei Film prodotti dalla Scalera Film. Roberto Rossellini  viene chiamato ad assistere De Robertis nella regia del Film considerato tra le ultime pellicole del Cinema di propaganda fascista.

Certo il film non è scevro da momenti diremmo così “propagandistici” dello ‘spirito patriottico’ così come era inteso dal fascismo al potere in quegli anni, ma mi pare fare un torto a De Robertis voler etichettare questo suo lavoro solo come un Film di mera propaganda.

E’ vero, la propaganda c’è ed è di tipo tranquillizzante. Sul punto così scrive Giuseppe Rausa: [riguardo la propaganda, il Film]  “svolge un ruolo non secondario, tanto  più  in quei primi mesi del 1941, dopo i disastri di Taranto (affondamento delle navi nel porto, novembre ’40), la fallimentare campagna di Grecia (iniziata precipitosamente il 28-10-40, con un esercito ancora impreparato), la perdita della Cirenaica (dicembre ’40) e di Mogadiscio (febbraio ’41), il bombardamento dal mare di Genova (febbraio ’41) e soprattutto la tragedia navale di Matapan (marzo ’41).

Il paese è smarrito: non solo in Libia l’esercito italiano perde posizioni nel confronto con gli inglesi, ma addirittura la piccola Grecia mette in ginocchio l’Italia, potenza europea e coloniale. Inizia da questi eventi il fatale e incontrovertibile distacco degli italiani dal regime fascista.”.

Ma se nel Film la propaganda c’è, così ne scrive Filippo Sacchi sul Corriere Della Sera: “Il primo lungometraggio d’ambiente marinaro appare come un’autentica rivelazione, anticipatrice del neorealismo, per il taglio documentaristico del racconto, che descrive con grande verismo uomini, ambienti e situazioni.

Merita un posto d’onore tra i predecessori del cinema “neorealistico” per la sobrietà del suo approccio semi documentaristico, la rinuncia alla retorica militare, il sagace impiego degli attori non professionisti – tutti marinai della Marina – l’uso espressivo del montaggio cui probabilmente non fu estranea la lezione del cinema sovietico muto e del documentarismo britannico degli anni ’30”.

Dopo questo primo Film, De Robertis firmerà altre sette pellicole. In questa occasione il regista conoscerà Mario Bava (1914-1980) – regista, direttore della fotografia, effettista e sceneggiatore italiano, considerato un maestro del cinema horror italiano e del thriller-giallo all’italiana – che dirigerà la fotografia di molti suoi Cortometraggi, e che lo considerava un Maestro.

Uomini sul Fondo” – La trama

Durante le manovre di esercitazione il sommergibile A103, in fase di emersione, entra in collisione con il piroscafo Ariel, costretto a cambiare rotta per evitare un banco di nebbia. L’impatto produce uno squarcio  nella fiancata del sottomarino che affonda. Fallisce il tentativo di far ripartire il sommergibile in quanto incagliato sul fondale. Utilizzando il cilindro di salvataggio alcuni uomini riescono a risalire in superficie e a segnalare la posizione esatta. Accorrono le navi di salvataggio Titano e Ciclope, il pontone di sollevamento Anteo e due idrovolanti.

Dopo alcune ore gran parte dell’equipaggio è stata tratta in salvo. Il comando militare prepara un piano per pompare aria nella parte allagata del sommergibile in modo da far uscire l’acqua che lo appesantisce e provare a disincagliarlo. Il comandante e i sette marinai Lanciani, Vennarini, Nelli, Ciacci, Leandri, Villosio e Giuma, nonostante la pressione atmosferica e il livello di anidride carbonica abbiano raggiunto livelli quasi insopportabili, decidono di rimanere a bordo per cercare di salvare l’imbarcazione. I palombari riescono a saldare lo squarcio, ma non riescono ad aprire la valvola per pompare aria all’interno.

Si potrebbe tentare di aprirla dall’interno, ma il locale idrovore è completamente invaso dal cloro e l’impresa sembra impossibile. Il marinaio Leandri decide di sua iniziativa di tentare. Riesce ad aprire la valvola e a far passare l’aria, ma la sua mano rimane bloccata sotto la leva e l’uomo muore intossicato dai fumi. Il suo sacrificio consente però al sommergibile di disincagliarsi e ripartire. Una volta emerso il sommergibile viene salutato festosamente, ma subito cala il silenzio quando la bandiera viene issata a mezz’asta per onorare lo spontaneo atto di eroismo del marinaio Leandri.

Il Film termina con la frase che segue: «Alla memoria degli equipaggi che più non riemersero dalle profondità del mare perché fosse nostro. Mare Nostro».

Qui è possibile vedere il Film completo: https://www.dailymotion.com/video/x2yl3ly

Dalla finzione cinematografica alla realtà

La storia del Sommergibile della Regia Marina “Medusa, ovvero storie di uomini sul fondo

“Il 30 gennaio 1942 silurato dal sommergibile inglese Thorn, [il Sommergibile di piccola crociera Medusa della Regia Marina Italiana, varato nell’Ottobre del 1932, Ndr.]  affondò al largo di Pola, nell’Adriatico. Gran parte dell’equipaggio morì nello scoppio.

Quattordici uomini rimasero vivi nella parte di poppa a 30 metri sul fondo. Navi, sommergibili e palombari vennero per salvarli. I marinai prigionieri attesero comunicando con i soccorritori in superficie attraverso il filo della boa telefonica. Il vento si alzò, cominciò a nevicare e i soccorsi furono sospesi. Morirono tutti.

Sessant’anni dopo Pietro Spirito, giornalista e scrittore, si fa esploratore di memorie. Vuole comprendere che cosa accadde e perché i marinai del “Medusa” non furono salvati. L’esploratore di memorie visita luoghi e archivi, incontra familiari, testimoni oculari ed esperti della guerra sottomarina, raccoglie le foto dell’equipaggio, si immerge nel punto dell’affondamento, visiona film d’epoca, accumula brandelli di memoria, immagina, come in un film d’animazione, i fatti accaduti in quei giorni. Compone i tasselli di questo puzzle emotivo.”

[E così nasce Medusa, il Docufilm che racconta quella storia, Ndr.].

“Medusa vuol essere un tipo particolare di Documentario. Non solo un’inchiesta su un fatto storico; non solo un susseguirsi di testimonianze e documenti in gran parte inediti. Il film si snoda fra tappe e registri talora discordanti, addirittura stridenti agli occhi dello storico di professione. Laddove memorie, fotografie e documenti non sono sufficienti a spiegare o evocano immagini ed emozioni, l’esploratore di memorie “ricostruisce mentalmente la scena” come un cartone animato.

Medusa narra di uomini in attesa di essere salvati, di altri che tentarono di riportarli sulla superficie del mare. Narra di armi e di siluri, di congegni di salvataggio che facevano cilecca, di archetipi, di destini e di morte.

Medusa compie un percorso emotivo. Racconta della memoria che svela ciò che si è nascosto anche a sé stessi. Del ricordo che si sfrangia e si trasforma, fino a diventare memoria della dimenticanza.”.

Scheda tecnica:

Montaggio: Mattia Petrullà
Animazioni: Francesco Vecchi con Alessia Cordini e Damien Gaillardon
Musiche: Enrico Sabena
Produzione esecutiva: Paolo De Paolis
Edizioni musicali: Warner Music Chappell Italia

(Fonte: http://www.fredovalla.it/medusa-storie-di-uomini-sul-fondo/)

 Qui il Documentario: https://youtu.be/nbU1ot_mBI8?t=15

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