La Quadriennale di Roma omaggia Lorenza Trucchi

Presentata a Villa Carpegna una raccolta di scritti su 50 anni di storia dell’arte
di Patrizia Miracco - 9 Luglio 2009

1- Lorenza Trucchi con Mario Ceroli. 2- Lorenza Trucchi con Renzo Vespignani. 3- Lorenza Trucchi con Federico Fellini, Renato Guttuso e Giacomo Manzù.

Una raccolta di 50 anni (dal 1957 al 2004) di scritti e recensioni d’arte di Lorenza Trucchi è stata presentata alla stampa l’8 luglio, a Villa Carpegna, sede della Quadriennale di Roma, da Marco Tonelli, critico d’arte, e Luca Massimo Barbero, direttore del Macro.

“Cinquant’anni d’arte italiana nelle cronache di Lorenza Trucchi” edito da Marsilio è il volume che la Quadriennale ha voluto dedicare alla giornalista che è stata sempre testimone fedele delle vicende artistiche del nostro Paese.

Sono 60 i testi dedicati a mostre personali o collettive, ma in particolare predominano scritti dedicati ad ogni singolo artista, la stessa Trucchi ammette che per lei è stato sempre forte il “bisogno di circostanziare e di valutare, più gli uomini che non le tendenze e le scuole: quel che in un’artista è un’idea che fa sangue, in una scuola scade spesso ad un facile schema che dissangua l’artista e l’arte”.

Gli scritti e le recensioni sono stati selezionati dalla Quadriennale tra le numerose pubblicazioni della giornalista su quotidiani, settimanali, riviste e cataloghi di esposizione, che ora ha deciso di donare progressivamente all’Archivio Biblioteca della Quadriennale.

Le parole della Trucchi contenute nel testo di apertura dell’antologia, Testimonianza, spiegano bene il suo modo di operare in un percorso storico-artistico così esteso: “Nella mia attività di cronista d’arte ho sempre cercato di occuparmi di quanto, di volta in volta, ritenevo importante senza discriminazioni di tendenza, il che spesso fu confuso con un facile eclettismo”. E’ interessante riscoprire questo mezzo secolo della nostra storia dell’arte con l’intrecciarsi di relazioni, passioni professionali e rapporti di stima, come è interessante la riflessione sul nodo arte-politica, sostituito poi da arte-mercato, che la Trucchi affronta sul Momento–sera del 12-13 novembre 1970: “C’è un tempo, un modo di fare cronaca e un modo di fare storia…C’è inoltre una grave incongruenza di fondo a voler storicizzare gli ultimi avvenimenti, il cui forse maggiore carattere e merito sta in una posizione nettamente eversiva, spesso a fondo utopistico, di per sé avversa a ogni sistematicità: un’arte che definirei gargantuesca, che presuppone ed anzi legittima anche nel critico un massimo diritto di opinione e di scelta ma non forse un pari diritto di sistematica catalogazione, del resto assai prematuro per eventi ancora in evoluzione, e, quindi, impossibili a bloccare e peggio a ibernare in un definitivo giudizio di merito”.


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